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martedì 30 giugno 2009

ROMA - La movida ? Spostiamola vicino al Verano



Spunta l'ipotesi di trasferire la folla serale
in un'area non distante dal cimitero monumentale

Non più a piazza dell'Immacolata e nelle strade limitrofe. A tarda notte la vita notturna di San Lorenzo potrebbe trasferirsi a piazzale del Verano, in un'area non troppo lontana dal cimitero monumentale. È questa una delle ipotesi che saranno discusse mercoledì prossimo, nell'incontro tra il presidente del III municipio, Dario Marcucci, il delegato alla sicurezza del sindaco, Giorgio Ciardi, le associazioni di categoria dei residenti e dei commercianti. «Nel fine settimana appena trascorso abbiamo cercato di iniziare un'opera di bonifica molto seria per il week-end - racconta il consigliere Ciardi - con una pulizia straordinaria delle strade dopo l'ora di chiusura dei locali. Quindi dopo le due di notte cinque camion Ama sono stati caricati di bottiglie lasciate in strada. E abbiamo intenzione nei prossimi giorni di aumentare sempre più l'attenzione nei confronti del quartiere».

Ma oltre allo scarso decoro delle strade che peggiora nel fine settimana il problema dei residenti è soprattutto il rumore, che il venerdì e il sabato notte impedisce sonni tranquilli. «Per questo abbiamo pensato dopo le due di notte, orario di chiusura dei locali - continua Ciardi-, di far spostare tutti i ragazzi che sostano in strada in un area dove non ci siano palazzi, quindi quella limitrofa al cimitero. La zona sarebbe attrezzata con bagni chimici e panchine». Ovvero i servizi necessari per permettere ai ragazzi di smaltire i fumi dell'alcol, di ascoltare musica anche ad alto volume senza disturbare chi dorme, e di potersi intrattenere indisturbati fino a molto tardi. «E inoltre aumenteremo anche i controlli sulle attività commerciali - conclude Ciardi -. E per rendere più vivibile la vita del quartiere punteremo su decoro, pulizia e maggior dialogo con i ragazzi». Ma continua in tutta la città un maggior controllo sulla vita notturna, che con l'estate diventa molto più vivace. Da venerdì scorso i controlli rinforzati sono scattati anche a Ponte Milvio e a Testaccio. A Campo de' Fiori i carabinieri hanno arrestato due spacciatori. Ma tutti questi controlli non hanno evitato nuovi episodi di violenza: un giovane di 26 anni è stato ferito la scorsa notte ad una gamba durante una lite con un gruppo di cubani, davanti ad una discoteca in pieno centro storico.

M. R. S.

Dal Corriere della Sera

MILANO - Al via un’altra galleria dello shopping





PROGETTO DI RECUPERO. POLEMICA DEGLI ARCHITETTI: UNO SCEMPIO
Al via un’altra galleria dello shopping Proteste in corso Vittorio Emanuele Primo cantiere dopo 40 anni nei locali dismessi degli ex cinema. «Negozi e griffe per i giovani»
MILANO - Convenzione e rogito sono stati firmati, e questo era l’ulti mo passaggio burocratico-fi nanziario. Ora si aspetta il can­tiere: parte a giorni la riqualifi cazione dello «scalone» di cor so Vittorio Emanuele, la stecca ai numeri 24, 26 e 28 fino a lar go corsia dei Servi. Gli edifici progettati dallo studio BBPR di­venteranno una galleria dello shopping di tendenza, la propo sta di Real Estate Service (Res) è stata approvata dalla giunta e l’intervento concordato con la Soprintendenza. Il Comune ce de la «servitù di pubblico pas saggio», consente la chiusura degli spazi ai pedoni-non-clien ti, e in cambio incassa 7 milioni di euro per risi stemare gli arre di fino a piazza Beccaria. La Res realizzerà 10 mi la metri quadri di negozi nei lo cali dismessi. È atteso l’arrivo d’un Apple Store.

In corso Vitto rio Emanuele non si costruisce da quarant’an ni e il Sessantotto dell’architet­tura è legato alle firme BBPR. Un fascino che s’è perso, ormai. I cinema hanno chiuso uno via l’altro: Ambasciatori, Pasquiro lo, Mediolanum. Il McDonald’s al primo piano è un ricordo da paninari. Ascensori, sale, depo siti e sotterranei sono abbando nati, scalcinati, lordi. Terra di nessuno nel salotto di Milano. Arena per ballerini di breakdan ce e ritrovo pomeridiano degli studenti. «Recuperiamo un spa zio in pieno centro abbandona to al degrado», ha spiegato l’as sessore allo Sviluppo del territo rio, Carlo Masseroli. L’obiettivo è affidato a Guglielmo Tabac chi, amministratore di Res: «Re alizzeremo spazi commerciali per firme di prestigio — ha an nunciato —. Alcuni negozi avranno una superficie anche di mille metri quadri con preva lenza di fronti in cristallo».

Un progetto d’impatto. E per questo duramente contestato. L’Ordine degli architetti ha chie sto al Comune di bloccare lo «scempio» e invitato l’ammini strazione a «una pausa di rifles sione più ampia». In una lettera indirizzata a Letizia Moratti, ar chitetti e intellettuali, e tra que sti Alberico Belgiojoso e Carlo Bertelli, hanno pregato il sinda co di «fermare» o «ristudiare» l’operazione, ché le realizzazio ni del Novecento sono «uno de gli aspetti qualificanti di Mila no » e non possono essere «de moliti » proprio adesso, in vista di Expo, e per di più per essere consegnati al commercio. L’edificio non è vincolato. «Ma gli elementi identificativi saranno salvaguardati», assicu rano in Comune: scalone, illu minazione e pavimenti. Il risul tato è stato raggiunto grazie al la mediazione del soprintenden te Alberto Artioli: «Il complesso non sarà snaturato. Il recupero è fondamentale, la zona è mol to degradata... E poi l’architettu ra non è intoccabile, riscattarne l’uso qualifica l’edificio».

Armando Stella

MILANO - CANCELLARE LA CITTÀ DEI B.B.P.R.




Foto da Flickr






CORSO VITTORIO EMANUELE: CANCELLARE LA CITTÀ DEI B.B.P.R.

Due attentati gravissimi alla dignità dell’architettura contemporanea sono in procinto di essere commessi a Milano: complice il Comune e la banda affamata dei costruttori edili. Due assassinii, già orditi ma non ancora apertamente svelati, stanno per essere commessi, con l’avvallo del Comune e con l’alleanza tra imprenditori immobiliari e affaristi senza scrupoli, attivi nel mondo del commercio e della moda:
in pieno centro di Milano, a metà di Corso Vittorio Emanuele, un autorevole edificio firmato dal noto studio di architettura B.B.P.R. (Belgiojoso – Peressuti – Rogers) è sul punto di essere sconciato da un intervento irresponsabile che ne snatura l’intero piano terreno;
sulla cintura degli ex-Navigli, di fronte al seicentesco Palazzo del Senato, un dignitoso edificio, progettato da Roberto Menghi e Marco Zanuso – allora giovani architetti, divenuti in seguito noti in Italia e all’estero – sta per essere sventrato a livello di strada e irrimediabilmente snaturato.
In entrambi gli edifici l’intero piano terra – piano sempre ambito da chi esercita attività commerciali ed ha bisogno di vetrine per negozi – viene trasformato e sfigurato; e l’attuale destinazione residenziale diventa area di esposizione e di vendita. La conseguenza, per i due edifici, è tragica: tutta la loro zona basamentale, strettamente integrata alla composizione architettonica dell’intera facciata, viene trasformata e sostituita da una cortina perimetrale d’immensi cristalli. All’ignorante che ha l’ingenuità di dire: che bello! si fa notare che sarebbe altrettanto bello sostituire le basi di marmo bianco in un colonnato greco con altrettanti piedistalli di plexiglass trasparente.
Più che descrivere la gravità della ferita (ferita quasi mortale) inferta a due nobili esempi della migliore tradizione architettonica milanese, è necessario fare alcune considerazioni sul costume amministrativo che sta devastando la nostra città.
Va premesso che i due edifici saranno rovinati (ma sarebbe meglio dire massacrati) da un intervento volto esclusivamente a fini commerciali e mirato a ottenere l’unico ed esclusivo vantaggio di imprenditori e gestori privati. Non si è di fronte ad una nobile causa sociale, filantropica, culturale, che possa giustificare il sacrificio delle citate architetture: siamo di fronte ad una corsa sfrenata, siamo al cospetto di un avido arrembaggio, teso unicamente a ricavare il massimo sfruttamento possibile da posizioni di rendita sicuramente invidiabili. Per essere infatti situati in zona centralissima, i due interventi edilizi offrono la garanzia certa di un investimento più che vantaggioso; e ciò è reso possibile dal fatto che Milano vive in un regime di selvaggia libertà edilizia e di controlli pubblici inesistenti.
Di fronte ai soldi non si esita a sfregiare due ottimi esempi di architettura contemporanea, entrati ormai di diritto a far parte della storia edilizia non solo milanese, ma anche italiana.
Alle colpe, gravissime, di un’incolta Amministrazione comunale, che consente operazioni così deplorevoli, occorre anche riconoscere le enormi lacune della nostra legislazione nazionale e l’imperdonabile inadempienza degli organi centrali. Non esistono leggi poste a tutela di edifici privati contemporanei, anche se riconosciuti d’indiscusso valore artistico. Non esistono strumenti legislativi a difesa degli architetti moderni, anche se le loro opere sono universalmente note ed elogiate. Mentre la tutela degli edifici pubblici, quando sono di interesse monumentale, entra in vigore dopo cinquanta anni dalla loro costruzione, per gli edifici privati, anche se di valore e di qualità, non sono previsti limiti di tempo dai quali calcolare la loro validità storica e il loro significato nell’ambito della tradizione; e quindi la loro necessità di essere tutelati.
La Soprintendenza, anche volendo salvare le migliori opere realizzate in tempi moderni, non possiede né può utilizzare strumenti adeguati a impedire la loro distruzione. Mancano le leggi per arrestare lo scempio, ma soprattutto manca la coscienza civica capace di indignarsi, di protestare, di ostacolare i misfatti urbanistici, sempre più frequenti e continui, a danno di tante opere appartenenti alla nostra epoca.

