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mercoledì 24 febbraio 2010

ROMA - C'era una volta l'Idroscalo

Blitz all'alba di lunedì con ruspe e 500 agenti. Trasferite 30 famiglie. Sigillati i tetti, in eternit, delle casupole

Ruspe, gru, tir e blindati. E poi uomini della municipale, carabinieri, polizia, veterinari. La bonifica dell’Idroscalo, iniziata alle cinque di mattina di lunedì, proseguirà martedì e mercoledì. L’ impresa già tentata da Rutelli e Veltroni (con un bilancio complessivo di 25 casupole abbattute) è stata postata a termine dal sindaco Gianni Alemanno che infatti martedì sarà presente all’idroscalo. Striscioni e protesta degli abitanti delle case abusive: qualcuno si è anche piazzato davanti alle ruspe. Ma alla fine l’intervento è andato avanti. Imprevisto il ritrovamento di lamiere in eternit (che non erano state segnalate) e che sono state provvisoriamente sigillate. L’operazione è stata condotta dagli uomini del VIII e del XIII Gruppo, guidati rispettivamente da Antonio Di Maggio e Angelo Moretti.
Ore 4 e 30 (di lunedì), è buio all’Idroscalo. E il bagliore attorno alla piazzetta dei Piroscafi rimbalza dalle gigantesche fotoelettriche dei cantieri navali che stanno a un tiro di schioppo, verso il porto. Un’ora prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, con ruspe, gru, tir e blindati che faranno tabula rasa delle casupole abusive affacciate sul Tirreno, esplode una specie di diaspora non prevista. È quella di un centinaio di stranieri, perlopiù arabi e africani forse non in regola con il permesso di soggiorno, che lasciano le baracche a rischio esondazione dove hanno vissuto sinora. Uomini e donne che, prima dei controlli, si allontanano nel silenzio, dentro una carovana di auto stipate all’inverosimile di scatoloni, bagagli e portapacchi sui quali pencolano mobili, tavoli e sedie. Qualcuno va via in bici e c’è pure chi spinge dei carretti.

Alle 5 e 30 arriva la task force di vigili urbani, carabinieri, poliziotti, finanzieri e corpo forestale (500 uomini in tutto) inviata dal sindaco Alemanno per la bonifica dell’Idroscalo. Un’ impresa già tentata dai suoi predecessori Rutelli e Veltroni (con un bilancio complessivo di 25 casupole abbattute) che qui avevano ipotizzato la nascita di un posto verde chiamato «parco Pasolini». Un’idea non troppo distante da quella dell’attuale primo cittadino che, alla foce del Tevere, sui 200 ettari di proprietà del Demanio destinati a diventare proprietà del Comune, prevede «un’area finalizzata alla tutela dell’ambiente e alla promozione del turismo». Lunedì, a conclusione delle prime demolizioni (una decina in totale, che dovrebbero salire alle 30 previste per martedì) il sindaco ha parlato di una «giornata storica. L’operazione va avanti e venerdì sarà aperto un tavolo di confronto con i cittadini, per concordare il piano di recupero».
Verso le 10, sotto un sole insolitamente primaverile, le ruspe hanno cominciato a buttar giù le casupole - tutte fuorilegge, con i residenti, circa 1500, che considerano quella somma annuale pagata al Demanio come una specie di condono - costruite a metà degli anni Cinquanta in faccia al mare, sui resti dei bunker sistemati lungo la spiaggia per fronteggiare un eventuale sbarco alleato. Prima che i bulldozer arassero l’Idroscalo, i vigili, diretti dai comandanti dei gruppi di Ostia e Tor Bella Monaca Angelo Moretti e Antonio Di Maggio, hanno «sigillato» i tetti delle casupole, tutti in eternit, con una speciale vernice che impedisce al pulviscolo di disperdersi pericolosamente. Una ventina di famiglie (ma il numero esatto si saprà oggi) sono ora alloggiate nelle stanze di quattro residence. Quasi tutti sono romani ma non mancano due nuclei stranieri (tra rumeni e nordafricani) «in regola con residenza e soggiorno» . E’ stata fornita assistenza anche a 9 cani, 30 gatti, un cavallo e persino i 3 pitoni trovati nelle baracche. Due dei rettili (tutti dentro delle teche) erano regolarmente denunciati, mentre del terzo non si sa nulla, a partire dal nome del proprietario, dato che nessuno ha saputo indicare chi occupasse la baracca dove è stato preso il serpente.

Non sono mancate le polemiche. «Siamo davanti a una deportazione – accusa il consigliere regionale Pd Tonino D’Annibale -, è servito un mezzo esercito per allontanare una quindicina di famiglie con bambini, donne e anziani». L’assessore capitolino all’Urbanistica Marco Corsini ribatte che «oggi stiamo rimediando a una tolleranza cieca ed ipocrita che ha permesso il consolidarsi di questo pericoloso degrado sociale e ambientale» mentre il coordinatore romano pdl, il deputato Gianni Sammarco, parla di «bonifica necessaria per ripristinare accettabili sicurezza e decoro».

Alessandro Fulloni

Dal Corriere della Sera

martedì 23 febbraio 2010

MILANO - Metrò troppo rumoroso, Atm a giudizio


L'INCHIESTA DOPO UN ESPOSTO DELL'ASSOCIAZIONE DEL 2006

Il Codacons: in alcune tratte più decibel di una motosega o di un trapano. Il processo al via il 6 maggio

L'Azienda di Trasporti Milanese è stata citata in giudizio per la rumorosità delle linee del metrò. Ne dà notizia il Codacons, che sulla vicenda aveva presentato un esposto nel 2006 da cui è scaturita l'inchiesta culminata con la citazione diretta in giudizio di Roberto Massetti, ex legale rappresentante dell'Atm spa da parte del pm di Milano Giulio Benedetti.
LO STUDIO - L'associazione di consumatori aveva allegato una ricerca dello Studio di Ingegneria Acustica e Vibrazioni di Milano, secondo la quale sulla metropolitana milanese, tra San Donato e Duomo, si registrava il picco record di 111,1 decibel, in pratica più dei decibel prodotti da una motosega o da un trapano. Allarmanti, secondo lo studio, anche i dati di altre tratte: punte superiori ai 108 decibel si sono registrati sia tra Maciachini e San Donato che tra Abbiategrasso e Cascina Gobba; in particolare: tra Duomo e Maciachini 108 decibel; tra Cascina Gobba e Loreto 103,5; tra Cadorna e Abbiategrasso 102,3; tra Cadorna e Buonarroti: 101,2. Il pm, secondo quanto riferito dal Codacons, ha concluso le indagini preliminari disponendo la citazione di Massetti per il quale il processo comincerà il 6 maggio prossimo. Le accuse riguardano «emissioni rumorose prodotte dalla circolazione di convogli della linea metropolitana nel tratto non interrato della linea verde»; altre «provocate dall'uscita e dall'ingresso dei veicoli di trasporto di superficie nei depositi di rimessaggio Atm spa»; e altre ancora «provocate dalla proiezione di audio filmati pubblicitari sonori trasmessi presso le banchine delle stazioni delle linee metropolitane 1, 2 e 3».

