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mercoledì 9 febbraio 2011

ROMA - Settimio Severo riappare all'Anagnina

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Trovate negli scavi sei statue imperiali
Scoperta durante le indagini archeologiche preliminari 
per il piano di zona edilizio: busti e teste ben conservati



I Severi dell’Anagnina. L’imperatore Settimio Severo, sua moglie Julia Domna, i figli dell’imperatore Geta e Caracalla a sua volta imperatore, forse Eliogabalo... Sei eccezionali sculture di marmo del III secolo d.C. forse provenienti dalla villa di un funzionario di alto rango di epoca imperiale sono state ritrovate a Roma nel corso delle indagini archeologiche preliminari alla realizzazione del Piano di Zona Edilizio «Anagnina 1», nel X municipio. Appartengono alla dinastia dei Severi (193-235 dell’era volgare), costituiscono un ritratto dinastico di assoluto interesse. Le statue, tutte a grandezza naturale, erano riverse all'interno di una vasca di pertinenza di una villa romana, nei pressi di un mausoleo già noto.
RITRATTO FEMMINILE - Gli archeologi, guidati da Roberto Egidi responsabile di zona per la Sovrintendenza Speciale Archeologica di Roma , hanno visto inizialmente riemergere dalla terra prima un busto con ritratto e poi due teste ritratto di personaggi maschili della famiglia imperiale dei Severi. A seguire ecco un ritratto femminile della stessa famiglia dei Severi, un altro ritratto di bimba coevo, infine una statua probabilmente di Zeus raffigurato nudo e a grandezza naturale.
Tra i recuperi anche un'Erma arcaizzante a grandezza maggiore del vero. Poi è iniziato un rapido studio sul luogo che ha permesso le prime attribuzioni, studio che dovrà essere ora completato presso il museo delle Terme di Diocleziano.


AL MUSEO DI DIOCLEZIANO - I pezzi andranno infatti ad arricchire il patrimonio del Museo Nazionale Romano e saranno conservati nelle Terme di Diocleziano, dove verranno immediatamente avviati i primi interventi conservativi. I ritrovamenti si inseriscono in un contesto archeologico «'che già in precedenza ha restituito altre pregevoli sculture quali una raffinata testa maschile in terracotta di stile ellenistico, più grande del naturale, un ritratto maschile della fine del I secolo d.C. ed un rilievo marmoreo, riutilizzato nelle murature, raffigurante un Galata morente di un tipo iconografico ben noto dai rilievi pergameni».
Visto l'attuale stato delle ricerche, è difficile al momento, sottolineano i tecnici, stabilire «l'originaria collocazione e destinazione delle sculture, solo in via ipotetica ricollegabili al complesso residenziale che le accoglie e che manifesta successive fasi edilizie delle quali la più recente databile nel III secolo d.C.».
FUNZIONARIO D'ALTO RANGO - La presenza di ritratti ascrivibili, ad un primo esame, a membri della dinastia dei Severi, aggiungono alla Sovrintendenza archeologica, «farebbe pensare che l'ultimo proprietario della villa potrebbe essere stato un funzionario di alto rango legato alla famiglia imperiale». E concludono: «L'esistenza di un mausoleo di epoca tardo-imperiale adiacente l'impianto rafforza tale ipotesi stante la consuetudine, frequentemente documentata a partire dal II-III secolo d.C., di seppellire il proprietario accanto alla sua dimora».

Paolo Brogi

Dal Corriere della Sera

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