La popolazione assiste passiva allo smantellamento della sua città. Nessuno si scompone; nessuno si ribella. Tutto viene tollerato; anche le operazioni che farebbero arrossire qualsiasi persona conscia dei diritti che spettano al cittadino. Infatti ciò che sta per essere pacificamente approvato dal Comune non danneggia soltanto la recente storia dell’architettura milanese ma viola anche alcuni diritti urbanistici che spettano agli abitanti di Milano: tra questi va ricordato il diritto di transito pubblico, lungo il sottoportico che collega Corso Vittorio Emanuele con Piazzetta Pasquirolo; attraverso il piano terra dell’edificio progettato dagli architetti Belgiojoso, Peressuti e Rogers. Il Comune abolisce il diritto di transito e concede al proprietario privato di incamerare la superficie riservata a quel transito, per potervi alloggiare i suoi spazi di vendita. Ciò che aveva ottenuto, legittimamente, al momento della costruzione dell’edificio, ora il Comune lo perde e sperpera, illegittimamente, al momento della sua ristrutturazione.
L’operazione non è ovviamente gratuita: il Comune dirà che i soldi, richiesti al nuovo proprietario in cambio dell’ex-transito pedonale, saranno spesi per il bene della città. In realtà tutti sanno quanto poco valgano queste altisonanti dichiarazioni. Quei soldi verranno spesi chissà come; mentre si sa perfettamente come e quanto nuocerà ai cittadini essere defraudati di un passaggio vitale in zona centralissima.
Il procedimento è reso possibile da un Comune che dilapida un patrimonio posseduto da tutti i cittadini, e lo svende a esclusivo beneficio di pochi e avidi privati; un Comune non solo che non argina e non frena, ma, connivente, favorisce e incoraggia il sopruso.

Jacopo Gardella

Da www.arcipelagomilano.org

TORINO - nuova centrale termoelettrica a metano


Torino Nord: nuova centrale termoelettrica a metano
Un altro passo verso la realizzazione, da parte di Iride, della nuova centrale termoelettrica a metano “Torino Nord”: potrà garantire il riscaldamento di un quinto della città, 18 milioni di metri cubi edificati, corrispondenti a circa 180mila abitanti.
Il Consiglio comunale ha approvato oggi la deliberazione che regola la cessione a Iride e Snam del diritto di superficie relativo ad alcuni terreni di proprietà comunale interessati dai lavori di costruzione dell’impianto, che sorgerà al confine con la città di Collegno, non lontano dal carcere “Lorusso e Cutugno”, in zona Vallette.
Nel caso di Snam, si tratta più precisamente del “diritto di servitù” su una striscia di terreno larga 12 metri sotto la quale correrà il segmento di conduttura che dovrà collegare la centrale alla rete di distribuzione del metano, per un totale di circa 5400 metri quadrati.
Per Iride, la cessione del diritto di superficie riguarda un’estensione di 700 metri quadrati. Il cantiere occuperà temporaneamente 4000 metri quadri di terreno comunale. I lavori di costruzione della nuova centrale comprenderanno anche la realizzazione di un segmento di elettrodotto interrato (670 metri in tutto, ma in territorio di Collegno) per allacciare l’impianto “Torino Nord” alla Rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica.
Con l’avvio del nuovo impianto di produzione di energia termoelettrica, verrà smantellata la vecchia centrale di cogenerazione delle Vallette, che sarà sostituita da un’area verde.
(Uff stampa Consiglio comunale)

lunedì 29 giugno 2009

MILANO - Inaugurato il Padiglione Monteggia


Cento letti per il Policlinico

Inaugurato alla Fondazione Policlinico Mangiagalli di Milano il nuovo Padiglione Monteggia, dove da alcune settimane è ospitato il dipartimento di neuroscienze e organi di senso. Nell'edificio di otto piani, costato 19 milioni di euro rispetto ai 26,5 milioni preventivati, si trovano i nuovi reparti di neurologia, neurochirurgia, otorinolaringoiatria, oculistica, neuroradiologia e neurorianimazione, a loro volta serviti da venti ambulatori specialistici. Il risparmio ottenuto sta consentendo di realizzare un collegamento sotterraneo con il padiglione Granelli, dove si svolgono gli esami di medicina nucleare. Nel Monteggia sono presenti anche cinque nuove sale operatorie d'avanguardia e la radiologia. Il primo piano è dedicato alla didattica e agli studi medici; il secondo ospita nove posti letto di terapia intensiva (di cui uno per isolamento) e otto riservati alla «stroke unit» (che entrerà in funzione in autunno) per i pazienti colpiti da ictus. Gli ultimi tre piani sono riservati alle degenze e ospitano circa 100 posti letto che sono già, da alcune settimane, quasi interamente occupati dai pazienti ricoverati.


Dal Corriere della Sera

MILANO - Sant’Ambrogio e Darsena, via libera ai box




Pronti i progetti definitivi per i parcheggi sotterranei. «Cantieri aperti entro l’anno»
Una svolta per due. Il proget to definitivo del parcheggio in Sant’Ambrogio è pronto e sarà consegnato dai costruttori al Comune a metà di questa setti mana: l’apertura del cantiere è certa, pur rimandata da luglio a settembre. La proposta di Dar sena spa per l’autosilo sottac qua sarà invece sul tavolo del l’assessore Bruno Simini vener dì: ai 713 posti auto a rotazione saranno affiancati 300 box in vendita ai residenti, una modi fica inserita dai promotori per colmare il buco da circa 12 mi lioni di euro scavato nel bilan cio da rilievi archeologici, ritar di e lungaggini. L’accordo pub blico- privato è «quasi fatto»: i lavori sul Naviglio dovrebbero partire a fine 2009, a cinque an ni dall’avvio fantasma, in una Darsena nel frattempo marcita, diventata latrina e discarica, re clamata dagli striscioni appesi alle finestre del quartiere. In pratica, pratiche sblocca te. L’intervento accanto alla ba silica di Sant’Ambrogio inizie rà dallo spostamento della rete fognaria, per poi passare ai 236 posti a rotazione e 234 per resi denti (un sistema elettronico, discusso con la Soprintenden za, controllerà le vibrazioni pro dotte dal cantiere). La rampa d’accesso sarà collocata davan ti al sacrario di largo Gemelli, mentre lo stradone diventerà isola pedonale, senza auto né bus, ma con vialetti di pietra, fi lari d’alberi, aiuole, panchine. Non sono bastate le proteste di cittadini, intellettuali e Italia Nostra a bloccare il progetto: «È un oltraggio alla basilica», sostengono. E non da soli. L’ul tima petizione antibox è firma ta dal presidente deputato del Santo Sinodo della chiesa greca ortodossa: in una mail inviata al Comune l’8 giugno, l’autori tà religiosa s’è spinta oltre prof e ambientalisti, definendo l’au tosilo sotto la basilica un «atto sacrilego» e un’offesa ai cristia ni ortodossi. Motivo: gli operai dovranno ribaltare l’area identi ficata nell’antico «cimitero ad martires della Legione Tebana» (nella basilica di Sant’Ambro gio un sacello è dedicato pro prio a San Vittore martire, la cu pola in Ciel d’oro). Altra pratica, la Darsena. Il presidente della società che ha vinto l’appalto, Ezio Pellegrini, ha rassicurato il Comune il 25 giugno, via posta elettronica: «Abbiamo intensamente lavo rato e stiamo ancora lavoran do... ». Un messaggio formale, certo, ma che a Palazzo Marino è stato letto come un’apertura, del tipo sediamoci a un tavolo e firmiamo: la proposta delle imprese prevede l’aumento a 42 degli anni di concessione ai privati e il ritocco a 1,80 euro della tariffa oraria dei box. Ve nerdì sarà il giorno decisivo. Mentre «importanti» sono stati le ultime settimane in piaz za XXV Aprile, altro parcheggio in ritardo sulla tabella di mar cia e ultimamente frenato pure dalla crisi economica. «Proble mi risolti, da luglio si procede rà più velocemente», assicura Giampiero Villoresi, l’architet to progettista dell’autosilo.

Armando Stella astella@corriere.it

Dal Corriere della Sera

NAPOLI - Partono i lavori stradali


Chiude di nuovo via Santa Caterina Interventi anche alla galleria Vittoria
Rifacimento del manto stradale, illuminazione, arredo urbano e messa in sicurezza. Nuzzolo: «Lavori necessari».

NAPOLI — Ancora qualche giorno, poi avrà inizio una se quela di lavori che renderanno ancora più impraticabile la cit tà. Nuovi cantieri che appesan tiranno ulteriormente la circo lazione al centro, nonostante dispositivi di traffico alternati vi. L’assessore Agostino Nuzzo lo mette le mani avanti. «Si tratta di lavoro necessari — ri corda — e abbiamo scelto di re alizzarli in un momento di rela tiva calma. La città sara più vuota e dunque dovrebbero es serci meno problemi di traffi co ». Ed eccoli i lavori in program ma che dovrebbero terminare entro la fine di luglio. Il cantiere più atteso — che determinerà i problemi più si gnificativi — è quello del tun nel dell Vittoria. La magistratu ra ha dissequestrato la galleria — un provvedimento adottato dopo la morte dell’attore Fran co Nico — e dunque è possibi le partire con i lavori di ripavi mentazione e poi con la manu tenzione straordinaria dell’im pianto di ventilazione e di illu minazione. Via i cubetti di por fido (che restaranno solo ai due imbocchi per disposizione della Sovrintendenza) attraver so un intervento per il quale il tunnel sarà chiuso in un senso di marcia per tre settimane, si porà percorrere solo da via Acton a via Arcoleo. Sono inol tre previste cinque notti di chiusura totale e la deviazione di alcune linee di autobus. Un mese intero dureranno i lavo ri in via Santa Caterina da Siena. Dal 1 al 31 luglio cantiere aperto in cor­so Vittrorio Emanuele, all’altezza di via San Nicola da Tolentino. Cam bio di circolazione per chi da via To ledo intende raggiungere il corso. Divieto di sosta in tutta la zona e senso unico alternato. Una schiarita è finalmente arriva ta anche per Coroglio. Inizieranno, la prossima settimana, e saranno completati entro la fine del mese di luglio, i lavori necessari per riaprire il tratto di strada che collega Capo Posillipo a Bagnoli, anche se si pro cederà a senso unico alternato rego lato da un semaforo mobile. Inoltre, dal primo fine settimana di luglio e fino al 20 settembre, per migliorare l’accessibilità ai locali che si trovano sul litorale di Bagno li, è stato istituito il senso unico di circolazione in via Coroglio, nel trat to compreso tra piazza Bagnoli e via Cattolica. Questo dispositivo di cir colazione sarà in vigore dalle ore 22 alle ore 6 del venerdì, sabato e do menica. Intanto saranno ultimati entro la fine della prossima settimana i lavo ro di riqualificazione della City, che stanno attualmente interessando via dell’Incoronata. I lavori hanno consentito di attuare due nuovi di­spositivi di circolazione: la pedona lizzazione di via Cervantes e quella del piazzale antistante Palazzo san Giacomo.

