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domenica 4 ottobre 2009

MILANO - Perde un Grattacielo


Milano perde il grattacielo australiano
Il cantiere è fermo da dieci mesi: 70 milioni per costruire i 24 piani progettati sono troppi per il fondo australiano proprietario dell'area. Resta la voragine delle fondamenta

La crisi si è abbattuta anche sull’avveniristica torre di 24 piani, accostata a due edifici più bassi, che avrebbe dovuto sorgere entro la fine dell’anno prossimo in via Principe Eugenio. E il verdetto lascia pochi dubbi: la Torre delle Arti, così com’era stata promessa alla città, non si farà più. Addio al «sogno nel cielo di Milano», come annunciava il battage pubblicitario. Con il mercato immobiliare congelato settanta milioni d’investimenti sono troppi.

A decidere il dietrofront è stato il fondo titolare del progetto: «La Torre delle Arti non si farà più perché non è finanziariamente sostenibile» fa sapere una fonte della società di gestione che amministra i beni del fondo immobiliare australiano Babcock & Brown, da marzo in amministrazione controllata e con rapporti molto stretti con il gruppo assicurativo Generali. Del tramonto del progetto, quasi 20mila metri quadri per 140 appartamenti di lusso (si parlava di circa 10mila euro al metro quadro), uffici e spazi culturali disegnati anche da artisti famosi tra cui Arnaldo Pomodoro, c’era già in realtà più di un indizio. A partire dallo stato del cantiere, abbandonato dal dicembre scorso dopo una breve fase di scavi.

È da mesi che non si vedono più al lavoro operai, ingegneri e macchinari su quella voragine coperta da teloni blu, chiusa con lucchetti e fonte di preoccupazione per i residenti: «Ci interroghiamo su che fine farà, sperando che presto qualcosa si muova» commenta Lorella Ventura, membro di quello che era il comitato di quartiere “No al grattacielo di via Principe Eugenio”, nato per denunciare l’impatto della torre sul quartiere e che oggi riunisce i residenti in ansia per il degrado di un cantiere in stallo.

La rescissione, prima dell’estate, del contratto con la Pessina costruzioni che non ha mai preso in consegna l’area, era stato un altro segnale poco incoraggiante. Si aggiunge una vertenza legale: i condomini del 9 di via Eugenio hanno chiesto i danni al fondo per le crepe e le infiltrazioni d’acqua che si sono ritrovati in casa all’indomani dell’avvio degli scavi. «C’è già stata una prima udienza e presto nomineremo un perito per quantificare i danni» fa il punto l’avvocato Veronica Dini che cura la questione a nome del condominio.

Il funerale della Torre delle Arti non significa però che non si pensi di costruire comunque su quei 20mila metri quadri vicini alla vecchia Fiera e a Citylife: il fondo titolare sta lavorando a un nuovo business plan, un progetto ridimensionato che, in tempi di crisi, costerà meno. E che dovrà ottenere anche l’approvazione del Comune: «Se c’è un nuovo piano lo valuteremo e se porterà modifiche sostanziali si dovrà rifare l’intero iter amministrativo - chiarisce l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli - per ora non ho comunque ricevuto alcuna comunicazione».

È dispiaciuto invece il padre della torre, l’architetto Marco Casamonti: «È un progetto di qualità - dice - e concertato con città e istituzioni: la mia speranza è che si trovi il modo di farlo comunque, o per lo meno che non venga stravolto troppo». A oggi nulla si conosce sulla possibile ripresa dei lavori. Di sicuro c’è solo che, prima del via libera a gru e operai, il terreno andrà bonificato: sotto il vecchio immobile, infatti, erano state trovate infiltrazioni consistenti di cherosene. Un intervento che durerà circa un mese, ma che non si sa quando comincerà.

Da La Repubblica

1 commento:

Django ha detto...

un immenso peccato....

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