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mercoledì 30 giugno 2010

NAPOLI - AEDES Eco-Quartiere residenziale misto con alloggi, commerci, attrazioni e servizi urbani diversi








Un moderno quartiere urbano, ‘sostenibile’ ed innovativo, ispirato al rispetto dell’ambiente e della natura, Forma di Nuova Urbanità su un terrain vague di un ex-sito industriale di grande prestigio, si propone come vera e propria nuova Porta Orientale di Napoli.

Concreta applicazione dell’idea di Mixité funzionale in un’area dismessa di ampie dimensioni (oltre 16 ha) deliminata da un’imponente rete infrastrutturale (strade urbane, autostrade, ferrovia...) a due passi dal porto industriale della città, il concept sperimenta sulla scena della città l’idea dell’ “Isolato Misto”.

All’interno di un vasto parco pubblico di circa 7 ha trattato a verde parzialmente attrezzato ( - per un totale di aree non edificate di circa 14 ha comprensivo di 30.000 m² di parcheggi a raso e di 40.000 m² di viabilità pedonale e carrabile - ), il programma misto di circa 70.000 m² di SLP compone residenze, servizi, commerci ed attrezzature di quartiere a partire da uno schema compositivo semplice capace di minimizzare la densità edilizia sull’area: l’occupazione d’edificato al suolo è pari al 14%!

Uno zoccolo urbano di servizi a quota strada, articolato in una serie di dune artificiali di 1-1,5 livelli dalla copertura vegetale, a partire dalle quali emergono i volumi prevalentemente residenziali di diversa tipologia. Gran parte del programma si distribuisce infatti nelle volumetrie traslucide delle 7 torri, dei 3 edifici in linea, dei 2 edifici a patio su due livelli - per un totale di circa 50.000 m² (di cui 33.500 m² di residenza per 400 alloggi cui si affiancano uffici, attrezzature scolastiche e ricettive, tra cui un albergo, residenze per studenti e per anziani).

Il progetto definisce un vero e proprio Front Parc a partire dall’organica e sinuosa piastra base i cui circa 10.000 m² sono destinati a esercizi di vicinato, commerci, servizi ed attrezzature di quartiere, ateliers artigianali per la produzione di beni e servizi, spazi per lo svago ed il tempo libero. Fondale scenico del parco a sud ovest è la locomotiva commerciale-culturale del complesso, un volume anch’esso a forma di duna vegetale (circa 9.000 m² al suolo) destinato ad occupare 3 medie superfici commerciali con una sala polivalente da 400 posti che emerge dalla copertura verde.

L’isolato misto, - attraversato al suo interno da una viabilità urbana pubblica sul fronte parco e da una di servizio semi-privata sul retro -, prevede sul suo fronte urbano una piazza di ingresso al quartiere a nord-est a mo’ di parvis della futura stazione ferroviaria Galileo Ferraris, nodo di scambio intermodale (treni nazionali, metropolitana regionale, autobus di linea, taxi...) connessa ad un parcheggio di interscambio. Il quartiere è cosi’ connesso con il sistema dei trasporti regionali e, quindi, si puo’ definire “in rete”.

Rendering: Silvio d'Ascia - Architecte

Da Archiportale



MILANO - Grandi Cantieri - Varesine



A Milano un cantiere da 24 miliardi tra voglia di sviluppo e poteri forti

n poche ore Milano si sta giocando il suo futuro. Che, come in una riedizione del boom duro e fanciullesco degli anni Cinquanta e dei vitali ma corrotti anni Ottanta, passa ancora una volta per i mattoni e per il cemento. E non è una partita semplice: perché gli interessi materiali sono tanti e gli equilibri di potere trasfondono dalla dimensione imprenditoriale a quella politica, creando un impasto non facile da distinguere, al di là del grigio colore naturale.


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La scheda

mercoledì 23 giugno 2010

MILANO - Sentenza del Tar sulla Darsena: niente parcheggio

Siccome certa gente non distingue chi lucra da chi è semplicemente appassionato e vuole solo informare, questo post è privo di immagini.