Anna Paola Merone

MILANO - Un nuovo quartiere al posto dell'Ippodromo


Domani, in un vertice di maggioranza, i partiti di Letizia Moratti licenzieranno il nuovo Piano di governo del territorio

Addio Ippodromo. Il destino dell’ippica a San Siro ormai è segnato: via i cavalli, via il trotter e le scuderie e le piste d’a llenamento, arriva dal Comune il sempre rimandato sì a un nuovo quartiere superlusso. Costosissimi appartamenti intorno a un grande parco. E un centro sportivo con piscina olimpionica accanto al Meazza, per salvaguardare il messaggio tutto politico che insieme al (poco) cemento ci sarà comunque una robusta funzione pubblica. Così vuole il «sì condizionato» arrivato anche dalla Lega dopo mesi di stop. Torna in pista anche l’ipotesi di un altro quartiere, in via Lombroso, accanto all’Ortomercato. Rinunciando a quella «Città del Gusto» promessa con la candidatura dell’Expo come eredità del 2015.

Un altro pezzo del dossier, dunque, è fortemente a rischio. Dopo che è stata abbandonata l’idea di trasferire l’Ortomercato, con la nuova struttura, a Rho-Pero. Rinunciare alla Cittadella consentirebbe di liberare per il business immobiliare un pezzo di via Lombroso. E trovare soldi per ristrutturare il vecchio Ortomercato. Ma c’è anche chi, come la Lega, spinge per un trasloco totale dei Mercati.

Sull’Ippodromo, invece, il via libera è ormai atteso. Risultato di una lunga serie di trattative riservate, di incontri tra i leghisti e i proprietari (la Snai) di quel milione e mezzo di metri quadrati che a San Siro valgono oro. L’accordo di massima a questo punto c’è . E i risultati inizieranno a vedersi già da domani a Palazzo Marino, al vertice tra l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli e i partiti di maggioranza per dare il via libera al Piano di governo del territorio (Pgt) che entro metà luglio la giunta Moratti varerà.

Il documento manderà in pensione il Piano regolatore, deciderà i 31 nuovi quartieri, qualcosa come 12 milioni di metri quadrati da rigenerare. Partita fondamentale per gli interessi dei padroni del mattone. Ma anche per il futuro della città e per la politica: congelata la discussione per le elezioni, adesso arriva il via libera. La diplomazia della vigilia dice solo no comment. «Vedremo la proposta dell’assessore e decideremo», dribbla il capogruppo del Pdl Giulio Gallera.

Le indiscrezioni sulle trattative riservate, però, raccontano molto altro. E parlano appunto di quel «sì condizionato» arrivato dalla Lega sull’Ippodromo, dove per condizioni si intende che il nuovo quartiere di case extralusso debba comunque essere limitato nella quantità. Debba salvare un parco su parte almeno delle piste di allenamento dei cavalli. E che, come si diceva, il business si porti dietro l’insediamento di una funzione di pubblico interesse. Attenzione: non la nuova Città della giustizia, non la costruzione di uno stadio-bis accanto al Meazza per dare una casa separata al Milan e all’Inter. Entrambe funzioni pubbliche, ma troppo invadenti. Dall’altra parte, la Snai ha spiegato e rispiegato che a San Siro non può restare. Che deve cedere l’area. Ma può farlo solo se il Comune consentirà di costruire agli acquirenti privati.

Da La Repubblica

ROMA - La metro B s'allunga


Metro B, approvato il bando di gara per il prolungamento di 4 chilometri
Da Rebibbia a Casal Monastero, 3 stazioni. Ecco il progetto: si arriverà oltre il raccordo anulare

Il progetto è pronto, il cda di Roma Metropolitane ha dato l’ok. Si prolunga la linea «B» fra Rebibbia e Ca sal Monastero: nei giorni scorsi è stato approvato il bando di gara per la sua rea lizzazione. Altri tre chilome tri e ottocento metri di per corso sotterraneo per il me trò più antico di Roma, con tre stazioni: San Basilio, Torraccia e Casal Monaste ro. Adesso il cronoprogram ma prevede la pubblicazio ne del bando, la chiusura della procedura di gara en tro la fine dell’anno e l’aper tura dei cantieri entro il 2010. Tempo previsto per la realizzazione: quattro an ni. Costo, 560 milioni.

Il prolunga mento della «B» fin oltre il rac cordo anulare dovrebbe, infat ti, essere piuttosto rapido nel la sua esecuzione: percorrerà in sotterranea una zona non ancora densamente abitata e che non dovrebbe presentare particolari problemi archeolo gici. «Per la prima volta a Ro ma - spiega l’amministratore delegato di Roma Metropolita ne, Federico Bortoli - l’infra struttura di trasporto invece di inseguire una già intervenu ta e densa urbanizzazione arri va addirittura prima degli inse­diamenti abitativi e commer ciali, secondo un uso più cor retto del territorio». Sarà un bando di gara «inno vativo »: il prolungamento, del costo di 560 milioni e 515 mila euro, vedrà un investimento dei privati di circa 400 milioni di euro perché verrà realizzato in parte un project financing.

Sulla linea vi è già un finanzia mento disponibile di 167 e 354 mila euro (così ripartito: 11 milioni del Campidoglio, 56 milioni e 500 mila euro dal la legge per Roma Capitale, 99 milioni dalla Regione Lazio). E la realizzazione sarà resa velo ce anche grazie ai Poteri spe ciali del sindaco. La procedura ha un nome tecnico preciso: «Affidamento in concessione». Le imprese che risponderanno alla gara dovranno pensare alla proget tazione esecutiva e alla realiz zazione dei quasi quattro chilo metri di metropolitana da Re bibbia a Casal Monastero, avranno la gestione dei servizi di stazione e la manutenzione degli impianti, la progettazio ne e la realizzazione dei par cheggi di interscambio e dei terminal dei bus, oltre che la loro gestione: zone commer ciali e quant’altro che saranno gestite dall’impresa, o dall’as sociazione d’imprese, per 25 anni.

Per il sostegno finanzia rio del progetto, infatti, «per garantire l’apporto di capitali privati - spiega l'assessore alla Mobilità Sergio Marchi - sarà data anche la possibilità di va lorizzazioni immobiliari che saranno di tre tipi: uffici, com merciale e residenziale, ma tut te nell’ambito dei diritti edifi catori già stabiliti dal piano re golatore ». E sarà un’opera che «risponde perfettamente alla politica dell’attuale ammini strazione capitolina - dice l’as sessore al traffico - portare le attestazione del «ferro» oltre il raccordo, per consentire il dre naggio dei pendolari che ogni mattina arrivano a Roma da fuori. Con questo prolunga mento - aggiunge Sergio Mar chi - chiudiamo il grande asse che va da sud a est, dall’Eur Laurentina fino a Termini, Re bibbia e adesso Casal Monaste ro. E con l’intersezione con la «C» realizziamo un’intermoda lità che cambia profondamen te un triangolo ideale fra la Ca silina e la Tiburtina, con la pe netrazione in sotterranea al centro della città».

La concessione sarà aggiudi cata con il criterio dell’offerta «economicamente più vantag giosa». «Ci attendiamo - ag giunge Federico Bortoli - una risposta significativa dal mon do delle imprese: siamo fidu ciosi di avere molte offerte». E l’amministratore delegato di Roma Metropolitane, proprio ricordando il fatto che questo prolungamento precede le nuove urbanizzazioni rivela che è già in fase di progettazio ne anche il prolungamento del la «B1» oltre piazzale Jonio fi no a Bufalotta: «Ci attestere mo immediatamente dopo il raccordo - spiega - con un grande parcheggio di scambio da 10 mila posti auto che farà da collettore al traffico privato da tutto il quadrante nord del la città. Ma in questo caso - conclude - stiamo inseguendo l’insediamento già realizzato».

Lilli Garrone

sabato 27 giugno 2009

MILANO - Bike sharing, oltre 10 mila iscritti


inaugurate altre 8 fermate. Croci: servizio in continua crescita

«Troppi utenti, posteggi in crisi»
Il gestore ClearChannel: le stazioni del centro non reggono le richieste, vanno ristrutturate.

MILANO - Per otto stazioni che nasco­no, ce ne sono quindici vec­chie, aperte sette mesi fa e già esauste, «arrivate al punto di crisi». Effetti collaterali d’un successo. Il sistema di bike sha­ring non regge più l’urto in cen­tro, da San Babila a piazza Duo­mo, da piazza XXV Aprile a Por­ta Ticinese: troppa richiesta e ul­tra concentrata, mattina e po­meriggio negli orari pre e post ufficio. ClearChannel, la società che gestisce il servizio BikeMi per conto del Comune, ha scrit­to a Palazzo Marino chiedendo di poter «allargare» i quindici posteggi sotto assedio, passare da 24 stalli (con 14 bici) a 33 stalli (con 20 mezzi). Obiettivo: «Garantire un’offerta più effi­ciente ai diecimila abbonati». Attualmente, negli orari di pun­ta, capita di avere stazioni total­mente sguarnite oppure com­pletamente occupate.

In un ca­so e nell’altro, il sistema s’incep­pa: «Servono più posti». Milano condivide le biciclet­te dal 3 dicembre. Preleva, peda­la e parcheggia. Il bike sharing è partito in sordina, annacqua­to, poi innevato, «senza una re­te di piste adeguata», per dirla con Ciclobby. Il bilancio, dico­no in Comune, è «più che posi­tivo». Gli abbonati annuali (36 euro) sono 9.800 e i ticket gior­nalieri e settimanali oltre 5.500. Gli iscritti sono più uomini (62,6%) che donne. Età del­­l’utente tipo: quarant’anni cir­ca. Profilo: impiegato, impren­ditore, manager. Stacca il ferro a Cadorna e lo lascia in centro, vicino al lavoro, tra le 7 e le 9; lo riprende tra le 6 e le 8 di sera e fa il percorso inverso, verso casa (non a caso le stazioni più utilizzate sono Cadorna, Duo­mo, San Babila, Cairoli e Porta Venezia).

