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lunedì 1 marzo 2010

MILANO - Triennale, rinasce il teatro dell’arte



VIALE ALEMAGNA CAMBIA VOLTO

«Accordo con la Scala». Restyling e nuove iniziative con il Crt. Rampello: sarà la «casa» della multicultura
MILANO - La novità è un ritorno all’origine. Il Teatro rientra nel corpo del Palazzo dell’arte, incluso nella Casa della cultura, della creatività e del design. La stessa anima, un unico ingresso principale al sistema Triennale. Sipario: viale Alemagna cambia volto. Il presidente Davide Rampello ha raggiunto l’intesa col Crt: il Teatro torna di pertinenza della Triennale, la sala sarà restaurata, ammodernata e ricongiunta all’edificio monumentale disegnato da Muzio nel ’33 grazie al ripristino del corridoio interno (attualmente ostruito). Il Crt, in attesa d’una sede definitiva, resta nel Teatro dell’arte e avrà l’esclusiva sulla prosa: ha una convenzione per 12 anni e un cartellone di 70 rappresentazioni. Due istituzioni storiche. La Triennale e il Crt. Che continueranno a lavorare e fare ricerca insieme, spettacoli e co-produzioni. «Abbiamo raggiunto un’intesa felice, di grande armonia» chiosa Rampello. Ma il Triennale-Teatro dell’arte— adesso si chiama così — vuole crescere, ospitare convegni e proiezioni, sperimentare musica e danza. Rampello sta tessendo relazioni con altre realtà culturali, dal Franco Parenti alla Scala. «Ho già parlato col soprintendente Stéphane Lissner — chiosa —. Daremo spazio ai concerti dell’Accademia».

Il restyling sarà affidato all’architetto Michele De Lucchi, che ha già lavorato sul complesso classicista. L’obiettivo è completare il «sistema Triennale»: un unico ingresso a mostre, Museo del design, libreria, biblioteca, caffetteria. E Teatro. «Vogliamo offrire il palco ai talenti giovanili» sottolinea Rampello: «A Milano esistono tantissimi teatri off, molte iniziative sconosciute. Questa è l’occasione per censirle e metterle in mostra». La Triennale costituirà una direzione e avvierà un suo cartellone originale. Aperto alle collaborazioni esterne. Perché il rapporto interno, col Crt, continua e si rafforza. La mediazione del sindaco Moratti ha consentito di raggiungere un’intesa che mette tutti d’accordo. Il professor Sisto Dalla Palma, direttore del Crt, racconta che «è stato un dialogo lungo, complesso. Noi avevamo problemi a spostarci, ché il trasloco di un teatro non è il trasferimento di una famiglia. Il Crt ha un’identità, un territorio, un pubblico. Siamo entrati nel Teatro dell’arte 25 anni fa, che era al "grado zero". Lo abbiamo rilanciato coi grandi maestri del Novecento, ne abbiamo fatto un punto di riferimento importante nella ricerca italiana. Il nostro obiettivo, ora, non è rimanere aggrappati allo scoglio, ma rilanciare il progetto». Come? «Rimettendoci in discussione. E adeguando il contesto del teatro alla realtà di Milano».

Dalla Palma guarda alle periferie, lì dove la cultura può essere vero strumento di conoscenza e integrazione, e si possono «intrecciare esperienze e possibilità». Ma per portare questa sfida, il Crt ha bisogno di una casa vera. Il Comune ha promesso e poi ritirato una sede in Chiesa Rossa, ora è spuntata l’ipotesi Porta Romana: «Aspettiamo con pazienza».

Armando Stella

Dal Corriere della Sera

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