I DANNI - «L'inquinamento acustico è un problema serio. I rumori molesti non sono solo un semplice fastidio ma sono fonte di stress, disturbi del sonno, ansia, ore di lavoro perse, calo delle difese immunitarie, creano disturbi di apprendimento, specie nei bambini, oltre a numerose altre patologie» ha dichiarato Marco Donzelli, presidente del Codacons.

Dal Corriere della Sera

venerdì 19 febbraio 2010

Milano - Blocco per Smog in pianura Padana


IL BLOCCO SARÀ PROPOSTO ANCHE AGLI ALTRI SINDACI DEL NORD DURANTE IL VERTICE DI VENERDÌ
Domenica a piedi a Milano e Torino
Penati: «Bene, ora togliere l'Ecopass»
Il patto tra la Moratti e Chiamparino: traffico fermo il 28 febbraio. Il candidato Pd: e la Regione che cosa fa?


Milano e Torino sono d'accordo per fermare la circolazione domenica 28 febbraio. Lo ha annunciato il sindaco Letizia Moratti, a margine dell'inaugurazione della Borsa internazionale del turismo, alla Fiera di Rho. Venerdì mattina, durante una riunione a Palazzo Marino con tutti i sindaci della Lombardia, del Piemonte, del Veneto e dell'Emilia Romagna, si vedrà quanti risponderanno all'appello congiunto lanciato da Moratti e Chiamparino per un blocco della circolazione in tutta l'area padana. La decisione però Moratti e Chiamparino l'hanno già presa. «Noi e Torino effettueremo il blocco domenica 28 - ha detto il primo cittadino - e lo proporremo agli altri sindaci che poi decideranno. Credo che questo coordinamento, che abbiamo deciso con Chiamparino, e che parte proprio da Milano, sia molto importante perchè è la prima volta che le città di regioni diverse di questa grande area, si mettono insieme per affrontare in maniera unitaria un problema che non è legato a una sola città ma è un problema di area vasta». E a chi polemizzava sul mancato intervento della Regione Lombardia sullo smog, il sindaco ha replicato precisando che «quella del blocco è una responsabilità delle città. Abbiamo parlato di questa iniziativa anche con Formigoni e Podestà dicendo che avremmo effettuato un coordinamento, portando alle regioni e al governo quello che sarà il risultato della riunione di domani mattina».
PENATI: PROVA CHE L'ECOPASS HA FALLITO - Filippo Penati, candidato per il Pd alla presidenza della Lombardia alle prossime elezioni, si è dichiarato favorevole al blocco del traffico il 28 febbraio. «È chiaro - ha spiegato Penati - che la Moratti ha capito che l'Ecopass non funziona e ora pensa ad una zona più ampia. A questo punto dovrebbe toglierlo, ma ciò che non si capisce è il ruolo di coordinamento della Regione». «Le città - ha aggiunto - si stanno mettendo d'accordo ma non sappiamo cosa faranno i comuni della provincia di Milano e tutte le altre province della Lombardia. L'invito che faccio a Formigoni è quello di riprendere gli interventi di qualche anno fa».

FORMIGONI: MA L'ARIA MIGLIORA - «La collaborazione tra le regioni della pianura Padana l'abbiamo messa in campo già da diversi anni», ribatte il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, anche lui presente all'inaugurazione della Bit. «Le regioni fanno le iniziative strutturali - ha aggiunto - e i Comuni possono, se lo ritengono, valutare ulteriori azioni. Ribadiamo comunque che nonostante siano stati superati per giorni i livelli di inquinamento prosegue il trend di miglioramento della qualità dell'aria che va avanti ininterrottamente dal 2004».


Dal Corriere della Sera

domenica 14 febbraio 2010

FIRENZE - Il ritorno della Tramvia: in viaggio su Sirio Firenze sembra più bella. Renzi polemico






Sono stati il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e quello di Scandicci, Simone Gheri, i primi passeggeri della linea 1 della tramvia che da stamani collega i due comuni. Alle 6:30 in punto il convoglio Sirio della Ansaldo Breda ha lasciato il deposito di Scandicci mentre alla stessa ora un altro tram argento e rosso è partito dalla stazione di Santa Maria Novella a Firenze. Per il primo viaggio oltre ai rispettivi primi cittadini c'erano a bordo giornalisti e tanta gente comune che ha sfidato una temperatura davvero polare.

"Basta con le polemiche - ha detto Renzi - ora la tramvia è una realtà e dobbiamo farla funzionare al meglio". "E' un momento importante per le due città - ha detto a sua volta il sindaco di Scandicci - ed è un pezzo determinante per la riorganizzazione del sistema dei trasporti di tutta l'area".

Da oggi dunque, San Valentino, dopo 52 anni dall'ultimo viaggio e 5 anni dopo la posa della prima pietra torna il tram a Firenze. Festa per tutta la giornata a Scandicci (dove prima di partire è stato brindato con spumante italiano) e debutto più soft a Firenze. La prima settimana si viaggia gratis.

Nel pomeriggio arriva anche una dura polemica del sindaco Renzi. "Oggi è una giornata di grande festa del popolo fiorentino ma chi ha sbagliato su questa opera pagherà e da domani Ataf inizierà una fase nuova, anche di individuazione dei responsabili dei ritardi dei lavori". Lo ha detto il sindaco di Firenze Matteo Renzi durante l'inaugurazione ufficiale della linea 1 del tram di Firenze, da Santa Maria Novella a Scandicci.

"Quando si inaugurano le opere pubbliche avendole realizzate nel doppio del tempo necessario - spiega Renzi - bisogna avere il coraggio di dire che chi ha sbagliato pagherà e pagherà tutto fino all'ultima lira". A questo proposito ha poi specificato: "Non sono soddisfatto dei lavori e del loro ritardo: il contratto diceva che dovevano durare 1000 giorni e sono durati più di 1800". "Questo però sarà uno stimolo a lavorare meglio per la linea 2, a partire dall'effettivo rispetto del contratto. Lavoreremo meglio, anche di notte".