Sette abbonati su die­ci sono milanesi, gli altri pendo­lari di hinterland e Lombardia. Qualche turista-ciclista si è spinto fin qui da Corea, Austra­lia e Brasile. E pure da Macao. «BikeMi è in continua cresci­ta» osserva l’assessore comuna­le alla Mobilità, Edoardo Croci: «Con l’apertura di otto stazioni vogliamo offrire un servizio sempre più capillare». I nuovi parcheggi informatizzati vengo­no inaugurati oggi in Santa Ma­ria del Carmine-via Cusani, piazza Mentana, via Paleoca­pa- Cadorna, Arco della Pace (due fermate), via Masca­gni- Conservatorio, via Sassetti e Gioia-Pirelli (la mappa è su bikemi.it). In particolare, ag­giunge Croci, «con le due nuo­ve stazioni all’Arco della Pace, sarà servita un’altra zona della movida. I giovani potranno rag­giungere i luoghi del diverti­mento in modo sostenibile».

Tombola. Con questi otto, i punti del bike sharing salgono a novanta e il parco bici supera i 1.200 mezzi. La prima fase del progetto è quasi conclusa: altre 13 stazioni saranno aperte en­tro un mese (con 1.400 mezzi «in linea»). A luglio verrà speri­mentato il prolungamento del­l’orario dopo le undici di sera, fino alle due di notte (ma man­ca ancora l’ok di Palazzo Mari­no). Poi scatterà la fase 2: il cro­no- programma, ancora in di­scussione, prevede nuovi colle­gamenti oltre i Bastioni e so­prattutto davanti ai poli univer­sitari Iulm, Bocconi e Bicocca. Tra progetti e cantieri serve un anno di lavori: il sistema defini­tivo conterà su 350 posteggi e 5.000 bici. Quando, ancora non si sa. L’obiettivo è «primavera 2010». E sull’obiettivo si è già un filo in ritardo.

Armando Stella

Dal Corriere della Sera

venerdì 26 giugno 2009

SONDAGGIO - TORRI IN COSTRUZIONE PIÙ BELLE IN ITALIA



Altre immagini nello speciale su Urbanfile


Ecco il risultato sui grattacieli Italiani. Il preferito nel nostro sondaggio è stato lo Storto di Zaha Hadid per CityLife.

Milano - lo Storto - Hadid
9 (47%)

Milano - Il Curvo - Libeskind
4 (21%)

Milano - Il Dritto - Isozaki
2 (10%)

Milano - Garibaldi - Cesar Pelli
2 (10%)

Torino - Regione Piemonte - Fuksass
1 (5%)

Milano - AltraSede - Pei Cob
1 (5%)

Torino - Intesa San Paolo - Piano
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ROMA - Scoppia la polemica sull'accesso al centro storico


E dopo il rogo al Pantheon, scoppia la polemica sull'accesso al centro storico Sotto accusa i tavolini dei locali e le recinzioni

E dopo l'incendio scoppia la polemica. Sotto accusa gli ostacoli all'accessibilità alle vie del centro storico: i tavolini dei locali e le colonnine in pietra e le recinzioni che bloccano gli accessi ai veicoli non autorizzati. «Ho proposto al comandante Giomi - ha affermato il presidente del I Municipio di Roma Orlando Corsetti - di formare a settembre una squadra di vigili del fuoco e polizia municipale per rimuovere i tavolini d'intralcio, che non rispondono alle norme di sicurezza».

I TAVOLINI - Che i tavolini rappresentino un pericolo è la anche la convinzione di molti abitanti di piazza della Maddalena, dove la notte di mercoledì è scoppiato un incendio. «I vigili del fuoco, per arrivare alla piazza, hanno dovuto abbattere due delle colonnette di pietra sul lato verso il Pantheon, perchè altrimenti sarebbe stato impossibile arrivare», spiega una residente. Le fa eco uno degli abitanti del palazzo coinvolto nel rogo: «Non è la prima volta che un'ambulanza ha difficoltà ad arrivare qui, purtroppo sulle occupazioni di suolo pubblico i politici fanno tante promesse ma alla fine la situazione non cambia». Altri sostengono che oltre ai disagi alle operazioni di soccorso il 'tavolino selvaggio sia anche un problema per la quiete pubblica: «C'è sempre qualcuno che suona, e poi sempre le stesse canzoni: dopo una certa ora dormire diventa impossibile».

IL CODACONS - Anche il Ciodacons mette sotto accusa i tavolini. «È inaudito che la presenza di tavolini posti all'esterno dei locali del centro storico possa ostacolare in qualsiasi modo l'arrivo dei soccorsi», afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi. «In base a quanto riferito dai cittadini, i vigili del fuoco, per arrivare alla piazza, avrebbero dovuto abbattere due colonnette di pietra sul lato verso il Pantheon, perché altrimenti sarebbe stato impossibile arrivare. Sollecitiamo la magistratura capitolina a fare chiarezza sull'episodio. Se i tavolini erano abusivi, allora i proprietari del locale devono essere perseguiti civilmente e penalmente. Se invece esiste una apposita autorizzazione per l'utilizzo del suolo pubblico in quel tratto di strada, vogliamo sapere su quali criteri sia stata concessa, e se si sia tenuto conto delle esigenze dei mezzi di soccorso. In questo caso non vi sono state conseguenze gravi - conclude Carlo Rienzi - ma cosa sarebbe successo se vi fosse stata necessità di soccorsi urgenti ed immediati per salvare vite umane?».




PDL CONTRO COLONNINE - Ma secondo il consigliere del I municipio Fabrizio Sequi (Pdl), la colpa sarebbe delle colonnine che dovrebbero essere a scomparsa. «La tragedia sfiorata con l'incendio a due passi dal Pantheon e con i mezzi di soccorso bloccati tanto che si è dovuto procedere ad abbattere le colonnine in marmo poste da qualche anno con scelte assai discutibili riaprono il grave problema del difficile transito nel cuore del centro per ambulanze e mezzi dei vigili del fuoco per interventi d'urgenza. Chiediamo con urgenza al presidente del municipio e agli assessorati competenti di monitorare con urgenza il territorio». centro della città è impensabile collocare colonnine se non a scomparsa (si veda il caso di palazzo Giustiniani al Senato) in modo da fluidificare il più possibile ogni percorso di mobilità d'urgenza». Assoluzione, dunque, per i tavolini. «Ipocrita fare la giuerra al "tavolino selvaggio", al degrado del centro, alle pedonalizzazioni non rispettate quando tutti i giorni si gioca con la pelle dei cittadini», conclude Sequi che segnala «altri dieci casi di situazioni di oggettiva pericolosità , come Trastevere e via dei Cestari».

MILANO - Tram premiato


Tram premiato - Il tram d'epoca del 1928 illuminato con i led, che ha rallegrato Milano nelle scorse festività natalizie, ha vinto il Leone di bronzo nella categoria «Best use of ambient media» alla 56ma edizione dell'Inernational Advertising Festival di Cannes (Photomasi)

giovedì 25 giugno 2009

ROMA - Bike-sharing, già rubate 50 biciclette



A tre settimane dall'attivazione l'allarme dell'Atac

Strappate dalle rastrelliere, non reinserite nel meccani smo elettronico a fine turno con un trucco, portate via se gando nella notte i perni che le bloccavano: sono già 50, su 200, le biciclette del bike sha ring rubate dal 1 giugno, gior no in cui il servizio ha ripreso a funzionare. E all’Atac c’è chi pensa ad un boicottaggio. Il danno economico per l’azienda si aggira sui 13.500 euro, anche se le bici sono co perte da assicurazione. «Sia mo dispiaciuti, ma andiamo avanti - assicura il presidente dell’Atac Massimo Tabacchie ra - I vandali e i ladri hanno danneggiato soprattutto gli utenti e la comunità, più che noi. Abbiamo ordinato altre 100 bici, arriveranno fra bre ve. E tra il potenziamento dei controlli e le soluzioni tecni che che troveremo, siamo cer ti di ridurre al minimo in bre ve tempo questi comporta menti illeciti».

E’ vero che secondo l’Atac anche a Parigi hanno gli stessi problemi, con 8 mila bici spa­rite e 16 mila danneggiate in due anni. Ma Luca Avarello, re sponsabile della direzione Tra sporto pubblico e del servizio ipotizza qualcosa di più del vandalismo e del desiderio di portarsi a casa una bici fiam mante: «E’ strano che in soli 23 giorni si siano verificate tutte queste sparizioni. Forse c’è qualcuno cui dà fastidio che il bike sharing funzioni co sì bene». Perchè i dati per l’azienda sono confortanti: i nuovi iscritti sono 550, che con i vecchi portano il totale degli utenti a 3200. «Fra l’al­tro - puntualizza Tabacchiera - a chi ci accusa di aver voluto danneggiare gli utenti facen do pagare 50 centesimi anche la prima mezz’ora di utilizzo, finora gratuita, ricordo che l’80% degli utenti si ferma pro prio ai 30 minuti. Solo il 2,5% arriva a 4 ore di utilizzo».

Dal 1 giugno sono state 3402 le ore di impiego delle bi ci, con un’entrata per l’azien da di 4.300 euro. «Una cifra che certo non incide molto sul nostro bilancio - aggiunge il presidente - ma ci teniamo a offrire alla città un servizio uti le ed ecologico. Però serve tempo per metterlo a punto». Si sta studiando per esem pio la possibilità di estendere l’uso del servizio anche ai mi norenni: per ora per affittare una bici ci vogliono 18 anni, ma non più una cauzione, co me prima. Si pensa anche a au­mentare la sorveglianza, po tenziando le risorse dedicate ai controlli presso i 19 par cheggi del bike sharing, con verifiche anche notturne e an cora più frequenti. «Il servizio andrà avanti - conclude Tabac chiera - tanto più che i prini risultati sono stati molto inco raggianti. Non ci faremo certo fermare dall'inciviltà e prose guiremo, secondo le indicazio ni del Campidoglio, a aumen tare posteggi e bici».

