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mercoledì 24 febbraio 2010

ROMA - C'era una volta l'Idroscalo

Blitz all'alba di lunedì con ruspe e 500 agenti. Trasferite 30 famiglie. Sigillati i tetti, in eternit, delle casupole

Ruspe, gru, tir e blindati. E poi uomini della municipale, carabinieri, polizia, veterinari. La bonifica dell’Idroscalo, iniziata alle cinque di mattina di lunedì, proseguirà martedì e mercoledì. L’ impresa già tentata da Rutelli e Veltroni (con un bilancio complessivo di 25 casupole abbattute) è stata postata a termine dal sindaco Gianni Alemanno che infatti martedì sarà presente all’idroscalo. Striscioni e protesta degli abitanti delle case abusive: qualcuno si è anche piazzato davanti alle ruspe. Ma alla fine l’intervento è andato avanti. Imprevisto il ritrovamento di lamiere in eternit (che non erano state segnalate) e che sono state provvisoriamente sigillate. L’operazione è stata condotta dagli uomini del VIII e del XIII Gruppo, guidati rispettivamente da Antonio Di Maggio e Angelo Moretti.
Ore 4 e 30 (di lunedì), è buio all’Idroscalo. E il bagliore attorno alla piazzetta dei Piroscafi rimbalza dalle gigantesche fotoelettriche dei cantieri navali che stanno a un tiro di schioppo, verso il porto. Un’ora prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, con ruspe, gru, tir e blindati che faranno tabula rasa delle casupole abusive affacciate sul Tirreno, esplode una specie di diaspora non prevista. È quella di un centinaio di stranieri, perlopiù arabi e africani forse non in regola con il permesso di soggiorno, che lasciano le baracche a rischio esondazione dove hanno vissuto sinora. Uomini e donne che, prima dei controlli, si allontanano nel silenzio, dentro una carovana di auto stipate all’inverosimile di scatoloni, bagagli e portapacchi sui quali pencolano mobili, tavoli e sedie. Qualcuno va via in bici e c’è pure chi spinge dei carretti.

Alle 5 e 30 arriva la task force di vigili urbani, carabinieri, poliziotti, finanzieri e corpo forestale (500 uomini in tutto) inviata dal sindaco Alemanno per la bonifica dell’Idroscalo. Un’ impresa già tentata dai suoi predecessori Rutelli e Veltroni (con un bilancio complessivo di 25 casupole abbattute) che qui avevano ipotizzato la nascita di un posto verde chiamato «parco Pasolini». Un’idea non troppo distante da quella dell’attuale primo cittadino che, alla foce del Tevere, sui 200 ettari di proprietà del Demanio destinati a diventare proprietà del Comune, prevede «un’area finalizzata alla tutela dell’ambiente e alla promozione del turismo». Lunedì, a conclusione delle prime demolizioni (una decina in totale, che dovrebbero salire alle 30 previste per martedì) il sindaco ha parlato di una «giornata storica. L’operazione va avanti e venerdì sarà aperto un tavolo di confronto con i cittadini, per concordare il piano di recupero».
Verso le 10, sotto un sole insolitamente primaverile, le ruspe hanno cominciato a buttar giù le casupole - tutte fuorilegge, con i residenti, circa 1500, che considerano quella somma annuale pagata al Demanio come una specie di condono - costruite a metà degli anni Cinquanta in faccia al mare, sui resti dei bunker sistemati lungo la spiaggia per fronteggiare un eventuale sbarco alleato. Prima che i bulldozer arassero l’Idroscalo, i vigili, diretti dai comandanti dei gruppi di Ostia e Tor Bella Monaca Angelo Moretti e Antonio Di Maggio, hanno «sigillato» i tetti delle casupole, tutti in eternit, con una speciale vernice che impedisce al pulviscolo di disperdersi pericolosamente. Una ventina di famiglie (ma il numero esatto si saprà oggi) sono ora alloggiate nelle stanze di quattro residence. Quasi tutti sono romani ma non mancano due nuclei stranieri (tra rumeni e nordafricani) «in regola con residenza e soggiorno» . E’ stata fornita assistenza anche a 9 cani, 30 gatti, un cavallo e persino i 3 pitoni trovati nelle baracche. Due dei rettili (tutti dentro delle teche) erano regolarmente denunciati, mentre del terzo non si sa nulla, a partire dal nome del proprietario, dato che nessuno ha saputo indicare chi occupasse la baracca dove è stato preso il serpente.

Non sono mancate le polemiche. «Siamo davanti a una deportazione – accusa il consigliere regionale Pd Tonino D’Annibale -, è servito un mezzo esercito per allontanare una quindicina di famiglie con bambini, donne e anziani». L’assessore capitolino all’Urbanistica Marco Corsini ribatte che «oggi stiamo rimediando a una tolleranza cieca ed ipocrita che ha permesso il consolidarsi di questo pericoloso degrado sociale e ambientale» mentre il coordinatore romano pdl, il deputato Gianni Sammarco, parla di «bonifica necessaria per ripristinare accettabili sicurezza e decoro».

Alessandro Fulloni

Dal Corriere della Sera

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