Da La Repubblica

venerdì 12 febbraio 2010

MILANO - Milano, arrestato per concussione il consigliere comunale pdl Pennisi



Il presidente della commissione Urbanistica sorpreso davanti a Palazzo Marino, in compagnia della segretaria, mentre incassava una tangente da 10mila euro

La trappola preparata dagli investigatori è scattata vicino a Palazzo Marino, in pieno centro a Milano, nel pomeriggio. Camillo "Milko" Pennisi, consigliere comunale del Pdl e presidente della commissione Urbanistica, è stato arrestato in flagranza di reato in piazza San Fedele mentre intascava 5 mila euro, la seconda tranche di una mazzetta di 10mila euro. A versare la somma è stato il rappresentante legale di una società immobiliare che per sbloccare una pratica ferma da quattro anni si era visto chiedere la tangente e che lunedì scorso si è rivolto alla magistratura per sporgere denuncia.

Indagata la segretaria. L'arresto, con tanto di perquisizioni, è stato eseguito dagli uomini della guardia di finanza e della polizia della sezione di polizia giudiziaria della procura milanese, coordinati dai pm Grazia Pradella, Laura Pedio e Tiziana Siciliano, che hanno iscritto nel registro degli indagati anche la segretaria di Pennisi, Silvana Rezzani. Ora gli inquirenti stanno verificando se ci siano stati o meno altri episodi.

La vicenda. Al centro c'è una complessa pratica edilizia a cui era interessata una società immobiliare, che seguiva un progetto di ristrutturazione di un palazzo alla Bovisa, periferia nord della città, il cui iter era fermo da tempo negli uffici del Comune. Alla fine di settembre, pochi giorni dopo l'ultimo sollecito trasmesso all'amministrazione comunale, M.B. - queste le iniziali del rappresentante legale della società - veniva personalmente contattato dalla segretaria di Pennisi. Da lì una serie di telefonate con il consigliere e la stessa segretaria e poi incontro con l'uomo politico sia in Comune sia nei bar attorno. Incontri in cui Pennisi, in modi sempre più espliciti, prospettava alla vittima l'impossibilità di portare a buon fine la pratica lumaca, a meno che non versasse un "significativo contributo economico".

La prima tranche. A metà novembre M.B., poco prima della seduta della commissione presieduta da Pennisi e deputata a esprimere parere obbligatorio, ma non vincolante, sulla pratica, è stato indotto dal politico a pagare 5mila euro in contanti, con l'ulteriore impegno di un successivo identico versamento. La consegna delle banconote, nascoste in un pacchetto di sigarette, al consigliere e alla sua segretaria è avvenuta all'incrocio tra via Montenapoleone e via Manzoni. La scena, però, è stata videoregistrata dalla vittima. Subito dopo è arrivato l'ok alla pratica ed M.B, nei mesi successivi, è stato più volte contattato per il saldo: la seconda tranche della tangente.

Vent'anni dopo Mario Chiesa. Dopo l'insistenza di Pennisi e della sua segretaria, ecco la denuncia in Procura, l'arresto di Pennisi e l'interrogatorio. Ancora una volta la consegna della mazzetta a Pennisi è stata filmata, ma dagli investigatori, e le banconote, precedentemente fotocopiate, sono state sequestrate. Diciotto anni fa, sempre a febbraio, fu arrestato Mario Chiesa, colto anche lui in flagranza mentre intascava una tangente dall'imprenditore Luca Magni, che lo aveva denunciato. Arresto che diede il via alla stagione di Mani pulite.

Il consiglio comunale. La notizia dell'arresto di Pennisi è piombata nel pomeriggio nell'aula del Consiglio comunale di Milano, che aera alle prese con la discussione del Piano di governo del territorio (Pgt), il documento di indirizzo urbanistico, sul quale lo stesso consigliere ha avuto un ruolo importante, in qualità di presidente della commissione competente. I lavori d'aula sono stati sospesi su accordi della maggioranze e dell'opposizione, mentre il sindaco Letizia Moratti ha convocato, fragli altri, l'assessore all'Urbanistica, Carlo Masseroli, per chiedere ragguagli sull'accaduto.

Il sindaco Moratti. Il sindaco di Milano, appresa la notizia dell'arresto, ha voluto confermare la propria fiducia nella magistratura augurandosi che l'esponente politico possa chiarire presto la sua posizione rispetto all'indagine. "Ho piena fiducia nella magistratura - ha affermato Letizia Moratti, affidando le sue parole a un breve comunicato - Mi auguro che il consigliere Pennisi possa chiarire al più presto la sua posizione di fronte alla giustizia".

La carriera. Nato a Mondovì nel 1962 e cresciuto a Milano, dove la sua famiglia si era trasferita, Pennisi si è laureato in giusrisprudenza alla Statale con una tesi in diritto ecclesiastico e ha poi frequentato un master in comunicazione d'impresa organizzato da Publitalia. Consigliere provinciale a Milano dal 1995 al 1997 - scrive nel curriculum sul proprio sito Internet - è stato presidente del Rotaract Milano Porta Vercellina fra il 1989 e il 1990.