Ester Palma

Dal Corriere della Sera

MILANO - Musei, Milano batte la crisi Boom per Brera e Palazzo Reale



I visitatori della Pinacoteca sono aumentati del 130% e quelli delle mostre del 62%, mentre in tutta Italia si registra un vistoso calo delle presenze

MILANO - La crisi colpisce anche la cultura, ma Milano si salva. A quanto rivela il Dossier Musei 2009 del Touring Club Italiano, presentato oggi a Milano, nel 2008 il numero di visitatori nei musei italiani ha registrato un calo, causato dal minor afflusso di turisti ma anche dagli scarsi servizi e dalla poca elasticità nelle aperture. Milano però fa eccezione. L'anno scorso la Pinacoteca di Brera, dove tra l'altro è stato esposto in un nuovo allestimento il restaurato «Sposalizio della Vergine» di Raffaello ed è stata ricostruita la «Sala dei paesaggi», ha registrato un vero e proprio record, con un aumento del 130% del numero dei visitatori. Ottimo gradimento anche per le mostre a Palazzo Reale, dove giovedì 26 aprirà la nuova mostra sulla Scapigliatura: un bel +62% rispetto al 2008. Ben diversa la situazione nel resto d'Italia: fra i 30 musei più visitati, solo 6 hanno visto crescere i biglietti staccati rispetto al 2007: il miglior risultato per i Musei Vaticani, +3%. Gli altri, a cominciare dalla Galleria degli Uffizi (-3.8%), hanno perso complessivamente 1.6 milioni di visitatori, con un calo vistosamente più alto al Sud e in Campania: dagli Scavi di Pompei (-12.4%), alla Reggia di Caserta (-26.4%) e il Museo Archeologico di Napoli (-18.8%).

IL PATRIMONIO LOMBARDO - «In Lombardia abbiamo un patrimonio straordinario - ha commentato l'Assessore regionale a Identità, Culture e Autonomie lombarde Massimo Zanello - e riuscire a rendere ancora più fruibile questo patrimonio è il nostro impegno per il futuro». Fra le tappe culturali più interessanti in Lombardia, il video del Touring. ricorda inoltre il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia «Leonardo da Vinci» di Milano, la Fondazione Ugo Da Como di Brescia, il Museo Archeologico Paolo Giovio di Como, Castello Magnago a Varese, il Tempio voltiano a Como, la Certosa di Pavia.

VISITATORI AL CENTRO - Il Dossier Musei 2009 denuncia, nei 30 musei italiani più visitati, una mancanza di servizi per le famiglie, segnaletica carente, aperture poco elastiche. Per esempio, solo tre strutture (i Musei Capitolini, il Giardino Zoologico di Pistoia e il Galata Museo del Mare di Genova) offrono uno spazio nursery, dove i genitori possono lasciare i figli durante la visita. E solo dieci musei su 30 hanno pensato a percorsi specifici per bambini. Inoltre il giorno di chiusura dei musei rimane il lunedì, nonostante i «ponti» che attirano nelle città d'arte numerosi turisti. Il presidente di Touring Club Italiano Roberto Ruozi ha sottolineato il successo dei musei di Milano e Torino, due città che in passato erano «fuori dai circuiti turistici tradizionali», e ha osservato che a suo parere è necessaria, soprattutto in tempi di crisi, una vera e propria «rivoluzione culturale» che metta al centro non più i capolavori, ma il visitatore. «Bisogna che i percorsi d'arte si snodino in un contesto vivibile, dove si possa passare la giornata con la famiglia, altrimenti la visita alla Pinacoteca diventa un'esperienza molto pesante e da non ripetere».

Dal Corriere della Sera

mercoledì 24 giugno 2009

MILANO - 2014 La Porta di Milano



La S.E.A. ha bandito un concorso che prevede la realizzazione di un progetto architettonico per “cambiare il volto dell’aeroporto di Malpensa” e sarà installata nel tunnel di collegamento tra la Stazione FNM Ferrovie Nord Milano ed il Terminal 1.

Con il bando di concorso SEA chiama a raccolta dall’Italia e dal mondo architetti e designer per dare vita alla Porta di Milano, un’opera d’arte che unirà l’aeroporto alla città, dal contenuto fortemente simbolico, fatta di luce e suoni, di materia e colori

Il 20 luglio scade il termine per la presentazione delle proposte. La giuria, presieduta da Gianpiero Borghini, è composta da Sandrina Bandera, Mario Bellini, Gregorio Caccia Dominioni e Arnaldo Pomodoro. Il vincitore riceverà un bel regalo il prossimo Natale…1,7 milioni di euro per la realizzazione della Porta.

Da 02

La Porta Di Milano

VERONA - Piazza Bra, è ora di cambiarla?


LA PROVOCAZIONE. Lo storico lastricato ha 227 anni, l’area verde centrale 136. E qualcuno pensa che siano troppo vecchi per non meritare almeno un ritocco


Zeffirelli vorrebbe ampliare il Listòn, i commercianti chiedono di ridurre i giardini E il dibattito si riapre

Verona. Sembra che ci siamo. Le condizioni ci sono tutte. Un'amministrazione civica «forte» nei numeri e nel decisionismo (favorita anche da un'opposizione così flebile che rasenta la nullità); i poteri che contano in città, quelli «del schéo» per intenderci, che spingono per allargare il Listón e spianare i giardini; un artista, Franco Zeffirelli, magari un po' bolso e demodé ma che gode ancora di molto credito in città, che garantisce la copertura - in tutti i sensi - del progetto. Et voilà, la Bra, il cuore di Verona, pronta per uno degli stravolgimenti che nel corso del tempo, soprattutto negli ultimi due secoli e mezzo, ne hanno più volte mutato l'aspetto. E stavolta l'attacco è duplice, quasi una manovra a tenaglia, da un lato il settecentesco Listón, dall'altro il giardino ottocentesco. Il primo d'altronde ha 227 anni e il secondo 136, si capisce quindi che qualcuno reputi giunto il tempo di cambiare.
[FIRMA]CAMBIARE, DUNQUE. Ma per cosa? Per migliorare esteticamente questa strana e grande piazza tutta sghemba che non si sa da che parte prendere, ma che porta in sè i segni del trascorrere dei secoli, dall'anfiteatro d'epoca romana al rinascimentale palazzo della Gran Guardia, dall'ottocentesco neoclassico municipio alla sfilata di edifici di epoche diverse sul quarto lato, quello occidentale, senza dimenticare i portoni e il tratto di mura medievali? Oppure, cedendo all'air du temps, per un guadagno immediato che rimpingui le tasche già pingui di osti, ristoratori e «resdore» di turno, allargando a dismisura il plateatico come in altre parti del centro?
Staremo a vedere. Intanto val la pena di ripercorrere alcuni dei passaggi che hanno segnato i cambiamenti della Braida, che i veronesi nel loro dialetto hanno troncato in Bra' (andrebbe infatti con l'apostrofo), un toponimo che ci hanno lasciato in eredità i Longobardi, i quali con questo termine, che ha la stessa radice del goto «braips» o del tedesco «breit» («largo»), indicavano la pianura e poi, per estensione, un campo o un prato nei pressi di una città.
1782. È in quell'anno che, nell'ultimo scorcio del governo della Serenissima, destinata a perire di lì a un quindicennio, la parte occidentale della piazza è lastricata con «bisteccone» di marmo rosso della Valpolicella. Nasce il «Listón», come ci racconta, in veste di cronista d'eccezione, Goethe, che descrive il divertente andirivieni di vezzose dame e cerimoniosi cavalieri che si fanno lustri sulle pietre non ancora lustre del «Listòn». Quello che ora si vuole raddoppiare di dimensioni, coprendolo mezzo con grandi tendoni.
1822-1848. In vista del Congresso della Santa Alleanza dell'autunno 1822, che porta a Verona tutti gli imperatori che avevano sconfitto Napoleone per creare il «nuovo ordine mondiale» dell'epoca, il fondo della piazza vien raschiato di oltre mezzo metro per farlo gualivo. Un paio d'anni prima, nel 1820, l'architetto Giuseppe Barbieri aveva rifatto il trucco alla Gran Guardia ultimandone la facciata, dopo di che tra il 1831 e il 1848, sul lato orientale della piazza, per chiuderla degnamente, viene abbattutto il rione di Sant'Agnese per far posto a un nuovo palazzone in stile neoclassico, che dal suo progettista si chiama Palazzo Barbieri, municipio solo dal 1869.
1873. Tra grandi polemiche l'Amministrazione comunale della Verona diventata italiana nel 1866, guidata da Giulio Camuzzoni, vara la realizzazione del grande giardino centrale, formato tra tre grandi cerchi posti intorno a un cerchio più piccolo, destinato a ospitare una fontana.
1883. In piazza arriva il monumento a Vittorio Emanuele II, il re morto da cinque anni. Nel settembre dell'anno prima anche la Bra, come tutta Verona, era finita sott'acqua, inondata dall'Adige. A fargli compagnia, il 25 aprile 1947, arriva il monumento al Partigiano. Ora Zeffirelli vuol piazzarci pure quello a Maria Callas, greca di nascita, ma veronese d'adozione, per nozze.
1975. Al centro del giardino viene creata l'attuale Fontana delle Alpi, realizzata per simboleggiare il gemellaggio tra la città scaligera e Monaco di Baviera. I veronesi la ribattezzano subito «strucalimoni», per la forma caratteristica che ricorda proprio uno spremiagrumi.
Giancarlo Beltrame

Da L'Arena

MILANO - Diecimila milanesi “fuggiti” in campagna



Tempi duri per una l’area metropolitana milanese. Se negli anni ’60 il sogno di ogni provinciale era quello di lasciare la campagna per vivere a pieno il flusso senza sosta della città, oggi la tendenza si è invertita. Secondo un’indagine di Coldiretti, elaborata su dati Istat, sempre più milanesi fuggono e abbandonano la città per trasferirsi in campagna. E i più gettonati sono i piccoli centri con meno di 5mila abitanti. Nel 2008 dall’area metropolitana meneghina (oltre 3 milioni e mezzo di abitanti) se ne sono andati, in media, 3 residenti su mille: più di 10mila. In compenso però non ne sono arrivati di nuovi. Così Milano è l’unica città del Centro Nord in cui il bilancio è negativo. Sia perché nascono meno persone di quante ne muoiano, sia perché sempre più cittadini scelgono una “vita country”.
Aria pulita e più sicurezza
Ma quali sono i motivi che spingono i milanesi a lasciarsi alle spalle il ritmo cittadino? Secondo i risultati di un sondaggio fatto da Coldiretti sul web (www.coldiretti.it), chi sceglie una vita meno “movimentata” vorrebbe stare in un piccolo comune. Perché? Per la migliore qualità della vita: sicurezza sociale, ambiente più sano, buona alimentazione, meno traffico.
Ragazzo di campagna in negativo
E l’inversione di tendenza conquista anche i più giovani. Se prima Milano era la meta tanto sognata dai “campagnoli” - immortalati con ironia da Renato Pozzetto in “Ragazzo di campagna” - nel 2009 questi ragazzi vorrebbero fare la stessa scelta di Pozzetto, ma al contrario. Sembra, infatti, che tra i giovani sia nato un bisogno di ritorno alle origini contadine. Un ragazzo su 4, tra i 24 e i 35 anni, si occupa dell’orto o fa giardinaggio nel tempo libero. E pure gli under 35 amano trascorrere le vacanze in campagna. Lontani da smog e traffico. City

Da City

ROMA - Mondiali di nuoto, ancora un sequestro


IL CIRCOLO SPORTIVO A TRIGORIA
Mondiali di nuoto, ancora un sequestro Sigilli alla piscina del Gav Sport City La decisione del pm Colaiocco per abusi edilizi

Ancora un sequestro di una piscina olimpionica e annesse strutture nell'ambito dell'inchiesta svolta dal pubblico ministero Sergio Colaiocco sugli abusi edilizi compiuti in questi ultimi tempi nella costruzione e ristrutturazione di impianti destinati allo svolgimento dei prossimi Campionati mondiali di Nuoto.