DARSENA
Intanto si attende il verdetto del Consiglio di Stato, a cui Darsena SpA si è appellato

E' fissata per oggi l'udienza del Consiglio di Stato, su richiesta del Progetto Darsena SpA, dopo che il Tar aveva stabilito la revoca della concessione per la costruzione di un parcheggio sotterraneo nell'antico porto milanese.
E ieri alle ore 17 il Tar ha espresso una nuova sentenza, che respinge il ricorso, da parte dell'impresa vincitrice dell'appalto, contro il precedente provvedimento.
La Darsena, per il momento è nelle mani del Comune di Milano, che raggiunge la seconda vittoria e che intende restituire la zona ai milanesi e farla ritornare ad essere un vero 'porto'.
Secondo i soci di Darsena SpA, però, la sentenza del Tar sarebbe “riduttiva e inattuale” in quanto si fermerebbe al 2006 e non considererebbe il fatto che, nonostante la firma della convenzione sia avvenuta nel 2004, la Darsena non sarebbe stata consegnata prima del 2005.
Rimane intanto l'attesa per la sentenza della Giustizia amministrativa, che potrebbe essere rinviata al prossimo autunno.
Ma se Palazzo Marino vincerà ancora una volta, intenterà una causa civile, nei confronti di Darsena SpA. per il risarcimento dei danni patiti.

http://www.milanoweb.com/

martedì 15 giugno 2010

MILANO - Dal 2014 una «circle line» come a Londra


DALLA RICONVERSIONE DEI VECCHI SCALI FERROVIARI E COLLEGAMENTO CON LE LINEE METROPOLITANE
Dal 2014 una «circle line» come a Londra
Convogli ogni sei minuti, 15 fermate, usando binari esistenti. 140 mln per convogli e sei nuove fermate

Nel 2014 Milano avrà una nuova metropolitana leggera di superficie «ad anello», una sorta di Circle Line simile alla overground di Londra. Per la verità la linea ferrata che collega Greco-Bicocca a nord, fino a San Cristoforo a sud-ovest, passando da Lambrate a Porta Romana c'è già: ma quella che oggi è un'infrastruttura poco utilizzata, con treni che passano ogni mezz'ora, diventerà un nuovo asse del trasporto cittadino, con corse ogni cinque minuti e sei nuove stazioni collegate alla rete metropolitana. Una «rivoluzione per la mobilità urbana, che passerà da un sistema radiale a uno a rete», ha detto l’assessore comunale allo Sviluppo del territorio Carlo Masseroli. La nuova linea - quindici fermate per 27 chilometri di percorso - sarà realizzata grazie alla riqualificazione dei sette scali ferroviari dismessi (Farini, Porta Romana e Porta Genova soprattutto). Secondo l'accordo stipulato con il Comune, Ferrovie dello Stato si è impegnata a investire parte delle plusvalenze ottenute con la valorizzazione degli scali (circa 150 milioni di euro) nella realizzazione della linea ferrata, con la creazione di sei nuove stazioni (Dergano, Istria, Forlanini, Zama, Tibaldi e Canottieri), l'acquisto di nuovi treni dedicati e l'insonorizzazione del percorso.
I binari ci sono già tutti, si tratta di metterli a sistema e collegarli con le linee metropolitane che attraversano invece la città lungo percorsi radiali. Molte nuove stazioni, infatti, permetteranno la corrispondenza con le metropolitane: a Dergano la M3, A Istria la M5, a Forlanini la M4 e a Zama il Passante. Inoltre il piano di governo del territorio ha già previsto la possibilità della chiusura a Ovest dell'Anello con la futuribile linea sotterranea M8, ancora tutta da progettare e finanziare. «Con un investimento 25 volte inferiore a quello necessario per una nuova linea di metropolitana, che costa grosso modo 100 milioni al chilometro - ha detto durante un sopralluogo - saremo in grado di realizzare questo sistema complementare di trasporto che rivoluzionerà la mobilità urbana».

A prevedere la nuova tratta è un emendamento bipartisan approvato la scorsa settimana in Consiglio comunale nell’ambito del Piano di governo del territorio, il documento urbanistico destinato a ridisegnare lo sviluppo della città nei prossimi anni. In attesa del via libera definitivo al Pgt le Ferrovie dello Stato, il Comune di Milano, la Regione Lombardia e la Provincia di Milano contano comunque di approvare l’accordo di programma sulla valorizzazione degli scali ferroviari dismessi che permetterà, tra l’altro, di costruire su una parte di essi in cambio di oneri che verranno investiti prioritariamente nella linea semicircolare. La nuova «circle line» milanese, come l’hanno battezzata a Palazzo Marino, in realtà percorrerà un anello ancora incompleto. Manca infatti il tratto ovest, soppresso negli anni Trenta. Al suo posto il Comune ha inserito nel Pgt un percorso molto più periferico, che attraverserebbe diverse aree verdi, magari sotto forma di linea metropolitana di superficie, di cui non si parlerà però prima del 2030 e che richiederà investimenti molto più consistenti della cosiddetta «circle line».

