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venerdì 12 novembre 2010

MILANO - «Volevano costruire sulla discarica»





INCHIESTA PER «AVVELENAMENTO DELL'ACQUA E MANCATO RISANAMENTO DEL TERRENO».

Sequestrato il cantiere Calchi Taeggi
«Manca la bonifica, autorizzazioni illegittime». Il costruttore De Albertis: abbiamo i permessi


olevano costruire un «paradiso su una discarica». A Palazzo di Giustizia non usano giri di parole: «Il problema era grave e urgente», perché «sono state riscontrate irregolarità nella bonifica». Così ieri mattina Guardia forestale e polizia giudiziaria hanno messo i sigilli all'ex cava Geregnano, in zona Bisceglie. Un'area, in via dei Calchi Taeggi, di 260 mila metri quadrati, sulla quale sarebbe dovuto sorgere un nuovo quartiere per cinquemila abitanti. Molti appartamenti, quelli in cooperativa, acquistati sulla carta. I reati ipotizzati sono avvelenamento delle acque, omessa bonifica e gestione di discarica abusiva. Proprio su quest'area, infatti, dagli anni Sessanta, per trent'anni, sono stati scaricati un milione e 800mila metri cubi di rifiuti. La falda acquifera è già inquinata, secondo i rilievi dell'Arpa. E nei terreni a da mezzo metro fino a trenta di profondità si trovano metalli tossici, diossina e altre sostanze cancerogene.

Una bomba ecologica. «Era impensabile non intervenire», spiega il procuratore aggiunto Alfredo Robledo che coordina le indagini del pm Paola Pirrotta. A dare il via all'inchiesta, un esposto del comitato Calchi Taeggi e di Legambiente. Tra gli indagati ci sarebbero funzionari pubblici e rappresentanti delle società proprietarie dell'ex cava, cioè l'Acqua Pia Antica Marcia e la Residenze Parchi Bisceglie. La procura accusa il Comune di Milano «di aver dato autorizzazioni illegittime». In particolare quella che, anziché la bonifica dai costi elevatissimi, consente la «messa in sicurezza dell'area»: un telo di 1,5 millimetri su cui costruire delle sorte di palafitte, «un sistema di sbarramento per bloccare gli inquinanti».
Ma questa sorta di «tappo» per la magistratura è un provvedimento inadeguato, come si legge nel decreto di sequestro, che dovrà ora essere convalidato dal gip. Lo scorso ottobre, l'Asl in un rapporto aveva sottolineato la pericolosità del sito, negando alla società che cura la «messa in sicurezza» l'autorizzazione a rimuovere i monitoraggi dei gas interstiziali. «Tutto come previsto. La bonifica è fatta sotto l'osservazione degli enti preposti. Non abbiamo causato noi l'inquinamento, siamo trasparenti. Ci hanno approvato i progetti dopo tre anni di iter» dice Claudio De Albertis, uno dei titolari del piano di intervento, per il gruppo Residenze Parchi Bisceglie, respingendo ogni addebito. «Abbiamo fatto tutto secondo quanto prescritto da Comune, Asl, Arp e Provincia. E affidato la bonifica a una delle più importanti aziende al mondo», rilanciano anche dalla Società dell'Acqua Pia Antica Marcia, che fa capo al gruppo Bellavista Caltagirone.

Immediate le reazioni. Il verde Enrico Fedrighini chiede «più controlli». «Sia dato seguito ad un provvedimento da me proposto in commissione urbanistica e ambiente». E Alessandro Miano, di Assoconsumatori, aggiunge: «Tutti erano a conoscenza della impossibilità di bonificare il terreno radicalmente, Comune compreso, a quanto riferito da Consorzio Casa. Nelle immediate adiacenze sono in corso altre iniziative edilizie di grande impegno su terreni sfuggiti al sequestro ma che non si esclude siano in condizioni similari o per lo meno inquinate dalla vicinanza della ex cava».

Benedetta Argentieri e Paola D'Amico

Dal Corriere della Sera

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