GAV SPORT CITY - Per ordine del magistrato i sigilli sono stati apposti ad una piscina e alle nuove strutture del circolo sportivo Gav Sport City, che si trova a Trigoria ed è gestito dalla società Nuova Natura Srl. Il provvedimento è stato eseguito dai vigili urbani della sezione di polizia giudiziaria che coadiuvano il magistrato Colaiocco nell'inchiesta. Al centro dell'indagine, gli abusi commessi nella realizzazione delle strutture soprattutto in circoli privati destinati ad ospitare in particolare gli allenamenti delle squadre che poi allo Stadio Olimpico del Nuoto parteciperanno alle gare. Il sequestro della piscina che si trova a Trigoria segue quello che il 25 maggio portò gli investigatori a mettere i sigilli alla struttura del Salaria Sport Village. Nell'ambito di questa inchiesta è indagato il commissario straordinario dei Mondiali ingegner Claudio Rinaldi e anche Giovanni Sotis, legale rappresentante della società che gestisce il circolo Salaria Sport. Ora all'elenco degli indagati si aggiunge il nome del legale rappresentante del circolo e della società che a Trigoria gestiscono l'impianto posto sotto sequestro.

Dal Corriere della Sera

MESTRE - «Demolita Mestre brutta»






Giù Cel-Ana, pronta la festa

Venerdì la musica, i brindisi, la mostra e i negozi aperti

MESTRE - Un grande neon con la scritta «Mestre un futu ro in grande» e un palco ai piedi della Torre liberata. E dopo: i saluti delle autorità, la performance dello Spritz Letterario, la musica dell’or chestra «Mestrini nel mon do ». A contorno, i negozi del centro aperti fino alle 23. Mestre festeggia uno de gli eventi più attesi da trent’anni: la liberazione del la Torre dell’Orologio. L’ulti mo mattone di Cel-ana è ca duto sotto i colpi della ruspa alle 20 di mercoledì e ora la città festeg gia. Perché la scomparsa del­l’edificio che dagli anni ’60 ha imprigionato la Torre, sim bolo della storia di Mestre, rappresenta la chiusura di un capitolo, quello della città brutta, che spesso ha negato e distrutto le tracce del pro prio passato e dunque delle radici comuni.

E’ il messag gio che il Comune intende lanciare. «E’ un mo mento storico», ha detto il prosindaco di terraferma Michele Mognato. A pochi metri di distanza, la gru si sca gliava contro gli ultimi metri di cemento armato. «Un pas saggio epocale - ha aggiunto - un sogno che si realizza. Stiamo dando un colpo di ru spa alla città brutta». Si festeggia con 200 bottiglie di vino, ma prima del brindi si, alle 18, dentro la Torre sa rà inaugurata la mostra del pittore Luigi Gardenal «Rac conti di viaggio, progetti di città», nei mesi scorsi ospita ta a Ca’ Pesaro e che rimarrà in piazza fino al 10 luglio. Al piano terra i visitatori trove ranno le opere sul passato «ingombrante» di Mestre, al secondo la miniatura della Torre che Gardenal donerà al sindaco con le 250 litografie per i mestrini. Infine, all’ulti mo piano ci sarà la «Marco Polo route» con i dipinti in memoria di Zaher, il ragazzi no afghano che ha perso la vi ta agganciato sotto a un tir sbarcato dalla Grecia. «Rin graziamo Gardenal - ha detto l’assessore alla cultura Luana Zanella - per essersi messo a servizio della comunità in questo momento di festa».

E’ appunto il simbolo del cam biamento della città che pas sa anche per la demolizione dell’ex Umberto I. «E’ una grande emozione - ha detto l’assessore all’urbanistica Gianfranco Vecchiato - segno di una trasformazione irrever sibile ». Ora che la Torre è libe ra, il Comune incaricherà l’ar chitetto Guido Zordan (l’auto re della scala) di ridisegnare la porta. E a chi chiede di ab battere la scala, Mognato ri sponde: «Godiamoci questo momento straordinario e poi discutiamo di cosa fare. Ora che la Torre è libera e maesto sa, la visione complessiva è comunque già cambiata». Os servatore privilegiato dei la vori, l’assessore alle politiche sociali Sandro Simionato. «Vediamo l’abbattimento dai nostri uffici - ha detto - Me stre mostra d’essere città di namica ». I prossimi colpi di ruspa demoliranno una parte dell’assessorato, dopo il tra sloco a villa Querini (il 2 lu glio si sposta urbanistica, poi i lavori pubblici e le politiche sociali), la palestra sarà abbat tuta. Infine ancora pochi gior ni e sarà aperto al pubblico il nuovo parco di piazzale Alti nate. «Sono felice - è il com mento del progettista Giovan ni Caprioglio - dopo tanti an ni ce l’abbiamo fatta».

Gloria Bertasi 18 giugno 2009

Dal Corriere del Veneto

ABRUZZO - Via libera al decreto legge sulla ricostruzione


LE NUOVE NORME ANTISISMICHE ENTRERANNO IN VIGORE IL 30 GIUGNO
Abruzzo, via libera al dl sulla ricostruzione Il testo passa in via definitiva alla Camera, no compatto dell'opposizione. Nessuna modifica rispetto al Senato
ROMA - Sì definitivo della Camera al decreto legge sulla ricostruzione delle zone terremotate in Abruzzo. I voti a favore sono stati 261, quelli contrari 226, 9 le astensioni. L'opposizione - Pd, Idv e Udc - ha votato compatta contro il provvedimento: con qualche astensione, tra cui quelle annunciate in dichiarazione di voto da Roberto Giachetti del Pd e di Angelo Compagnon dell'Udc. «In un paese normale davanti alla sofferenza della popolazione l'opposizione dovrebbe votare subito a favore di un decreto come questo - ha spiegato Giachetti -. Il no del mio gruppo scaturisce dalla chiusura della maggioranza nell'accettare qualsiasi modifica. Ma a votare contro non ce la faccio».

RIMBORSI E MUTUI - Il dl Abruzzo, varato dal governo dopo il tragico terremoto del 6 aprile, diventa dunque legge dello Stato. Nessuna modifica è stata introdotta a Montecitorio rispetto alla versione uscita dal Senato e non sono entrati nel testo i contributi per la ricostruzione delle case dei non residenti e il rimborso agli enti locali per i mancati introiti dovuti alla sospensione dei pagamenti dei tributi. Tra le principali misure: un contributo del 100% a fondo perduto per la ricostruzione della casa principale; la possibilità per le famiglie con un mutuo di liberarsene trasferendo l'onere a carico dello Stato (purché non morose e con un tetto massimo di 150mila euro); la realizzazione di moduli abitativi, le cosiddette "casette" per sistemare i senzatetto e un contributo fino a 10mila euro per la riparazione di danni degli edifici lesionati in modo lieve. Per le imprese ci sono indennizzi per la riparazione e ricostruzione di beni mobili distrutti o danneggiati e per il ripristino delle scorte andate distrutte e per il ristoro di danni derivanti dalla perdita di beni mobili strumentali.

NORME ANTISISMICHE - Nei territori della provincia dell’Aquila e nei comuni colpiti dal terremoto dovrebbe essere istituita una zona franca urbana per la quale sono stati stanziati 45 milioni di euro. In alternativa verrà istituito un "regime fiscale di incentivazione" per le imprese. Resta comunque, per entrambe le possibilità, il preventivo e necessario via libera della Commissione europea. Il provvedimento prevede inoltre che le nuove norme antisismiche per le costruzioni entreranno in vigore il 30 giugno. Viene cancellata quindi la proroga prevista nel "milleproroghe" che faceva slittare le disposizioni al 30 giugno 2010. Le aree destinatarie del decreto sono gli ambiti territoriali che, sulla base dei rilievi effettuati dalla Protezione civile, risultano colpiti da una scossa sismica pari o superiore al sesto grado della scala Mercalli, cioè i 49 comuni del cosiddetto cratere che si trovano nelle province di L'Aquila, Teramo e Pescara.

