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sabato 31 gennaio 2009

MILANO - 2014 LA MILANO CHE CAMBIERA'

di Luca Molinari

Scenario futuribile della profonda trasformazione che, crisi globale permettendo, cambierà profondamente la città nell’arco di tempo che la separa dall’Expo.


Natale 2014. Il cielo sopra Milano è grigio e preannuncia neve. La città si sta preparando all’anno dell’Expo, i cantieri dei padiglioni sono avanzati, il traffico intenso, mentre una serie di nuove opere sono state da poco completate e vengono attraversate da gruppi di milanesi e turisti curiosi. Gli alberghi gemelli di Perrault alla Fiera, da tempo in funzione, sono circondati dal Centro direzionale Fieramilano disegnato dai 5+1 AA; sullo sfondo, guardando verso la città, il nuovo centro congressi di Bellini e le tre torri della vecchia Fiera hanno ormai conquistato il cielo, senza aver ancora conquistato il cuore dei milanesi. E continuando con la macchina lungo l’anello urbano più esterno si incrociano, una dopo l’altra, le grandi aree industriali trasformate, i veri cantieri architettonici di Milano: prima l’ex Alfa Romeo con gli edifici di Zucchi, Canali e Valle, quindi Maciachini, ex Carlo Erba, con il suo giardino centrale e, a corona, le architetture di Rota, Scandurra studio, Pasquini e Sauerbruch & Hutton, l’area Garibaldi e la nuova sede della Regione Lombardia, seguono la Bicocca completata e assorbita dalla città metropolitana, e, verso sud, Lambrate e il quartiere Santa Giulia. E proprio dalla parte meridionale della città una piccola, preziosa torre annuncia una serie di nuovi spazi per l’arte e la cultura a Milano. Si tratta della Fondazione Prada disegnata da Rem Koolhaas, che ospita una delle collezioni d’arte contemporanea più esclusive d’Europa. Poi, salendo, il campus Bocconi, il nuovo museo delle Culture di Chipperfield e, nel cuore della città, il museo d’arte moderna che ha riplasmato l’Arengario grazie al raffinato intervento di Italo Rota. Quello che brevemente vi abbiamo appena raccontato rappresenta lo scenario “minimo” della profonda trasformazione che, crisi globale permettendo, cambierà profondamente Milano entro il 2015.
La maggior parte delle opere descritte sono già in cantiere, decine di gru punteggiano la città lungo il suo confine più periferico, indicando una metamorfosi in corso d’opera decisiva per il futuro nazionale e internazionale di Milano. Ma la vera sfida per la città è soprattutto rappresentata dal PGT orchestrato dal gruppo Metrogramma (Piano di governo del territorio) che verrà presentato nel prossimo gennaio. Si tratta del nuovo Piano che definirà regole, strategie, possibili visioni per la città pubblica attraverso un nuovo sistema di spazi collettivi e di servizi che dovrebbero dotare la città di tutti quei luoghi di cui ha un assoluto, urgente bisogno come piazze, giardini, piccoli parchi, nuovo sistema del verde, centri civici, residenze a canone controllato e viabilità ripensata. Si tratta di progetti suggeriti dal PGT ma che dovrebbero avvenire attraverso decine di micro concorsi che abbiano la capacità di chiamare a Milano la migliore architettura europea trasformando la città in un grande, potenziale laboratorio urbano per il futuro. Solo grazie a questo intervento la città pubblica potrà mettere a sistema le decine di interventi privati che la stanno cambiando in maniera frammentaria. L’altro grande tema è invece suggerito da un opera che è stata appena inaugurata e che ha già avuto importanti riconoscimenti internazionali: la sede della Bocconi disegnata dagli irlandesi Grafton Architects. Si tratta di un’opera di una qualità urbana e architettonica assoluta che ci insegna come si possano realizzare architetture così profondamente milanesi e insieme contemporanee. La Bocconi dovrebbe segnare un punto di non ritorno sulla scena milanese, imponendo un grado di qualità e di consapevolezza urbana necessaria per dare una identità unica e potente per il prossimo futuro a una città che non può accontentarsi delle provinciali performance stilistiche dell’archistar di passaggio. Se sarà così ci troveremo al 2015 con una città nuova, in cui sarà bello vivere e di cui, forse, potremmo anche essere orgogliosi.

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