da la Repubblica

mercoledì 10 febbraio 2010

MILANO - Nuove luci in Buenos Aires, da marzo marciapiedi in pietra





Nuovo arredo urbano

Nuove luci in Buenos Aires, da marzo marciapiedi in pietra


Milano accende quattrocento nuove luci in corso Buenos Aires e sfida le altre città. Un lampione ogni dieci abitanti, al pari di Firenze ma il doppio di Genova e Roma (ne hanno solo uno ogni venti). Non teme confronti anche all’estero: soltanto Ginevra è appena più spenta, con un punto luce ogni dodici residenti, ma a Barcellona se ne accende una ogni quindici, a Parigi ogni ventuno, a Madrid ogni ventotto. Il sindaco Letizia Moratti e l’assessore ai Lavori pubblici Bruno Simini ieri sera sulla strada dello shopping che unisce i caselli di Porta Venezia a piazzale Loreto fanno i conti e anticipano le prossime tappe per una città più illuminata. E sicura. «Stiamo realizzando un investimento straordinario per la sicurezza dei milanesi e di chi viene qui per turismo e per business - conferma il sindaco -, in Buenos Aires e nelle vie limitrofe siamo ricorsi a soluzioni per avere luci di qualità e allo stesso tempo tagliare i costi energetici, contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente».
Le regole che sta seguendo Palazzo Marino per il piano di illuminazione sono essenzialmente tre: utilizzo di luci bianche perché sono di maggiore qualità e rendono le strade più sicure, illuminazione per quartieri e non per singole vie, e non più solo a vantaggio dei veicoli ma soprattutto dei pedoni, e infine «la consultazione dei cittadini, dei consigli di zona e della polizia locale per avere suggerimenti e consigli». Anche dei comitati, con cui di recente il Comune - in altre zone - ha avuto parecchi motivi di discordia, dai concerti a San Siro al rumore nei luoghi della movida. Ma non rinuncia all’importante contributo che può arrivare dalla voce dei residenti.
In corso Buenos Aires, fa presente Simini, si è scelto ad esempio di valorizzare la vocazione commerciale della strada, orientando la luce anche sui marciapiedi e non più solo sulla strada come si faceva un tempo». Il vecchio impianto risaliva al 1952. Oltre al viale principale le nuove luci sono arrivate in piazza Argentina, piazza Lima, via Melzo, Spontini, Giuliano, Broggi e altre strade limitrofe. Ma non è l’unica novità: «In corso Buenos Aires arriverà una nuova pavimentazione, in pietra beola come in piazza Duomo. I lavori partiranno fra marzo e aprile e riguarderanno i marciapiedi lungo tutto l’asse, da porta Venezia a piazzale Loreto» ha anticipato il sindaco. Il progetto, sulla base di una proposta di AscoBaires, prevede anche modifiche delle ampiezze dei marciapiedi, con allargamenti e restringimenti per permettere la collocazione di dehors e di stalli per bici. «Faremo un altro intervento importante per valorizzare questo corso», ha confermato il sindaco.
Tra le prossime tappe del piano di illuminazione: Rubattino, Pacini, l’Ortomercato, la zona di Molise-Calvairate, Mazzini, il Corvetto e Ripamonti. Palazzo Marino ha già effettuato lavori per circa dieci milioni di euro (in due anni), ma con l’ulteriore stanziamento di altri undici milioni per il 2010 può estendersi nella mappa degli interventi. Già piena di «pallini», visto che solo dal 2008 ad oggi sono stati accesi circa settemila nuovi punti luce.

il corso durante gli anni 20/40


Da Il Giornale

NAPOLI - Le fontane che Napoli non vuole più Niente acqua, «galleggiano» portafogli











MONUMENTI SFREGIATI, IL REPORTAGE

In preda alle erbacce da tempo immemore e abbandonate

Giacciono ormai da anni come silenziose memorie, oggetto continuato di scempio, all'ombra dei grandi provvedimenti di tutela, le più antiche e celebri fontane storiche di Napoli.

È pur vero che alcune, le più “fortunate”, restaurate e tirate a lucido, fanno bella mostra nelle principali strade del centro ed in quelle commerciali. Hanno avuto la buona sorte di essere state ubicate o successivamente spostate in contesti maggiormente visibili. Ma altrettanto non è accaduto ad esempio per la Fontana parietale al Capo Posillipo, costruita tra il XIV e il XV e completamente preda dell'incuria e del degrado. Simbolo dell'abbandono è poi il complesso delle fontane confinate nei giardini del Molosiglio, non molto distante dalla più nota piazza del Plebiscito.

CONCHIGLIE TRA LE GIOSTRINE - La fontana delle Conchiglie è strozzata dalla vicinanza di due giostre per bambini mentre la monumentale fontana dei papiri, è in uno stato pessimo di conservazione. Quest'ultima in particolare è diventata un ricettacolo di immondizia, spazzatura, siringhe e portafogli rubati, come spiega l'addetto dell' Asia Giuseppe Cosenza, responsabile della pulizia e del decoro di quanto resta della monumentale fontana: «Mi sembra di fare l'impiegato comunale» commenta ironico alludendo alla mole quotidiana di portafogli contenenti documenti che ritrova sul fondale della vasca esterna. «Ogni giorno raccolgo decine di documenti, patenti e carte d'identità che poi consegno alla ditta per la loro restituzione. Vedete, c'è di tutto ed ogni volta che pulisco il giorno dopo ritrovo la stessa quantità di spazzatura; e ciò è dovuto ai clochard e ai tossicodipendenti che frequentano i giardini di notte e di giorno».

SAVANA DI ERBACCE - «L'interno della fontana è diventato un terrapieno impraticabile», continua, «erbacce e cespugli sputano dappertutto ma nessuno viene a toglierle». A poca distanza, ancora, la celebre fontana dei Leoni con le caratteristiche facce piangenti, simbolo stesso della fontana che Matilde Serao ricorda nei suoi scritti e riconducibile al pianto di un principe napoletano, cui unico e buon amico era rimasto un leone che gli morì miseramente, sono state da sconosciuti selvaggiamente sfreggiate. Un writer incosciente, poi, si è preoccupato di ridargli un nuovo volto disegnandoci sopra un moderno “smile” assieme ad una nuova “virilità” color blu elettrico.

TORRI ARAGONESI - Infine alla fontana della Marinella al Carmine, fontana storica di Napoli situata nel bel mezzo delle torri dell'ex Castello del Carmine in via Marina, non è stata riservata sorte migliore. Fatta costruire dal re Ferdinando IV sul finire del XVIII secolo per la sistemazione dello slargo adiacente il Castello del Carmine, della struttura originaria mancano i delfini che la ornavano, le due vasche superiori e il piedistallo, entrambi rubati nel 1989. Attualmente tutto ciò che ne rimane è solo il fragile basamento in marmorino orribilmente mutilato. Esposta pericolosamente al danneggiamento, trovandosi nel bel mezzo del cantiere per la riqualificazione dei marciapiedi di via Marina, la preziosa fontana tuttavia non viene spostata nè salvaguardata.


Antonio Cangiano
Dal Corriere della Sera

MILANO - Rivoluzione a San Siro, tre nuove torri


MEAZZA, PROGETTO DA 41 MILIONI

Parcheggi, negozi e ristoranti per lo stadio europeo. «Pronti per il 2016». Il Comune: copriremo le spese

Il dossier che traccia il futuro di San Siro è un libretto di 40 pagine che porta l’intestazione «Uefa Euro 2016». Un fascicolo fitto di numeri, disegni, progetti, piantine. Guardando le immagini elaborate al computer, si scopre che addosso allo stadio, su tre lati, verranno costruite altrettante strutture a semicerchio di quattro piani, più parcheggi. Spazi dedicati alle manifestazioni, i convegni, l’accoglienza, i media. Con quelle strutture di acciaio e vetro, il «vecchio» Meazza, dopo le torri del terzo anello e la copertura costruita per i Mondiali del 1990, diventa ancora più avveniristico.
Bisogna poi esaminare le piantine per scoprire le linee della riqualificazione nell’intera area esterna, compreso lo spazio del vecchio palazzetto crollato nel 1985. Parco, parcheggi sotterranei, piccoli negozi, altre aree ospitalità. L’obiettivo è ottenere l’assegnazione dei campionati Europei di calcio del 2016 e ospitare nel nuovo San Siro un girone eliminatorio e una semifinale di quella competizione. Il dossier «Meazza» è ora in mano alla Federazione gioco calcio, che lo trasmetterà alla Uefa in vista dell’assegnazione del torneo che avverrà il 27 maggio. In corsa con l’Italia ci sono Francia e Turchia. E se dovesse essere uno di questi due Paesi a vincere la sfida? «Il nostro obiettivo — spiega l’assessore comunale allo Sport, Alan Rizzi—è realizzare i lavori comunque. Per ora speriamo di ospitare Euro 2016, ma Milano in ogni caso ha bisogno di uno stadio davvero moderno, che conservi storia e tradizione all’interno di una struttura all’avanguardia ».