martedì 23 giugno 2009

ROMA - Urbanistica Corsini: la Soprintendenza sbaglia sui vincoli



Scontro aperto sul terreno scivoloso dell’urbanistica nei rapporti tra i vari soggetti che hanno competenze nel settore, Campidoglio e Regione in testa. L’ultima (solo in ordine di tempo) “querelle” tra la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Roma e l’assessore capitolino all’Urbanistica Marco Corsini, riguarda l’eventuale apposizione di vincoli su aree di competenza comunale. «Contrariamente a quanto affermato dalla Soprintendenza - scrive Corsini in una nota ufficiale - la proposta di vincolo sull’Agro romano meridionale, fra via Ardeatina e via Laurentina, non è un problema solo paesaggistico, ma incide principalmente sul Piano regolatore generale di Roma». «Gli effetti di questo provvedimento - continua l’assessore capitolino all’Urbanistica - sarebbero gravissimi per tanti motivi. Innanzitutto perché investe ben 5.400 ettari del territorio di Roma mescolando, in maniera grossolana e superficiale, aree di diverso genere e con un valore paesaggistico differenziato (aree agricole di differente valore, aree edificate, aree compromesse); in secondo luogo perché, in un momento di crisi particolarmente pesante, cancellerebbe in quest’area più di 1,6 milioni di metri cubi (su un totale di 1,9) per la maggior parte di interesse pubblico (compensazioni volte a trasferire edificabilità da zone protette, piani di zona per l’housing sociale e per allocare i finanziamenti pubblici regionali di prossima scadenza; zone di recupero urbanistico, servizi pubblici e nodi di scambio)».
«Senza contare - prosegue ancora, nel suo ragionamento, Corsini - che gran parte di queste opere di trasformazione sono già in fase di pianificazione attuativa e di prossima realizzazione. Infine il vincolo, con un solo colpo di spugna, azzererebbe un’attività ultradecennale di co-pianificazione fra Comune e Regione, che ha messo in reciproca coerenza la pianificazione urbanistica con quella paesaggistica regionale, passando attraverso una serie di atti fondamentali, culminati tra il 2007 e il 2008, quali la riapprovazione dei Ptp (piani territoriali paesistici), l’adozione del Ptp regionale e l’approvazione del nuovo Prg di Roma». «Per tutti questi motivi - conclude l’assessore - la Regione non potrà che esprimere parere negativo sulla proposta di vincolo richiesta dalla Soprintendenza, per non sconfessare le scelte più volte compiute e ribadite nel recente passato dalla stessa maggioranza politica. Ma soprattutto spero che il ministero dei Beni culturali - dopo aver inspiegabilmente omesso ogni informazione e ogni consultazione con l’amministrazione cittadina - apra un tavolo di discussione con il Comune, prima di pervenire a ogni qualunque finale determinazione». Ieri, peraltro, è stata approvata dalla giunta comunale la delibera, presentata da Corsini, per l’avvio dell’iter di variante al Prg nell’area di programma di intervento urbanistico «Casal Lumbroso», che consentirà l’attivazione di un progetto urbanistico per la realizzazione di un Centro polifunzionale di alta specializzazione per l’integrazione sociale dei ciechi con strutture di supporto connesse e, contestualmente, per l’housing sociale.

Da Il Giornale

ROMA - Il “nuovo” Umberto primo, ecco il progetto


di Mauro Evangelisti Da anni si discute della ristrutturazione del policlinico Umberto primo e ogni direttore generale ha la sua ricetta per salvare l'ospedale. Questa è l'anticipazione de Il Messaggero pubblicata il 14 maggio scorso che illustra l'ultimo progetto, quello che dovrebbe cambiare volto al Policlinico. ROMA (14 maggio) - «Siamo pronti», assicurava ieri mattina Ubaldo Montaguti, direttore generale dell’Umberto I. Parlava del progetto per il nuovo Policlinico, quello che prevede un investimento di 140 milioni di euro, la demolizione dei padiglioni 4, 5 e 6 e del palazzetto dell’economato nella prima fase, e dei padiglioni 1, 2 e 3 in quella successiva.
Dieci grandi studi di ingegneria hanno presentato la loro proposta, la commissione di esperti ha scelto quello della società di Ingegneria Ove Arup, un gruppo con il quartiere generale a Londra e 92 sedi nel mondo (compresa Roma). Da Ove Arup & partners sono stati firmati progetti avveniristici come il terminal 3 dell’aeroporto di Pechino o l’originalissima nuova sede della televisione cinese, sempre a Pechino, ma anche il Millenium Bridge a Londra. Il progetto per il Policlinico Umberto I è necessariamente meno fantasioso, visto che doveva rispettare alcuni vincoli architettonici, inserirsi in un’area già esistente praticamente nel centro di Roma, consentire l’attività del resto dell’ospedale anche nel corso dei lavoro. E soprattutto avere ben presenti le attività didattiche dell’Università La Sapienza.

Detto questo, la domanda che più interessa ai romani è un’altra: quando? Quando aprirà il cantiere, quando sarà pronto il nuovo Policlinico? Montaguti traccia un percorso («cercando di essere ottimisti, ipotizzando che saremo molto bravi»): «Lo studio vincitore preparerà il progetto definitivo. Entro settembre sarà indetto il bando di gara europea che sceglierà l’impresa che realizzerà i lavori». «In sintesi - aggiunge il vicepresidente della Regione, Esterino Montino -: entro la prossima primavera aprirà il cantiere».

Significa fra un anno. La durata dei lavori - sempre ammesso che non ci saranno intralci - è di due anni e mezzo. In pratica il nuovo Policlinico Umberto I sarà pronto - forse - entro la fine del 2012. «I disagi ci saranno - osserva Montaguti - soprattutto per la viabilità interna. Però faremo di tutto perché comunque l’Umberto I prosegua al meglio la sua attività anche con i cantieri». Il progetto di Ove Arup (con Group 6 Architects e Arup Italia) prevede la realizzazione di due grandi aree di degenza collegate da una struttura dedicata alle alte tecnologie (di fatto saranno tre nuovi edifici che sostituiranno sette esistenti) di colore chiaro.

«Collegati anche sfruttando le gallerie ipogee e dei passaggi sospesi». In totale ci saranno 900 posti letto. La fase più delicata sarà ovviamente quella della demolizione. «Ma è stato concluso - ricorda Montaguti - che demolizione e ricostruzione avrebbero consentito un percorso più rapido e funzionale rispetto a una ristrutturazione. Inoltre, il rettore Luigi Frati si sta impegnando per chiedere al Governo di inserire questo progetto fra le grandi opere. Questo consentirebbe di velocizzare notevolmente tutto l’iter».

Ma avrebbe un’altra conseguenza: commissariamento per la parte che riguarda la gestione dell’appalto e dei lavori. Montaguti accetterebbe questo scenario? «Non avrei alcun problema. Ciò che m’interessa è che l’opera sia realizzata, sia realizzata bene e in tempi rapidi. Qualcuno ha provato a mettermi contro il rettore Frati, ma non ha alcun senso». Più critico rispetto all’ipotesi del commissariamento per la gestione dell’appalto è il vicepresidente della Regione, Esterino Montino: «Esperienze del passato hanno dimostrato che non sempre la nomina di un commissario è sinonimo di efficienza. Penso che l’iter possa essere portato avanti in modo efficace senza ricorrere a un commissario.
Contemporaneamente, stiamo arrivando alla sigla del protocollo d’intesa con l’Università La Sapienza, che dovrebbe migliorare la gestione del Policlinico. Certo, noi lo ribadiamo da tempo: sarebbe giusto che il Governo versasse direttamente alle università romane la risorse per la parte didattica. Per la Regione Lazio significherebbe un risparmio di almeno 300 milioni di euro annui». Intanto, però, l’altro giorno sono tornati i Nas al Policlinico, per continuare l’indagine nata dal ritrovamento di alcuni feti conservati in contenitori destinati ai rifiuti speciali.

«Siamo assolutamente tranquilli - ribadisce Montaguti - non trattandosi di rifiuti, abbiamo rispettato la normativa». Il senatore Domenico Gramazio (Pdl) ha annunciato che di questo si parlerà nella Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale: «La prossima settimana insieme al presidente Marino decideremo quando il direttore Montaguti sarà convocato».

Da Il Messaggero

lunedì 22 giugno 2009

MILANO - Nuova versione per Torre Arduino





Per l'ennesima volta (forse definitiva) la forma della 5a torre di CityLife è mutata.
il progetto è dello studio d'architettura Pier Paolo Maggiora.

LECCE - Santa Chiara, il ritorno della piazza, ma le terme rimangono coperte


L’area è il polmone verde del centro storico, servono 200 mila euro per rilanciare lo scavo archelogico

LECCE — L’inaugurazione ufficiale c’è stata ieri, giovedì, anche se i leccesi si sono riappropriati di piazzetta Santa Chiara già una settimana fa, in occasione del G8. A un anno e mezzo dall’ini zio dei lavori, infatti, il piccolo polmone verde, l’unico del cen tro storico, è stato restituito al la città completamente riquali ficato. Giovedì mattina, l’atto forma le di consegna l’ha fatto il sin daco, Paolo Perrone, che tiene a ricordare che quel progetto è nato quando lui era vice sinda co e assessore ai Lavori pubbli ci.

I LAVORI - «Trovo che il risultato sia ot timo, la piazza è molto elegan te», dice il sindaco. E, in effetti, i lavori sono stati consistenti. Il costo totale è stato di 600 mila euro, 132 mila dei quali stanzia ti a fondo perduto dalla Banca d’Italia che ha un lato della pro­pria sede che si affaccia pro prio sulla piazzetta. Adesso, la piazza e le quattro strade che la costeggiano hanno una nuova pavimentazione, nelle aiuole c’è il prato all’inglese e la sta tua di re Vittorio Emanuele II è stata quasi interamente ripuli ta, tranne che nella parte di bronzo che sarà fatta al più pre sto. Mancano ancora le panchi ne, ma arriveranno anche quel le.

I REPERTI - La cosa più preziosa di piaz zetta Santa Chiara non è quello che si vede. Il suo vero tesoro si trova ad appena mezzo me tro sotto la superficie, adegua tamente protetto, e sono le fon­damenta delle antiche terme ro mane, come spiega l’architetta Patrizia Erroi, responsabile del l’ufficio Centro storico del Co mune di Lecce, i cui tecnici han no firmato il progetto di recu pero della piazza. «Che qui sot to ci fossero dei reperti - spie ga l’architetta - lo sospettava mo. Già quando furono realiz­zati dei lavori all’interno della Banca d’Italia emersero delle te stimonianze di epoca romana. Così, un mese dopo l’inizio dei lavori, il 12 novembre del 2007, la ditta Marullo Costru zioni di Calimera si è dovuta fermare perché sono apparsi i primi reperti. Abbiamo dato al la Soprintendenza ai beni ar­cheologici e al Dipartimento be ni culturali dell’Università del Salento il tempo di fare i rilievi e documentare la scoperta, in tervento per il quale ci sono voluti 70 mila euro. Ades so, è tutto coperto, ma lo scavo può essere riaperto in qualsiasi momento. Servirebbero 200 mi la euro e potrebbero essere quelli dei fondi per l’Area vasta».

IL SINDACO - «Abbiamo riportato la piaz za al suo aspetto originario, quello del 1890 - dice il sinda co -. Mi auguro che i miei con cittadini la utilizzino con rispet to. Le prossime opere che con tiamo di portare a termine e breve sono la facciata dell’ex Convento dei Teatini, la piazza tra l’Obelisco e Porta Napoli, l’ex convento di Santa Chiara e l’ex convento degli Agostinia ni».

