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martedì 23 marzo 2010

MILANO - Brera, la nuova sovrintendente: «Vengo a Milano per spostare l’Accademia»


Brera, la nuova sovrintendente: «Vengo
a Milano per spostare l’Accademia»
Caterina Bon Valsassina, da Venezia alla Direzione ai Beni culturali: «Lavorerò con diplomazia»



Caterina Bon ValsassinaMILANO - «Se non vogliono traslocare, temo, non li convincerà neppure un palazzo tempestato di gemme e avorio». Rinuncia in partenza? «Affatto. Io credo sia possibile arrivare a un punto d’accordo: lavorerò, con diplomazia, per il trasferimento dell’Accademia da Brera».
Troverà gli studenti sulle barricate, il compito è arduo, è pronta?
«Guardi, l’Accademia di Venezia è stata spostata e ancora c’è qualcuno che brontola. La storia di Brera e quella delle Gallerie veneziane sono simili, due musei nati più o meno nello stesso periodo, collezioni d’arte a servizio dei giovani pittori...».

Simili anche nel destino?
«Di fronte a un’opposizione forte bisognerà muoversi con intelligenza e cautela, evitando danni collaterali. Nessuno sarà cacciato con un colpo di mano, ma l’Accademia ha bisogno di spazi grandi, moderni, e la Pinacoteca deve poter crescere nel palazzo storico». Da Brera e ritorno. Caterina Bon Valsassina è stata soprintendente aMilano nel 2001, poi direttore dell’Istituto centrale del restauro e, nell’ultimo anno, del Polo veneziano (dove ha lavorato alla divisione delle Belle arti dal museo); da aprile sarà alla guida della Direzione lombarda ai Beni culturali: «Nel mio destino c’è Milano ad ogni balzo di carriera».

È Milano, forse, che è ferma da trentacinque anni, o no?
«Russoli parlò della Grande Brera già a metà degli anni Settanta, poi il dibattito si è incastrato su Palazzo Citterio "sì e no", poi sulla Bovisa...».

È approdato, da un anno e passa, in una caserma militare.
«Io sono molto affezionata a Brera, ma questa storia è estenuante».

Estenuante, e impossibile?
«No, Venezia lo dimostra. Aiuterò Mario Resca in tutti in modi possibili per sciogliere il nodo di Brera».

Nessun imbarazzo a lavorare in una Brera «blindata» dal governo?
« La struttura commissariale è autonoma dalla Direzione regionale e dalla Soprintendenza di Brera».

Ha visto quante polemiche sul ruolo di Resca?
«È un collega del ministero, la cosa non mi turba. Il tipo di conoscenze che ho io, non le ha Resca, e viceversa: si può cercare un’intelligente complementarità».

Sono molti i milanesi, da Dario Fo in giù, che si oppongono al trasferimento dell’Accademia.
«C’è una parte della Milano che conta, ed è colta, che non riesce a distinguere e scindere il legame storico tra Accademia e Pinacoteca. Convincere questa parte sarà dura, ma ce la faremo: del resto, l’arte contemporanea, oggi, viaggia sui video, ha bisogno di spazi, un palazzo antico è inadeguato ai bisogni degli studenti».

Dovrà ricomporre anche la frattura interna all’Accademia, il contrasto tra il presidente Mazzotta e il direttore Mariani, promotore l’uno e nemico giurato del trasloco l’altro.
«Cercheremo un’intesa».

Le opere d’arte dell’Accademia resteranno nel palazzo di Brera?
«I gessi e i dipinti resteranno nella sede storica, è un patrimonio restaurato e stratutelato dalla Soprintendenza. Le opere di Pinacoteca e Accademia sono già raccolte in unico catalogo, sarebbe un errore dividerle».

La Grande Brera ha bisogno di almeno 52 milioni di euro. E sono tanti soldi, in questa fase di crisi.
«Brera riceverà i finanziamenti del Centenario dell’unità d’Italia».

Basteranno?
«Vedremo».

Milano e la rivoluzione Expo.
«Sui singoli progetti, le dico, valuteremo. Il mio approccio, comunque, sarà pragmatico: l’Expo bisogna farla, Milano l’aspetta, i disagi dei cantieri dovranno essere accettati».

Armando Stella

Corriere della Sera

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