Un altro capitolo del dossier riguarda la spesa. Palazzo Marino si è assunto l’impegno della copertura economica del progetto (41 milioni di euro) attraverso una delibera di giunta e una votazione in consiglio. Ovviamente gli scenari cambieranno radicalmente in caso di assegnazione o meno degli Europei. In caso favorevole è infatti ipotizzabile un contributo statale; in caso di sconfitta sarà invece il Comune a dover trovare i fondi, all’interno degli accordi con Inter e Milan che oggi regolano l’affitto e i lavori sull’impianto. Un’altra incognita è rappresentata dalle scelte della società nerazzurra, che non ha ancora scartato l’ipotesi di costruire un nuovo stadio di proprietà.
Nei giorni scorsi, a fianco del piazzale del «Meazza» sono intanto partiti i cantieri per la linea 5 del metrò. «Insieme al recupero dell’intera zona — continua Rizzi — l’arrivo del trasporto pubblico sarà fondamentale per riportare le famiglie allo stadio». Sul piazzale e nei dintorni del «Meazza » verranno costruiti nuovi parcheggi sotterranei (arrivando a un totale di 60 mila metri quadri per i tifosi, 38 mila per gli sponsor, 73 mila per gli ospiti); nuove strutture per l’accoglienza e per l’accesso dei disabili. Il tutto ruoterà intorno a un parco rotondo, nel centro del piazzale, aperto su via Tesio. Verrà così sfruttato il grande spazio dell’ex palazzetto, abbandonato da ormai 25 anni. Il progetto prevede anche un secondo confine di controllo per l’accesso dei tifosi, più «leggero» ma molto più largo dell’attuale, che dovrebbe comprendere l’intero spazio tra via Tesio e via dei Rospigliosi, fino all’ippodromo.

Gianni Santucci

Dal Corriere delle Sera

martedì 9 febbraio 2010

MILANO - Scalo Farini come Manhattan: per fare il mega parco spuntano grattacieli di 30 piani


Ancora polemiche nel Pdl sul Piano di governo del territorio: il via libera al Central Park imporrebbe di costruire in altezza. Il sindaco ha già un accordo con le Ferrovie. Giudice: "Cambiamolo, meno cemento sull'area"

Una piccola Manhattan. Con un polmone verde di oltre 350mila metri quadrati, sul modello di Central Park, e tutto intorno grattacieli: dieci da cinquanta piani, oppure quindici da trenta piani. Tanto per rendere l’idea, e al ribasso. Perché, secondo ipotesi più «estreme» (se si potrà costruire cioè con un indice volumetrico del 2.14 al metro quadro invece che dello 0.85), allora con la fantasia si potrebbe volare piuttosto a Dubai, e ad una skyline di 18 grattacieli da 50 piani. Senza fare tanta strada, basterà prendere la metropolitana fino all’ex Scalo Farini e al maxi-progetto di Comune e Ferrovie dello Stato per trasformare un’area di 650mila metri quadrati. Il futuro in verticale del quartiere è allacciato a quello del Piano di governo del territorio, che ieri si è arrestato di nuovo proprio sul progetto che, realizzato, potrebbe accogliere fino a 13mila abitanti. Ennesimo vertice a Palazzo Marino tra il sindaco Letizia Moratti, i consiglieri e i coordinatori cittadini del Pdl Luigi Casero e Maurizio Lupi. Sul tavolo il malloppo di emendamenti di maggioranza al Pgt: l’ordine di scuderia è di ritirarli per convincere anche l’opposizione che il Pdl c’è, ed è ora di spostare lo scontro dai mille e passa documenti ostruzionistici a quelli di contenuto (vedi: il tunnel per Expo, housing sociale, parco sud). Ma il capofila della «fronda» che rema contro, Vincenzo Giudice, insiste sul 100 per cento di superficie a verde a Farini o almeno «sulla riduzione delle volumetrie: ogni accordo di programma è rivedibile, è successo per Citylife o le ex Varesine», insiste. Ma la posizione del sindaco è chiara: con Fs c’è un’intesa firmata due anni fa, il 60% di spazio verde che era previsto come giardini condominiali o servizi diventerà dopo le pressioni del Pdl un unico grande parco. Ma senza tagli alle volumetrie. E lo sviluppo ovviamente si sposta verso l’alto. «Sarà una piccola Manhattan? Non abbiamo paura dei grattacieli - conferma l’assessore all’Urbanistica, Carlo Masseroli - e certo neanche le migliaia di milanesi che fanno la fila per ammirare il nuovo Pirellone bis. Tanto più il verde sarà compatto, tanto più lo sviluppo sarà in alto. Ma assicuro che l’indice sarà dello 0.85. E si potrebbe realizzare un progetto di palazzine di quattro piani, mantenendo le volumetrie previste, come è già stato simulato dagli uffici». Tant’è, al momento Giudice non intende ritirare il suo emendamento su Farini, che è sostenuto anche dal Pd, e nemmeno gli altri («dal coordinatore regionale Guido Podestà non mi sono arrivate indicazioni di un accordo raggiunto»). Il capogruppo del Pdl Giulio Gallera avverte: «La linea del partito è stata chiara, chi non la segue ne pagherà le conseguenze». Il Pd non sta alla finestra: già ieri dopo il volantinaggio di Giudice in aula con le cifre e le diverse versioni della futura skyline meneghina - non volendosi alzare troppo in alto, sui 260mila metri quadri di superficie edificabile si potrebbero costruire 62 grattacieli da 15 piani - il capogruppo dell’opposizione Pierfrancesco Majorino avverte: «È l’ennesimo macigno sulla strada del dialogo, se non si rivedono le volumetrie. Se le cose continuano così il Pgt verrà approvato dopo le elezioni del 2011». A un’ora dall’inizio della seduta, che era convocata fino a mezzanotte, il Pd ha abbandonato l’aula facendo cadere il numero legale. Il pacchetto di 1.276 emendamenti rimasti da discutere (compresi quelli della maggioranza) è ancora al suo posto.