Francesca Mandese

venerdì 19 giugno 2009

MILANO - Piazzale Gambara: approvata la riqualificazione




Il progetto definitivo dei lavori, che dureranno un anno e mezzo, per rifare il volto dell'area costerà 4 milioni di euro. Spariranno i binari dei tram dalle vie Antonello da Messina e Anguissola e saranno piantati 45 alberi

Milano, 19 giugno 2009 – Un nuovo volto a piazzale Gambara e alle vie Antonello da Messinia e Aguissola. Il progetto definito per la riqualificazione dell’area è stato approvato dalla Giunta. I lavori dureranno un anno e mezzo circa per una spesa di 4 milioni di euro.

“Un progetto molto atteso dai residenti, che abbiamo completamente rivisitato per migliorarlo e renderlo più funzionale”, hanno detto gli assessori Bruno Simini (Lavori pubblici e Infrastrutture) e Maurizio Cadeo (Arredo, Decoro urbano e Verde).

“Nel tracciato via Antonello da Messina, piazzale Gambara e via Anguissola i tram transitano per oltre un km solo per entrare in deposito senza trasportare passeggeri – spiega Simini -. Abbiamo pertanto chiesto e ottenuto da Atm di spostare la linea dei tram in uscita dal deposito di Baggio su un altro tracciato e di fare dei lavori all’interno del deposito per consentire l’inversione di marcia dei mezzi. In questo modo le vie Antonello da Messina e via Anguissola potranno essere liberate dai binari tranviari che sono del tutto inutili”.

“Piazzale Gambara – aggiunge Simini– oggi così caotica e disseminata di auto in sosta selvaggia, potrà riappropriarsi della funzione di luogo di aggregazione. Il progetto di riqualificazione prevede l’inserimento di nuovi alberi, la creazione di ampi spazi verdi che delimitano i nuovi margini della piazza, nuove pavimentazioni in cubetti di granito e soprattutto una nuova illuminazione. Anche le vie Antonello da Messina e Anguissola torneranno a essere viali interamente residenziali con un parterre centrale dove verranno piantati nuovi alberi”.

“Nell’area verde compresa tra via Antonello da Messina e via Rubens – conclude Cadeo – saranno piantumati 45 alberi . L’area sarà completamente ridisegnata: verranno eliminate le piccole aree di sosta interne mal frequentate e quindi poco gradite ai residenti e saranno invece realizzati percorsi pedonali con panchine e un’area giochi recintata”.

Dal sito del Comune

PADOVA - Indagine Censis, le migliori facoltà sono a Padova




Il rettore: «Premiano la qualità»
Nella ricerca pubblicata su «Repubblica», l'Alma Mater patavina è ai primi posti con sette discipline segnalate


PADOVA - Il rettore dell’università di Padova, Vincenzo Milanesi, esprime soddisfazione per il risultato dell’inchiesta Censis pubblicata da «la Repubblica».

«È un risultato - rileva - che premia la qualità delle attività di didattica e ricerca dell’Ateneo e della gestione del bilancio in questi ultimi anni. Infatti l’Università di Padova non solo è prima in classifica ma lo è avendo il bilancio in regola. Ben 7 delle 13 Facoltà del nostro Ateneo risultano stabilmente ai primi posti della più importante classifica a livello nazionale che valuta la performance di Atenei appartenenti ad un unico sistema-Paese».

Economia, veterinaria, scienze matematiche, e scienze della formazione: queste le discipline con cui Padova primeggia. Ma non si ferma e sbanca tutto, aggiudicandosi anche secondo e terzo posto con le facoltà di agraria, farmacia e lettere.

Da Il Corriere del Veneto

TORINO - Piazza Vittorio off limits sosta riservata solo ai residenti



Ecco piazza Vittorio off limits sosta riservata solo ai residenti
Il divieto nelle notti di venerdì e sabato. Lo stop da metà luglio: interessate le strade sino a corso San Maurizio e via Giolitti
di Diego Longhin

Le nuove paline che indicheranno il divieto di sosta notturno per chi non abita nella zona di piazza Vittorio inizieranno a spuntare all´inizio di luglio. Giusto in tempo di mettere a punto la delibera per sperimentare lo stop al parcheggio per i frequentatori della movida che, pena la multa, eviteranno di intasare piazza e le strade nei dintorni sino a corso San Maurizio e via Giolitti alla ricerca di un posto che non sarà più disponibile.

A metà luglio debutteranno le strisce blu riservate la notte alla sosta solo dei residenti della zona di piazza Vittoria. Un´idea per limitare il flusso di veicoli verso uno dei cuori della movida torinese. Non solo. Un modo per convincere i giovani a lasciare i mezzi a casa, sfruttando i bus della notte, oppure i parcheggi sotterranei del centro. Entro la fine del mese la delibera dovrebbe essere approvata in giunta per dare il via alla sperimentazione dell´area dove riservare la sosta agli abitanti muniti di permesso già rilasciato da Gtt.

Già ipotizzato un perimetro della zona. In via Po la sosta non verrà toccata, mentre il nuovo sistema dovrebbe interessare le strade fino a corso San Maurizio, dal lato Nord, e via Giolitti, sul fronte Sud, mentre il divieto per i non residenti a lasciare l´auto nelle zone notturne verrà esteso probabilmente anche oltre il Po, solo nell´area di piazza Gran Madre, che risulta già intasata. In quali giorni varrà lo stop al parcheggio per chi viene da fuori? Quelli caldi del traffico notturno, il venerdì e il sabato, quando gli abitanti trovare un posto è un´impresa. «Vedremo se con questo provvedimento - dice l´assessore alla Viabilità, Maria Grazia Sestero - se riusciremo a ridurre ancora di più il numero di auto che circolano in una delle zone più calde della movida. Ci sarà una prima fase sperimentale e poi decideremo se saranno necessari ritocchi e variazioni».

Una volta fatta la delibera i tecnici dovranno ridisegnare la segnaletica. Non verrà toccata quella orizzontale: rimarranno solo le strisce blu e non si aggiungerà una linea gialla per indicare la riserva solo ai residenti nella notte. Dovranno invece essere installate nuove paline che indicheranno il divieto di sosta per chi non espone il permesso di sosta della zona, rilasciato da Gtt, nelle ore notturne. Lo stop al parcheggio per i non residenti scatterà dopo le 19.30 e fino alle 8 del mattino, quando rientra in vigore la sosta a pagamento.

A Palazzo Civico, in testa i tecnici, vogliono verificare gli effetti di questo provvedimento. Fondamentale sarà il controllo da parte dei vigili, ma non è detto che il popolo della notte si farà intimorire dai verbali depositati dai civich sul parabrezza, visto che ancora oggi in molti tentano di lasciare i mezzi sulle esedre della piazza in barba ai panettoni di cemento. A settembre, passata la stagione estiva, inizieranno anche i lavori di restyling della piazza. I soldi ci sono, ma l´assessore Ilda Curti, di intesa con gli esercenti, ha deciso di aspettare l´autunno per non intralciare il lavoro dei bar e dei locali.

Da La Repubblica

FOGGIA - Peschici. L’abbazia di Santa Maria di Kàlena in disfacimento


Unica salvazza l’esproprio Il sindaco di Peschici Vecera: «Nessuno caccia i soldi. Meglio il restauro in convenzione con la proprietà»
L'abbazia di Santa Maria Kàlena in stato d'abbandono

FOGGIA - L’unica strada per salvare l’abbazia di Santa Maria di Kàlena dal disfacimento è l’esproprio. Togliere la proprietà alla famiglia Martucci e dare all’abbazia la patente di un bene pubblico per facilitarne il recupero. Questo quanto indicato ieri su queste pagine dal direttore re gionale ai Beni culturali, Ruggero Martines, ora che il vincolo è stato esteso anche all’intera area che cir conda le chiesette. «Tutti sono sta ti e sono capaci di parlare di Kàle na, di invocare il restauro - com menta il sindaco di Peschici, Dome nico Vecera - , la Regione, la Sovrin­tendenza, Italia Nostra e Italia loro, ma poi alla fine nessuno ci ha mes so mai un euro. E si punta il dito contro il Comune».

Il sindaco ha assistitito in silen zio in questi giorni alle polemiche sollevate sui mancati interventi e sul crollo del tetto sull’abside di una delle due chiese: «E’ facile af fermare che il Comune può avviare l’esproprio. E i soldi? Ce li diano, ci diano qualcosa come un milione di euro e la espropriamo subito l’abbazia. Io invece penso che, vi sto che abbiamo fatto un passo avanti con la prima convenzione con la famiglia proprietaria, biso gna partire da questo per avviare il restauro».

Il Comune oggi, attraverso que sto accordo, può «gestire» a fini culturali le chiese e i giardini stori ci, la parte religiosa dell’abbazia. La gestione per aprire le chiese ai visitatori durerà 40 anni. Ma, stra no a dirsi, la convenzione è stata si glata a settembre, ma al Comune le chiavi per accedere a questa parte del complesso non sono state anco ra trasferite. Tanto è vero che il tet to è crollato ma non c’è stato anco ra nessun intervento di puntella mento per evitare altri crolli.

«Il tetto era purtroppo già peri colante, non appena ci consegne ranno le chiavi faremo le verifiche del caso. Ma voglio essere chiaro: per noi Kàlena è una priorità. Co me amministrazione abbiamo pre sentato il progetto per i finanzia menti del piano strategico di area vasta - sottolinea il primo cittadino - ma non siamo stati noi poi a indi care le priorità. Noi non siamo pre senti nella cabina di regia. Non si può pensare che con il bilancio co munale si possa restaurare quel be ne. E mi auguro che alla fine non cada tutta a pezzi. Che non riman ga, come ha scritto qualcuno, un’agonia di pietre».

Restano dunque le incertezze sul futuro dell’abbazia, che è stata dichiarata monumento nazionale nel 1951 e che era stata indicata co me uno dei pezzi importanti del l’arte nell’Italia meridionale sin dal 1904 dallo storico Emile Bertaux. Un’abbazia con la prima chiesa, quella cosiddetta vecchia, con le cupole in asse che quindi si inseri sce nel corso della tradizione pu gliese; e la chiesa «nuova» addos sata all’edificio più antico e che fu costruita secondo modelli architet tonici presenti nella tradizione eu ropea. Una tradizione che ha il suo pun to di contatto nella via Francigena, che le maestranze di scalpellini che dalla Francia si spostavano ver so i regni crociati, percorrevano nei due sensi, fermandosi anche a Kàlena.

Antonella Caruso

Da Il Corriere del Mezzogiorno
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