Dal Corriere della Sera

venerdì 11 giugno 2010

MILANO - Sant’Ambrogio, via ai box




IL PROGETTO - PATTO TRA IMPRESE E NEGOZIANTI: «EVITARE DISAGI». CONTROLLI SULLE VIBRAZIONI
Sant’Ambrogio, via ai box «Cantieri aperti per tre anni» Comune, firmata la delibera. Le proteste dei residenti

Mancava una firma e adesso c’è: in fede, Bruno Simini. L’assessore ai Lavori pubblici porterà domani in giunta la delibera sul parcheggio interrato in Sant’Ambrogio, un progetto autorizzato dieci anni fa, ultra contestato, sopravvissuto a petizioni e ricorsi, finito sotto inchiesta, modificato, ritoccato, approvato dalle Soprintendenze, difeso fermamente dal Comune. Il concessionario «Sant’Ambrogio parking» firmerà la convenzione con Palazzo Marino tra una quindicina giorni e a metà luglio riaprirà il cantiere già utilizzato per gli scavi archeologici e poi tappato e abbandonato. I lavori, affidati a Borio Mangiarotti e Botta spa, dureranno quasi tre anni (960 giorni): i 586 box di Sant’Ambrogio, gestiti da Garage Velasca, saranno consegnati tra fine 2012 e inizio 2013.
Il via libera politico segue l’approvazione della direzione regionale ai Beni culturali e rispetta l’indicazione della Conferenza dei servizi del 13 aprile. «È stato un parto difficile, ma finalmente ci siamo» commenta Claudio De Albertis, titolare della Borio Mangiarotti spa e presidente di Assimpredil: «Abbiamo ascoltato residenti e negozianti, il cantiere sarà organizzato per limitare al massimo i disagi ». I peggiori si presenteranno in agosto: primo compito, spostare la fognatura.
«Il parcheggio doveva essere bocciato, è un modo di far saldi su un luogo sacro» insistono da Italia Nostra e, in fondo, il cuore della vicenda è questo: rispettare o spaccare?

L’iter burocratico si è scontrato per anni con il simbolo della Milano paleocristiana e medioevale, la basilica del Santo patrono. Il progetto — 236 posti auto a rotazione e 350 privati, già tutti venduti, 50 mila euro circa ciascuno — ha diviso il mondo della cultura, suscitato proteste e raccolte di firme. La Procura ha indagato le Soprintendenze per abuso d’ufficio e il fascicolo risulta aperto. In Comune, tuttavia, sono certi di aver preso la decisione giusta: «Presentiamo un piano di intervento che non ha trascurato alcun aspetto e che restituirà ai milanesi una piazza completamente riqualificata ». Un’isola pedonale. Lo stradone di Sant’Ambrogio sarà chiuso al traffico (dei non residenti), delimitato da filari d’alberi, ridisegnato fin dai marciapiedi, puntellato di panchine. La Soprintendenza ai Beni monumentali, in accordo con le imprese, vigilerà sul cantiere e misurerà le vibrazioni di scavi e costruzioni: «L’operazione sarà monitorata per evitare qualsiasi danno alla basilica».