Da il Giornale

ROMA - SANZIONI CONTRO CHI SPORCA





Al via l'ordinanza su decoro e pulizie Multe anti-writers da 500 euro Alemanno, contro chi imbratta i muri: «Ho chiamato il comandante dei vigili per avere una mobilitazione»

Entra in vigore il provvedimento antiwriters: dall'8 febbraio una multa di 500 euro per chi scrive sui muri di monumenti o edifici di pregio. Chi invece si diletta a decorare palazzi, mezzi di trasporto o segnali stradali è soggetto a 300 euro di multa. Alemanno raccomanda anche un rafforzamento dei controlli dei vigili per dare applicazione concreta all’ordinanza antiwriters.
MOBILITAZIONE DI AMA, COMUNE E CITTADINI - Il sindaco di Roma ha detto: «Ieri sera ho chiamato il comandante dei vigili, esortandolo ad una ampia mobilitazione perché queste norme non rimangano sulla carta ma diventino una realtà concreta per i cittadini. Comincia la campagna di informazione per attirare l’attenzione dei cittadini su queste nuove norme. Roma sarà più pulita grazie al maggior impegno dell’Ama, del Comune, ma anche del cittadini». «Qualcuno - ha proseguito il sindaco - ha detto che queste multe sono troppo soft. Sono multe nella media europea e credo che siano la strada giusta per cominciare».

LE MULTE - Le nuove ordinanze prevedono multe anche fino a 500 euro per chi sporca le strade, per chi imbratta i muri e per chi lascia i volantini sui tergicristalli delle macchine. Chi non ripone i rifiuti nei luoghi preposti verrà sanzionato da un minimo di 50 euro per le cartacce a un massimo di 500 per oggetti pericolosi come le batterie o gli olii esausti o per aver gettato della vernice a terra. Chi ha un cane dovrà stare più attento a non dimenticare di raccoglierne gli escrementi, pena 250 euro di multa. Il pacchetto di ordinanze comprende anche altri due divieti e cioè quello di imbrattare i muri e quello di distribuzione selvaggia di volantini.

LA PRIMA GIORNATA - Sono 189 le sanzioni elevate dalla Polizia Municipale a Roma nel corso della prima giornata di vigenza delle nuove Ordinanze sul decoro urbano emanate dal sindaco Alemanno lo scorso 3 febbraio. Nello specifico, le sanzioni elevate sono state: 24 per l'abbandono di rifiuti non ingombranti; 14 per le deiezioni canine; 120 ai committenti e 31 ai distributori di volantini. «In un quadro di interventi progressivi, la prima giornata di vigenza delle Ordinanze a difesa della pulizia e decoro della Città si chiude con un bilancio significativo», ha commentato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «Bisogna insistere su questa strada - prosegue - per modificare radicalmente i comportamenti nella città, tutelando le aspettative della stragrande maggioranza dei cittadini che hanno il diritto di non subire i danni provocati da una minoranza di maleducati»

Redazione Online

Dal Corriere della Sera

venerdì 5 febbraio 2010

ROMA - Posata la prima pietra deI porto dei mega-yachtl




Aperto il cantiere da 400 milioni per 1.445 posti barca. Cinque anni per realizzare l'opera. Entusiasmo bipartisan

Cinque anni di lavori. Investimenti per quasi 400 milioni. 650 addetti impegnati per la costruzione e poi altri 2500 per la gestione della struttura e dei servizi collegati. Sono questi i numeri del nuovo porto turistico di Fiumicino. A distanza di 25 anni dalla nascita della società costituita per avanzare il progetto, giovedì è stata posata la prima pietra dell’opera che sorgerà ai piedi del vecchio faro, alla foce del Tevere.
A poche centinaia di metri, in linea d'aria, dal porto di Ostia. A lavori ultimati ci saranno 1445 nuovi posti barca, compresi quelli per i megayacht. E poi, a ridosso, un albergo, edifici per uffici, attività commerciali e altro ancora. Spariranno i vecchi baracchini in legno per la pesca con le reti a bilancia che a dispetto dei divieti di balneazione continuano a tirare su cefali, spigole e saraghi. E sparirà un pezzo di decadente ma affascinante litorale di pasoliniana memoria. Inoltre secondo i geologi di Legambiente i lunghi moli rischiano di alterare ecosistemi e morfologia del luogo, bloccando il ricambio di sabbia e mettendo a rischio erosione le già sofferenti (ma affollatissime d’estate) spiagge di Fiumicino.

l progetto ha avuto consenso bipartisan: la cerimonia di giovedì è stata presenziata da Gianni Letta, sottosegretario del governo, che ha parlato di «collaborazione istituzionale». E non a caso, oltre al sindaco di Fiumicino Mario Canapini (Pdl), c’erano il vicepresidente della Regione, Esterino Montino, e il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, entrambi del Pd. Tutti d’accordo nel celebrare il progetto «che proietta il Lazio verso il futuro» con la nuova struttura che si chiamerà «porto della concordia». E in platea ministri, politici di entrambi gli schieramenti, imprenditori. Solo Diego Bianchi, in arte Zoro, è rimasto fuori: è il titolare del blog Zoro, uno dei più seguiti del web. Voleva raccontare la cerimonia al popolo della rete. Gli è stato impedito l’accesso. Non sono mancate le polemiche.

All’ingresso del cantiere, presidiato da centinaia di uomini di polizia e carabinieri e controllato anche da motovedette in perlustrazione sul tratto di mare antistante, c’è stato un presidio di residenti e ambientalisti contrari al progetto. Francesco Bellavista Caltagirone, titolare dell’Acqua Marcia, la società che sta realizzando i lavori, ha assicurato che «il progetto è a basso impatto ambientale ed è completamente ecocompatibile». E porterà «una valorizzazione significativa dell’area, è una grande opera per la Capitale». Per adesso la valorizzazione c’è stata a vantaggio dei proprietari di aree e edifici della zona: i prezzi, assicurano dalle agenzie immobiliari di Fiumicino, sono aumentati di oltre il 20% in pochi mesi. «Il porto sorgerà in una zona classificata ad alto rischio idrogeologico, è una follia», ha replicato Lorenzo Parlati, responsabile di Legambiente Lazio. «In nome del Dio cemento si sacrifica tutto», ha aggiunto Angelo Bonelli, presidente dei Verdi.
Paolo Foschi, Alessandro Fulloni

