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martedì 9 giugno 2009

MILANO - Museo del Risorgimento, riaperto dopo un anno di lavori





TRA NOVITÀ «VISUALI» E SPAZI COLORATI, CIMELI TRA CUI IL MANTELLO DI NAPOLEONE RE D’ITALIA
E Garibaldi dice: «C’è posto per mille»
Il ritratto animato dell’Eroe invita chi entra al Museo del Risorgimento, riaperto dopo un anno di lavori

Dopo quasi un anno di la vori e 120mila euro di spesa, il Museo del Ri sorgimento riapre con un nuo­vo allestimento che, rispetto al l’ultimo risalente a soli undici anni fa, assegna più spazio alle Cinque giornate di Milano (sot traendolo alla rivoluzione napo leonica), appare meno affastel lato (ma era bella la precedente abbondanza di oggetti, che da va l'impressione di entrare nel la vecchia casa di un cultore di cimeli) e con nuovi colori alle pareti che vanno dal rosso per le stanze dedicate alle battaglie al rosso, bianco e blu per il pro logo francese, al grigio dove si raccontano la restaura zione e la prigionia dei patrioti, compresa la ri costruzione della cella di Silvio Pellico.

Il parquet al pavi mento (che sostituisce la precedente palladia na) contribuisce al l’aria un po’ internazio nale e didattica che ha ora assunto. A tutto questo si aggiunge il sonoro che accompa­gna il visitatore nei punti salien ti del percorso cronologico (dal 1796 al 1870), a cominciare dal cortile dove, prima della bigliet teria, un ritratto animato di Ga ribaldi, muovendo la bocca, in cita a fare in fretta perché c'è posto solo per i primi mille. I bambini ne saranno entu siasti, meno gli adulti. Il museo non è né grande (350 i pezzi esposti) né spettacolare, ma of fre alcuni preziosi cimeli da «fe­ticisti» come per esempio la di visa blu dentro cui morì a 24 an ni (il foro della pallottola è per­fettamente visibile) il milanese Luciano Manara lottando per la Repubblica romana, dopo aver partecipato alle Cinque giorna te di Milano. Ma emozionante è anche la scrivania dove Mazzini lavorava durante il soggiorno a Lugano, o il poncho sudameri cano che Garibaldi indossò nel la spedizione dei Mille nonché il calco della sua mano robusta e tozza. E poi la campana del Broletto che richiamava i mila nesi alla lotta, battuta così forte a martello che si fratturò, come si vede bene.

Un posto d'onore, in una grande bacheca in vetro, occu pa poi ciò che resta della ban diera tricolore issata sul Duo mo da Luigi Torelli il 20 marzo 1848 per segnalare alla città e al contado che Milano era insorta. Incredibile anche il fogliettino originale con cui da Milano si chiedeva «Al popolo di campa gna» di presidiare le strade di accesso alla città: veniva invia to tramite piccole mongolfiere di carta che cadevano a terra su perando così i controlli della po lizia austriaca. Fra gli oggetti più curiosi una valigetta con tutto il neces sario per operare sul campo di battaglia, ovviamente senza anestesia, e l'ambulanza, simile a un carro per il fieno, pratica mente una barella di legno con grandi ruote con l'unico comfort di un paravento sulla testa.

Anche la prima sezione, quella napoleonica, vanta tre pezzi forti: il primo Tricolore, conferito da Napoleone ai lom bardi che si arruolarono nel l’esercito dei rivoluzionari nel 1796 con il motto «Uguaglianza o morte», e il mantello verde che Napoleone indossò per la cerimonia di incoronazione a re d'Italia nel Duomo di Milano (ricreata con animazione tridimensionale e sonora) nonché la corona (cui purtroppo sono state sottratte due pietre preziose). «Il lascito di Napoleone agli italiani fu l'idea di nazione, anima delle lotte del Risorgimento», dice il direttore Roberto Guerri che ha allestito il museo con l'architetto Massimo Simini. «C'è una pagina di Catta neo che parla dei giovani dai di versi dialetti italiani che per la prima volta si ritrovarono uniti sotto il Tricolore qui conserva to».

Museo del Risorgimento, via Borgonuovo 23, ore 9.30/13 e 14/17.30; lun. chiuso, tel. 02.88464170

Francesca Bonazzoli

Dal Corriere della Sera

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