Armando Stella Corriere della Sera

mercoledì 9 giugno 2010

ROMA - "Palazzi più alti del Cupolone"


A Roma cade l'ultimo tabù
L'idea del sindaco Gianni Alemanno: nelle periferie bisogna rompere il veto della crescita in altezza. Addio al "vincolo San Pietro" e pronti a costruire grattacieli. Con polemiche e un referendum
di FRANCESCA GIULIANI

Grattacieli in periferia, che superino in altezza persino la cupola di San Pietro e siano perciò in grado di riqualificare e ridisegnare porzioni di città lontane dal centro storico, troppo spesso trascurate. Parla della Roma del futuro il sindaco Gianni Alemanno, a Milano in occasione dell'apertura dell'Eire, l'Expo Italia Real Estate: "La città storica - sottolinea - deve mantenere l'antico vincolo di non superare il Cupolone, ma nella periferia dobbiamo poter costruire in altezza, perché è necessario trasformare le periferie, demolirle e ricostruirle". A volerne fare una questione teorica, si può dire che si mira a infrangere il tabù per realizzare il totem, abbandonare la morbida orizzontalità del paesaggio (i sette colli) per cedere alla più topica delle sfide umane, dalla torre di Babele allo skyline di Hong Kong, il migliore del mondo. È la tendenza, insomma, a toccare il cielo con un dito, ora anche nella città del Papa.
Grattacieli in periferia, che superino in altezza persino la cupola di San Pietro e siano perciò in grado di riqualificare e ridisegnare porzioni di città lontane dal centro storico, troppo spesso trascurate. Parla della Roma del futuro il sindaco Gianni Alemanno, a Milano in occasione dell'apertura dell'Eire, l'Expo Italia Real Estate: "La città storica - sottolinea - deve mantenere l'antico vincolo di non superare il Cupolone, ma nella periferia dobbiamo poter costruire in altezza, perché è necessario trasformare le periferie, demolirle e ricostruirle". A volerne fare una questione teorica, si può dire che si mira a infrangere il tabù per realizzare il totem, abbandonare la morbida orizzontalità del paesaggio (i sette colli) per cedere alla più topica delle sfide umane, dalla torre di Babele allo skyline di Hong Kong, il migliore del mondo. È la tendenza, insomma, a toccare il cielo con un dito, ora anche nella città del Papa.

La Repubblica

martedì 8 giugno 2010

TORINO - Bike sharing, falsa partenza



Altro disguido: per ora l´unico abbonamento possibile è quello annuale

Ecco il bike sharing: arrivi, passi la tessera vicino a una colonnina, prendi la bicicletta e sfrecci per le vie di Torino. Proprio come a Barcellona o a Parigi. Ieri era il giorno del debutto. Era praticamente tutto pronto. Mancavano però le biciclette.

Una ventina di esse è comparsa soltanto nel pomeriggio. Perché fino all´ora di pranzo i cinque punti della città in cui doveva essere avviato il servizio erano sguarniti. Zero bici in piazza Castello, a Palazzo Nuovo, in piazzale Valdo Fusi, in via Maria Vittoria e a Porta Susa (dove tra l´altro le colonnine erano coperte dal pullman dell´Avis). Spiega Gianluca Pin, responsabile di Bicincittà, che gestisce il progetto per conto del Comune, che «in effetti abbiamo messo le biciclette in giornata. Però abbiamo anche piazzato alcuni stand, in cui ci si poteva iscrivere direttamente per ottenere la tessera. Replicheremo l´esperienza anche domani (oggi, ndr)».

Già, la tessera. L´altra grande assente. Se non si è così fortunati da aver incrociato uno degli stand (il tempo di attesa è comunque di un giorno), l´unico modo per averla è andare sul sito www.tobike.it. In altri termini, il bike sharing torinese per ora è aperto ai soli internauti. Bisogna registrarsi e sottoscrivere un abbonamento pagandolo con carta di credito. E possederne una è un altro requisito fondamentale.

Quale abbonamento? Quello annuale (20 euro), perché gli altri non sono ancora disponibili. Il sito parla di un "settimanale" (a 5 euro) e di un "giornaliero" (a 2 euro), ma durante l´operazione online non è possibile acquistarli. Il perché lo spiega il responsabile Pin: «Li attiveremo quando sottoscriveremo la convenzione con alcune rivendite su strada. Stiamo discutendo con il car sharing e con Turismo Torino la possibilità di utilizzare i loro uffici per poter vendere le tessere».

Per ora ci si affida al web, incrociando le dita. Il sito sostiene che la tessera viene inviata «entro dieci giorni». In molti (si parla di 600 persone) l´hanno prenotata da mesi e a qualcuno è in effetti è arrivata, ma sulla pagina Facebook di ToBike c´è chi lamenta ritardi. In più alcuni sono stati tratti in inganno da www.tobike.it, perché nella descrizione del progetto si parla di 116 stazioni: «Purtroppo - dice Gianluca Pin - c´è stato un misunderstanding e qualcuno ha creduto che fossero tutte già attive. In realtà ieri ci siamo presi una giornata di rodaggio, ma domattina riempiremo tutte le postazioni. Contiamo di attivarne 45 entro luglio e poi di procedere nell´espansione. Insomma, diciamo che è un "bike in progress"».