Dal Corriere della Sera

MILANO - La palafitta sulla tangenziale






A POCHI PASSI DALLA TANGENZIALE EST, NON LONTANO DALL’AEROPORTO DI LINATE
«La mia casa, una palafitta sulla città»
Duilio Forte, designer milanese, sperimenta in prima persona le sue innovative idee di architettura

MILANO - Per vivere in una palafitta a Milano, in una dimensione forse più legata al mondo animale che non alla società urbanizzata e ipertecnologica dei giorni nostri ci vuole coraggio. E questo coraggio lo ha sicuramente Duilio Forte, designer milanese fuori dal comune, che ha deciso di sperimentare su se stesso le sue innovative idee di architettura. Dopo un lungo via vai di telefonate – il navigatore satellitare da quelle parti non dava segni di vita -, ci ritroviamo in un luogo sperduto: tra la vecchia campagna abbandonata milanese e quel che resta delle risaie e delle ex industrie tessili, a pochi passi dalla tangenziale est, non lontano dall’aeroporto di Linate. Quarantadue anni, milanese, Forte è un designer che sfugge ai designer. Ha superato e reinterpretato l’architettura rompendo con tutto ciò che è facilmente progettuale e si è rifugiato in questa landa di terra ai margini della città, contesa da una campagna che resiste sottoforma di sterpaglia, con qualche principio di orto qua e là, mentre la periferia si allunga con i tentacoli senza sapere dove finirà.

Sulla porta di un’ex fabbrica tessile di cinquemila metri quadrati lasciata andare in rovina e ora ripristinata, l’architetto – che vive in una porzione della stessa – ci sta aspettando. Non sembra affatto un marziano. Tuttavia la sua casa rivela cosa è riuscito a realizzare: un fantasmagorico progetto sperimentato sulle sue stesse vertigini e sull’impossibilità di essere abitato con i criteri dei comuni mortali. «Nulla è terminato e questa casa la intendo come una palafitta sulla città – spiega il designer -: un luogo che è molto più vicino ad un nido di un albero che a una vera abitazione in cemento senz’anima». Iniziamo con lui un delirante viaggio tra punte in ferro minacciose che sporgono da ogni porta o portone, dove svettano robot tridimensionali pensati come scrivanie e sedia per i computer, volumi sospesi in aria, fornelli da campeggio senza una struttura portante, grovigli di forchette appese ovunque in una sequenza disordinata e modulare, accenti di rosso sull’ossido di ferro ispirato alle sue origini materne svedesi. E su tutto spicca un evidente senso del pericolo trasformato ad arte per essere violato ogni volta.


«Vivo il pericolo con il senso della trasformazione visiva e amo i pavimenti aggettanti, le botole, le scorciatoie, la suggestione del perdersi dentro ad una casa, il senso dello smarrimento. Chi viene nella mia abitazione assiste ad un disorientamento che poi sfocia nel turbamento alla vista del cavallo di Odino dalle lunghe gambe esposto nel giardino, molto simile ad una palafitta alta dieci metri». Per arrivare (con l’acqua alla gola) al maestoso cavallo di Odino e alle palafitte limitrofe, occorre attraversare tenendosi ben saldi ai vari corrimani delle scale sproporzionate che si allargano e stringono come una calza di nylon, per poi oltrepassare dei soppalchi adornati di ogni amuleto vichingo appartenente alla mitologia scandinava, transitando tra reperti di scienza e magia, misticismo e ingegneria.

«Ho iniziato a pensare a questo schizzo di casa che non finirà mai – spiega Forte - quando ero studente al Politecnico di Milano, volevo dare sfogo alla mia fantasia, ma anche alla storia, cercando di armonizzare l’impossibile e la presenza dei reperti che ho scovato dappertutto in una sinfonia che esprimesse il mio contrappunto spaziale. Basta pensare alle porte che creano dei legami e poi li distruggono quando si chiudono». Arriviamo sul tetto. La tangenziale è ancora là, qualche residuo di contadino va nel suo orto, mentre attraversiamo la passerella di trave sospesa sul cortile interno. Facendo i conti con meraviglia e paura, bisogna tendere la mano all’ennesima scala sospesa nel vuoto per arrivare in mezzo ad un passaggio che attraversa un albero. Arrivo fin lassù e trovo nel ventre del cavallo di legno la sauna di Duilio. «Questo è tutto quello che c’è nella mia testa».

Non lo poteva certo sapere Ettore Forte, il papà di Duilio, chirurgo di professione e la mamma, una casalinga che all’insaputa ha foraggiato la fantasia del figlio raccontando le storie del mondo nordico. L’unica «colpa»? Avergli regalato un banco da falegname quando aveva solo cinque anni. Prima di lasciare la casa impossibile, pensando al nulla che la circonda, viene spontanea una domanda: «Ma lei il pane dove lo compera?». Risposta: «Lo faccio nel forno della mia casa. Non uso la corrente, ma è molto buono».

Ambra Craighero

Corriere della Sera

mercoledì 3 febbraio 2010

ROMA - I lavori per la nuova Stazione Tiburtina




STAZIONE TIBURTINA

«I lavori per la nuova Stazione Tiburtina sono avanti - ha continuato Moretti - .Alla fine del 2010 dovrebbe essere completata l'ala Nord e nel 2011 quella Sud». «È un lavoro molto difficile - ha aggiunto - perché dobbiamo continuare a mantenere intatta la funzionalità dello scalo mentre il cantiere deve proseguire nella sostituzione dell'involucro. Dovremmo mantenere i tempi del cronoprogramma, che per ora stiamo rispettando». L'ad di Fs ha ricordato che «nell'ala Nord della stazione ci saranno anche i parcheggi. Contemporaneamente, stiamo costruendo anche la nuova tangenziale e anche per quest'opera stiamo rispettando i tempi, l'obiettivo è di farla entro quest'anno».


Dal Corriere della Sera

martedì 2 febbraio 2010

MILANO - Paolo Sarpi; iniziano i lavori


Sarpi, si cambia - Sono iniziati i lavori per la realizzazione della Ztl-isola pedonale in via Paolo Sarpi. L’intervento, che durerà un anno, prevede la formazione di un piano stradale unico e la posa di arredi urbani. Le opere avranno un costo complessivo di 5,5 milioni di euro

lunedì 1 febbraio 2010

MILANO - Oh mia bella Madunina...



