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venerdì 27 novembre 2009

ROMA - Cecchi Gori perde i suoi cinema


Cecchi Gori perde i suoi cinema I giudici: sì alla cessione del circuito La procura ha autorizzato a mettere sul mercato il cinema Adriano e 10 altre sale. Pronto il ricorso

ROMA - La Procura e il Tribunale civile di Roma hanno autorizzato il custode giudiziario e liquidatore della «Cecchi Gori Cinema Spettacolo» (CGCS), Lodovico Zocca, a cedere la proprietà del più famoso cinema di Roma la sala «Adriano» e altre 10 sale e la loro gestione. Valore dell'affare è 59,5 milioni di euro: questa la somma che la Global Media di Vittorio Ferrero si è impegnata a versare al custode giudiziario della CGCS per aggiudicarsi la proprietà delle sale cinematografiche del circuito romano di Vittorio Cecchi Gori.
RICORSO - Global Media secondo quanto si è appreso ha già versato un acconto di 3 milioni a cui seguiranno altri 7 milioni di euro alla firma del preliminare che dovrebbe avvenire entro la fine di dicembre. A quel punto la società subentrerà alla CGCS nella proprietà degli immobili e nella gestione delle sale. Nel frattempo, Vittorio Cecchi Gori avrebbe già pronto il ricorso contro il via libera alla cessione da parte di Procura di Roma e Tribunale.

ARRESTI E CRISI - La crisi del gruppo, che si trascina ormai da due anni, si era aggravata con l'arresto di Cecchi Gori all'inizio dell'estate 2008. In seguito, il produttore cinematografico aveva riottenuto - dopo quattro mesi tra carcere e arresti domiciliari, con l' intermezzo di un intervento in clinica - la libertà nell'ottobre dell'anno scorso.
Cecchi Gori era finito nei guai per il fallimento della Safin Cinematografica: un crac da 24 milioni di euro che gli era costato un' accusa di bancarotta. Il processo per il fallimento della Safin, che gestiva le sale cinematografiche, tra cui il cinema Adriano a Roma, era iniziato mentre si avviavano anche le udienze per il fallimento della Finmavi, considerata la «cassaforte» del gruppo.
SCIOPERI IN SALA - I lavoratori del cinema Adriano erano scesi in piazza a giugno e in ottobre perchè la multisala, a loro dire, rischiava «di chiudere entro pochi giorni». Numerose le assemblee e le manifestazioni, anche davanti ai cancelli del cinema. Si prospettava la chiusura non solo dell'Adriano ma di «una gran parte delle sale storiche del circuito romano, con un grave danno per la città». E la paventata serrata metteva a rischio di perdita del posto di lavoro per centinaia di dipendenti.

Dal Corriere della Sera

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