LA Repubblica

MILANO - Museo e laboratori, nasce Brera 2


LA SCUOLA DI BELLE ARTI SI ALLARGA NELL’EX CASERMA DI VIA MASCHERONI
Museo e laboratori, nasce Brera 2
Accordo tra Resca e il direttore dell'Accademia. «Via subito ai lavori». I dubbi degli studenti

Il patto di Brera è una stretta di mano, ma solo il gesto è informale: «Milano può iniziare a costruire un sogno che insegue da quasi quarant’anni. La città avrà una grande Pinacoteca e una grande Accademia». L’intesa tra il commissario Mario Resca e il direttore delle Belle arti, Gastone Mariani, raggiunta all’ora di pranzo di ieri negli uffici di Brera, chiude una trattativa spigolosa e 18 mesi di polemiche. È un accordo ufficioso, ma nelle prossime settimane sarà certificato con la revisione dell’accordo di programma di novembre 2008: il documento dovrà essere firmato dai ministri Sandro Bondi (Cultura), Ignazio La Russa (Difesa) e Mariastella Gelmini (Istruzione). Resca è fiducioso: «Bisogna correre, dobbiamo vedere i primi risultati nel 2011». Finora sulla Grande Brera si era sempre zoppicato. L’obiettivo è l’Expo. È stata la lettera di Mariani al Corriere («Siamo disponibili a trattare») a restituire slancio a un progetto che aveva spaccato il mondo accademico e scatenato gli studenti.
Il negoziato è finito: Milano avrà due poli gemelli, Brera 1 e Brera 2 (l’ex caserma di via Mascheroni). L’Accademia conserva nella sede storica il blocco centrale di aule, la chiesa di San Carpoforo e un’altra ala dell’edificio, ma si allarga nei 20mila metri quadri del distretto militare di Pagano: qui ci saranno i laboratori d’arte e il nuovo museo di famiglia. È un accordo fondato sulla ragione etica e pratica. «Non è uno sfratto, né un trasloco» puntualizza Mariani: «È un ampliamento». Che risponde alle esigenze del crescente numero di iscritti, oltre 3.500. A Brera 1, la sede in cui è nata nel 1776, l’Accademia conserverà le lezioni di teoria, anatomia, disegno e arti visive: nel polo 2, oltre ai laboratori, confluiranno gli allievi della sede distaccata di viale Marche. «Adesso si entra nella fase più delicata»: il direttore Mariani dovrà illustrare e ottenere il consenso al progetto dal Collegio dei docenti e dal Consiglio accademico.

Ma gli studenti sono pronti alle barricate. L’Accademia sceglie via Mascheroni e libera così gli spazi per il raddoppio della Pinacoteca nell’antico palazzo di Brera. L’architetto incaricato della ristrutturazione, Mario Bellini, ha partecipato all’incontro sul progetto. Tocca a lui ridisegnare il museo e farne un polo culturale moderno, da un milione di visitatori l’anno. Costo: oltre 54 milioni di euro. Chi paga, dottor Resca? «Sui soldi non sono preoccupato. È un progetto di grande respiro. Troverà i finanziamenti che merita».

Armando Stella
08 giugno 2010 Corriere della Sera

lunedì 7 giugno 2010

MILANO - Nuove nubi sul museo di Libeskind


CITY LIFE

In Comune cresce il fronte dei contrari A difendere il progetto già ridimensionato l'assessore Finazzer Flory: "Io vado avanti"

