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mercoledì 10 febbraio 2010

NAPOLI - Le fontane che Napoli non vuole più Niente acqua, «galleggiano» portafogli











MONUMENTI SFREGIATI, IL REPORTAGE

In preda alle erbacce da tempo immemore e abbandonate

Giacciono ormai da anni come silenziose memorie, oggetto continuato di scempio, all'ombra dei grandi provvedimenti di tutela, le più antiche e celebri fontane storiche di Napoli.

È pur vero che alcune, le più “fortunate”, restaurate e tirate a lucido, fanno bella mostra nelle principali strade del centro ed in quelle commerciali. Hanno avuto la buona sorte di essere state ubicate o successivamente spostate in contesti maggiormente visibili. Ma altrettanto non è accaduto ad esempio per la Fontana parietale al Capo Posillipo, costruita tra il XIV e il XV e completamente preda dell'incuria e del degrado. Simbolo dell'abbandono è poi il complesso delle fontane confinate nei giardini del Molosiglio, non molto distante dalla più nota piazza del Plebiscito.

CONCHIGLIE TRA LE GIOSTRINE - La fontana delle Conchiglie è strozzata dalla vicinanza di due giostre per bambini mentre la monumentale fontana dei papiri, è in uno stato pessimo di conservazione. Quest'ultima in particolare è diventata un ricettacolo di immondizia, spazzatura, siringhe e portafogli rubati, come spiega l'addetto dell' Asia Giuseppe Cosenza, responsabile della pulizia e del decoro di quanto resta della monumentale fontana: «Mi sembra di fare l'impiegato comunale» commenta ironico alludendo alla mole quotidiana di portafogli contenenti documenti che ritrova sul fondale della vasca esterna. «Ogni giorno raccolgo decine di documenti, patenti e carte d'identità che poi consegno alla ditta per la loro restituzione. Vedete, c'è di tutto ed ogni volta che pulisco il giorno dopo ritrovo la stessa quantità di spazzatura; e ciò è dovuto ai clochard e ai tossicodipendenti che frequentano i giardini di notte e di giorno».

SAVANA DI ERBACCE - «L'interno della fontana è diventato un terrapieno impraticabile», continua, «erbacce e cespugli sputano dappertutto ma nessuno viene a toglierle». A poca distanza, ancora, la celebre fontana dei Leoni con le caratteristiche facce piangenti, simbolo stesso della fontana che Matilde Serao ricorda nei suoi scritti e riconducibile al pianto di un principe napoletano, cui unico e buon amico era rimasto un leone che gli morì miseramente, sono state da sconosciuti selvaggiamente sfreggiate. Un writer incosciente, poi, si è preoccupato di ridargli un nuovo volto disegnandoci sopra un moderno “smile” assieme ad una nuova “virilità” color blu elettrico.

TORRI ARAGONESI - Infine alla fontana della Marinella al Carmine, fontana storica di Napoli situata nel bel mezzo delle torri dell'ex Castello del Carmine in via Marina, non è stata riservata sorte migliore. Fatta costruire dal re Ferdinando IV sul finire del XVIII secolo per la sistemazione dello slargo adiacente il Castello del Carmine, della struttura originaria mancano i delfini che la ornavano, le due vasche superiori e il piedistallo, entrambi rubati nel 1989. Attualmente tutto ciò che ne rimane è solo il fragile basamento in marmorino orribilmente mutilato. Esposta pericolosamente al danneggiamento, trovandosi nel bel mezzo del cantiere per la riqualificazione dei marciapiedi di via Marina, la preziosa fontana tuttavia non viene spostata nè salvaguardata.


Antonio Cangiano
Dal Corriere della Sera

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