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giovedì 19 maggio 2011

ROMA - La statua di Wojtyla abbraccia Termini




L'opera inaugurata ieri a molti non piace. Il sindaco: "È suggestiva". "Il corpo vuoto non lo vogliamo" dice la gente. Il cardinal Vallini: "È il cuore grande del Papa"
di LAURA SERLONI

Svetta in piazza dei Cinquecento la statua dedicata a Giovanni Paolo II. Alta più di cinque metri, fusa in bronzo con una patina color argento dove domina il verde. La scultura, opera dell'artista Oliviero Rainaldi, vuole rappresentare il senso dell'accoglienza. E non a caso è stata scelta la stazione Termini, già intitolata nel 2006 al pontefice, per ricordare a viaggiatori e pellegrini che Roma è stata per più di vent'anni la sua città. Si chiudono così, con l'inaugurazione e il concerto serale all'auditorium della Conciliazione, gli eventi per la beatificazione di Wojtyla.

L'opera, donata dalla fondazione Silvana Paolini Angelucci, è ispirata alla storica foto scattata nell'aula Paolo VI nel novembre del 2003 in occasione dell'udienza concessa ai membri e ai collaboratori del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari. È proprio in quell'occasione che Wojtyla avvolse scherzosamente con il mantello un bambino seduto su un gradino accanto a lui. "La stazione Termini è la porta d'accesso a Roma - sottolinea il sindaco Gianni Alemanno - certo un luogo difficile, pieno di contraddizioni. Il posto migliore per collocare la statua che accoglierà e proteggerà tutti. L'opera è bella e muove la fantasia".






Non tutti però la pensano così. Tanto che appena è stato tirato via il telo bianco a copertura della statua, lì davanti il primo cittadino, il ministro dei Trasporti Altero Matteoli e il cardinale Agostino Vallini, tra le persone è serpeggiato un moto di delusione. E i giudizi negativi hanno prevalso: "Questa statua non la vogliamo, la devono togliere - protesta un'anziana signora - è vuota, sembra una scatola e ci fa vergognare con i turisti". E il corpo vuoto non piace. "D'inverno ci dormiranno gli zingari lì dentro, il senso di accoglienza è garantito", ironizza Paolo Torpei. E persino un sacerdote si lascia sfuggire un commento: "Non mi piace assolutamente, sembra una garitta dei militari, peraltro sventrata". È il messaggio però quello che conta di questa scultura dal titolo "Conversazioni". Lo ribadisce il cardinal Vallini: "Il rischio di questo nostro tempo è quello di chiudersi mentre abbiamo bisogno di aprirci. E l'opera rappresenta quello che era Giovanni Paolo II, un uomo che aveva un cuore immenso, aperto sul mondo e che accoglieva tutti".

Da La Repubblica

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