La Madonnina sul grattacielo

Il tutto avviene nell’atmosfera surreale di quel che sembra un paradiso: il 39˚ e ultimo piano dell’appena terminato grattacielo (si chiamerà «Palazzo Lombardia», come deciso al termine della consultazione online) che sostituirà il Pirellone quale nuova sede della Regione, un cielo blu fino all’orizzonte che domenica faceva di Milano l’unica oasi di sole scintillante in un Nord Italia frustato dalla neve, una copia della Madonnina del Duomo portata fin lassù per essere benedetta e dominare la città da quella che ora è la torre più alta d’Italia, una folla giù al pianterreno a seguire la cerimonia su maxischermo, il governatore lombardo Roberto Formigoni su accanto al cardinale ad ascoltare la predica.

Dal Corriere della Sera, il resto dell'articolo.

MILANO - Da oggi Milano a Malpensa in 29 minuti (e 18 corse in più)


In realtà ci vogliono 29 minuti tondi tondi, undici in meno dei collegamenti ordinari. Ma su certe performance l’emozione della prima volta può avere effetti sconvolgenti. Così ieri, il viaggio inaugurale del diretto Malpensa Express che, partendo dalla stazione di Milano Cadorna, ha attraversato il raddoppio dei binari nel tunnel-galleria di 3 chilometri e 300 metri di Castellanza (a 23 metri di profondità sotto il fiume Olona) è durato appena 24 minuti e tre secondi. Complice una velocità non inferiore ai 150 chilometri orari. E una gran voglia di dimostrare che i 150 milioni di euro spesi per realizzare in 3 anni quello che l’assessore regionale a infrastrutture e mobilità Raffaele Cattaneo ha definito «il nostro piccolo Gottardo» sono stati impiegati al meglio.
«Attraverso l’ultimazione della galleria di Castellanza, che riduce il tempo di percorrenza tra Milano e l’aeroporto di Malpensa rendendolo inferiore ai 30 minuti, questo servizio di trasporto diventa il migliore d’Europa - ha dichiarato Giuseppe Bonomi, presidente di Sea -. Non temiamo più alcun paragone con gli altri grandi scali. Undici anni fa la commissione europea puntava il dito contro quello che considerava il grande limite di Malpensa, il fatto che non fosse collegata. Una critica che ora non potrebbe più muoverci anche in previsione del collegamento tra Malpensa e la stazione Centrale e la connessione con la rete ferroviaria nazionale e l’alta velocità».
Ferrovie Nord, naturalmente, dovrà offrire un servizio all’altezza. Perché se è fondamentale il tempo di percorrenza, la frequenza dei treni non è da meno. Così l’amministratore delegato di Trenitalia-LeNord Giuseppe Biesuz ha sottolineato che da oggi le corse Milano Cadorna-Malpensa no stop (cioè senza fermate intermedie) saranno 18; 58 corse continueranno a fermarsi a Milano Bovisa, Saronno e Busto Arsizio, ma risentiranno anch’esse della marcia in più della nuova infrastruttura di Castellanza, passando da 40 a 36 minuti di viaggio. Da giugno il servizio no stop crescerà fino a 39 corse Milano Cadorna-Malpensa (una ogni 20 minuti) e 37 saranno quelle con fermate: in tutto le corse giornaliere saranno 108, sei ogni ora, tre per ciascuna direzione.
«I corvacci che continuano a sostenere che Malpensa è una sorta di cattedrale nel deserto ora possono essere smentiti definitivamente - conclude il governatore Roberto Formigoni, ringraziando il presidente di Fnm group Norberto Achille -. Negli ultimi 24 mesi in Lombardia sono stati attivati 52 chilometri di nuova rete ferroviaria e riqualificate o aperte 17 nuove stazioni, portato a termine l’acquisto di nuovi treni per 780 milioni di euro. Inoltre abbiamo avviato i lavori per la ferrovia Cisate-Stabio che permetteranno il collegamento Milano-Mendrisio-Varese-Malpensa e quelli di ammodernamento per la Saronno-Seregno che renderà possibile il collegamento tra Malpensa e lo scalo di Orio al Serio».

Da il Giornale

ROMA - Baracche sotto le antiche Mura il Comune promette di intervenire


«Una situazione di disagio sociale» dice il sovrintendente Broccoli. «Venerdì un altro sopralluogo»

Qualcosa sembra muoversi in piazzale Labicano, dove da tempo una baraccopoli si è installata in un cantiere abbandonato. Dopo la denuncia di Corriere.it la sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune promette di intervenire. E intanto ha programmato un sopralluogo nell’area: i tecnici valuteranno la necessità di nuovi fondi per riparare il piccolo crollo delle Mura Aureliane che ha originato il cantiere. Quelli stanziati col Giubileo (per il rifacimento dei 18 chilometri di Mura) e nel 2002 non sono stati sufficienti per intervenire a piazzale Labicano, anche perché nel frattempo si è verificato un altro crollo (ben più sostanzioso e pericoloso) nel tratto di Sisto V verso Castro Pretorio.

«SIAMO GIA’ INTERVENUTI PIU’ VOLTE» – «Siamo già intervenuti diverse volte per cercare di risolvere i problemi legati alla tutela dei nostri beni culturali – dice Umberto Broccoli, sovrintendente ai Beni Culturali –. In più occasioni, insieme al Nucleo assistenza emarginati del Comune, e ai nostri osservatori abbiamo provveduto a far sanare il degrado nell’area di piazzale Labicano». Ma, ricorda Broccoli, «ci troviamo di fronte a ad una situazione di disagio sociale. Ogni volta che ci muoviamo, gli insediamenti, giocoforza, tornano». Ed è un’emergenza che riguarda tutta Roma, dalla periferia al centro storico. «Venerdì è previsto un altro sopralluogo in piazzale Labicano – aggiunge ancora il sovrintendente - interverremo ancora, con i vigili e il dipartimento dell’Edilizia monumentale, ma sempre tenendo presente che si tratta di disagio sociale».

QUI C’E’ PERICOLO DI EPIDEMIE – Il cantiere in piazzale Labicano si è trasformato in un vero slum metropolitano. «C’è un evidente problema di igiene – dice Massimo Livadiotti, dell’associazione via Carlo Felice -. Da qui può partire in ogni momento un’epidemia. Ma c’è anche il rischio sicurezza e possono verificarsi episodi spiacevoli». I comitati di quartiere hanno più volte segnalato la presenza della baracca che sorge proprio all’incontro con via dello Scalo San Lorenzo. «Abbiamo mandato lettere, mail e fax – dice Massimiliano Tonelli dell’associazione “Degrado Esquilino” – ma nessuno finora ci ha mai risposto. Il pericolo riguarda anche gli stessi disperati che abitano la baracca: in quell’area c’è stato un crollo e potrebbe essercene un altro”.

Carlotta De Leo

Dal Corriere della Sera
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