Si farà, non si farà? Mentre l'architetto Libeskind sta preparando il progetto definitivo del Mac, il Museo milanese di arte contemporanea che dovrebbe sorgere nell'area dell'ex fiera al Portello entro il 2013, da più parti girano voci su uno stop definitivo al progetto. Soprattutto in Comune, all'interno della maggioranza e del governo cittadino sarebbe sempre più ampio il fronte contrario, poco convinto che valga la pena impegnarsi su questo fronte. Il museo, comunque già molto ridimensionato rispetto all'ipotesi iniziale, potrebbe non vedere più la luce. Meglio usare i 46 milioni di euro di oneri di urbanizzazione sborsati da City Life per altre cose, piuttosto che, come previsto, per il Mac. Questo è, in sintesi, il ragionamento. "Non mi sorprende che giri questa voce, l'ho sentita anche io, ma vado avanti - dice l'assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory -. L'architetto sta procedendo e il sindaco ha detto che il Museo di arte contemporanea è l'obiettivo principale del suo secondo mandato. Certo, adesso bisogna passare dalle chiacchiere ai fatti. I tempi per farlo ci sono ancora ma senza tentennamenti".

Libeskind ha consegnato il progetto preliminare due mesi fa. Il definitivo, per dare il via alle gare d'appalto, deve presentarlo entro ottobre. Chi vincerà la gara d'appalto ha anche il compito di preparare l'esecutivo. La metratura stabilita è 7.867 metri quadrati di cui 5mila di spazio espositivo, questa sarà l'estensione complessiva del Mac. Lontana dagli iniziali 11mila metri quadrati, di cui si era parlato all'inizio, e anche dai 21mila di spazi interni dell'appena inaugurato Maxxi di Roma (di cui 10mila di superficie espositiva), costato 150 milioni di euro. In linea, però, con molti Musei di arte contemporanea costruiti recentemente nel mondo e firmati da archistar, secondo una ricerca fatta dallo stesso studio di Libeskind. Che mostra come più o meno della stessa metratura siano il Salomon Guggenheim di New York, il Rosenthal Center di Cincinnati e di poco più grandi il Castello di Rivoli a Torino (8mila metri quadrati), piuttosto che il museo Picasso a Malaga.

Ci sono poi realtà che hanno estensioni anche inferiori, a partire dal piccolissimo Cy Twomblay Annex di Huston, realizzato da Renzo Piano, grande solo 800 metri quadrati, o il New Museum of Contemporary Art sempre di New York, poco più di 5 mila metri quadrati. "I costi di gestione pesano e un museo piccolo si gestisce meglio" spiega Finazzer. L'assessore difende il ridimensionamento e ha assicurato che entro fine anno il Mac avrà già il suo direttore, molto probabilmente Massimiliano Gioni che cura, tra le altre cose, la Fondazione Trussardi.

Il museo, pur non grandissimo se paragonato al Maxxi o al museo di Chicago (11.700 metri quadrati), godrebbe anche di un parco esterno dove l'intenzione dichiarata è sistemare monumentali sculture contemporanee.
Una volta fatto il museo dovrà essere riempito, come ancora non si sa. "Il layout museografico, la definizione delle parti interne è compito del Comune" dicono da Citylife. Dove aggiungono che, ipotizzando che l'impresa di costruzioni venga scelta a un anno da oggi, ci vogliono "altri due anni per costruire". I tempi ancora ci sono, però bisogna correre.

Da La Repubblica

venerdì 4 giugno 2010

MILANO - In Bovisa prima isola pedonale di periferia


Trentamila metri quadrati senza macchine.

In Bovisa prima isola pedonale di periferia


OMNIMILANO) Milano, 03 giu - Sorgerà alla Bovisa e sarà la prima isola pedonale di periferia a Milano. Con una superficie di 30mila metri quadri, sarà il cuore del nuovo "distretto" di circa 275 mila metri quadri con attività dedicate a moda, design e comunicazione che sta già prendendo forma intorno alla sede del Politecnico grazie alla riqualificazione da parte di operatori privati delle ex aree industriali del quartiere. Un intervento, ha spiegato stamani l'assessore all'Urbanistica, Carlo Masseroli, visitando le aree interessate dal progetto, che faranno della Bovisa da qui a qualche anno "un quartiere di cui si parlerà non solo a Milano e non sono in Italia". "Intorno all'Università sono nate delle realtà e degli immobili utilizzati poi da giovani del design e della creatività. Come amministrazione ci siano accorti di questa cosa e vogliamo sostenerla. Un progetto per la città -ha detto Masseroli- che sicuramente diventerà un brand internazionale". Compito dell'amministrazione, svolgere una "attività di coordinamento forte tra gli interventi pubblici e gli interventi privati che faccia sì che la grande volontà di investimento del privato si sposi con una grande riqualificazione del quartiere". Il progetto, che costerà circa 10 milioni di euro, sarà infatti in parte finanziato attraverso gli oneri di urbanizzazione dagli operatori privati che decideranno di investire nella zona. Tra gli interventi previsti, una grande piazza al cento dell'isola pedonale di circa 11mila metri quadri, la prima ad ssere realizzata nel giro di un paio di anni, residenze universitarie, una piscina e un "hotel degli artisti", il Fine Arts Hotel Brera, con una factory nella quale saranno impegnati gli studenti dell'Accademia.

Da Omnimilano

martedì 1 giugno 2010

MILANO - LA CITTÀ DEL FUTURO


Pdl-Pd, svolta in Comune
Accordo sull'urbanistica Dopo sei mesi di battaglie a colpi di emendamenti, intesa sul Pgt. Resta il nodo del Parco Sud
Addio al vecchio piano regolatore. Dopo sei mesi di battaglie a colpi di emendamenti in aula, maggioranza e opposizione sono riusciti a trovare l’accordo: il piano del governo del territorio verrà adottato entro il 28 giugno. In tempo utile per arrivare all’approvazione definitiva entro gennaio 2011 prima della scadenza del mandato Moratti. Resta fuori dall’accordo il Parco Sud: gli emendamenti dell’opposizione non verranno ritirati. Nove sedute per dare il via alla rivoluzione urbanistica e ritirare gran parte dei 1.350 emendamenti che hanno bloccato a lungo il Pgt. Alla fine ne dovrebbero rimanere un centinaio. Le trattative condotte in grande solitudine dall’assessore Carlo Masseroli sono state faticose. Alla fine, la «mediazione», a detta di maggioranza e opposizione è stata al rialzo, anche se rimangono le differenze e i distinguo.
Partiamo dal vero ostacolo: il tunnel Expo-Linate. È tutto rimandato al Piano urbano della mobilità che stabilirà la necessità o meno dell’opera infrastrutturale. Con un codicillo: se il Pum dovesse approvare il tunnel, non potranno essere comunque utilizzati soldi pubblici per la sua realizzazione. Altro capitolo l’housing sociale. La mediazione ha portato a un innalzamento della quota di edilizia sociale negli scali ferroviari e negli ambiti di trasformazione urbana: non potrà essere inferiore al 35 per cento. Significano circa 30 mila alloggi a canone moderato. Tranne che nello Scalo Farini dove la quota si fermerà al 20 per cento in quanto il resto sarà destinato a verde. Anche qui c’è un vincolo: le plusvalenze derivanti dal cambio di destinazione verranno investiti nel trasporto pubblico, in particolare nella Circle Line meneghina come chiesto dal verde Enrico Fedrighini.

Altro risultato: sono stati ridotti i metri cubi di volumetrie nelle aree di trasformazione urbana: 3 milioni di metri cubi di cemento in meno. In compenso, si è alzata la percentuale di verde con un milione di metri quadrati in più. Niente accordo invece sul Parco Sud. Gli indici di scambi volumetrici restano fermi allo 0,15 per cento. Pari a circa 4.800.000 metri quadrati da costruire nel resto della città, 1 milione e 600 mila metri quadrati in meno rispetto a prima.

Il centrosinistra non ci sta. E gli emendamenti sul Parco Sud non verranno ritirati. «È un momento molto importante per la città—attacca il sindaco Letizia Moratti —. C’è stato un lavoro molto importante del consiglio comunale e la maggioranza ha dimostrato una grande capacità di ascolto e di mediazione con l'opposizione e l’opposizione ha lavorato nell’interesse della città». «Il Pgt resta pericolosamente ambiguo sul meccanismo della perequazione — replica il capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino che nonostante l’accordo ha annunciato il voto contrario del Pd — ed è solo grazie al nostro atteggiamento così duro se siamo riusciti a ridurre 3 milioni di metri cubi di cemento, ad aumentare 1 milione di metri quadrati di verde e a portare il tunnel stradale Linate-Expo su un binario morto». E avverte la maggioranza: «Bene l’accordo, ma il centrodestra dovrà garantire sempre il numero legale».

Maurizio Giannattasio - Corriere della Sera
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