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lunedì 7 marzo 2011

AVVELLINO - Dogana, «Sarà la grande piazza coperta della cultura»




Mascilli Migliorini: «Immagino un luogo sempre aperto, che dialoghi con la città e le sue infinite potenzialità»

Avellino- «Come una grande piazza coperta, cardine del sistema urbano in cui è inserita e porta di accesso al centro storico. Un luogo fruibile ogni giorno, che dialoghi con l’esterno e sia, finalmente, dimensione ideale per la cultura, in tutte le sue declinazioni». Questa l’idea intorno alla quale ruota l’intero progetto di restauro della Dogana di Avellino. L’architetto?Paolo Mascilli Migliorini, della Soprintendenza Bapsae di Napoli, consulente scientifico del team che ha curato il preliminare, illustra le linee guida che hanno ispirato il lavoro e svela, in anteprima, quali saranno gli aspetti principali del recupero.
Il progetto, che non è ancora definitivo, dovrà essere arricchito in futuro dai dati che emergereranno dai saggi archeologici e architettonici finalizzati a scoprire cosa realmente è rimasto dell’antico impianto seicentesco. Un lavoro, questo, che potrà essere compiuto soltanto dopo l’acquisizione del bene.
Dopo il via libera dell’esecutivo il progetto si prepara ad arrivare in Consiglio comunale e successivamente, la pratica passerà nelle mani della Soprintendenza per i Beni Archeologici per l’apposizione del vincolo di pubblica utilità, necessario per poter procedere con l’esproprio dello storico edificio.
«Nel frattempo abbiamo svolto un’indagine essenzialmente documentaria e archivistica, anche perché per fortuna esistono molte testimonianze storiche nonché tesi di laurea sulla Dogana - continua Mascilli Migliorini -. I documenti ci dicono che l’edificio svolgeva una funzione sociale centrale nella città di Avellino, uno spazio urbano che per questa comunità ha rappresentato nei secoli un vero topos, luogo di commercio, e poi fulcro politico e giudiziario ma anche tributario e per questo va inserito in un progetto complessivo di riqualificazione urbanistica anche della piazza antistante». Il recupero dell’edificio, di cui resta in piedi soltanto la facciata e parte del perimetro, sarà dunque essenzialmente conservativo, e tenderà a citare quella che era l’originale dogana dei Grani, aperto al passaggio e a varie funzioni.
«La grande area interna, di circa seicento metri quadri, si presta del resto alla creazione di un unico ambiente a tutta altezza, adatto ad allestimenti, concerti, manifestazioni, con una copertura in vetro e acciaio. Un piano ammezzato, una sorta di passerella che gira tutto intorno e si affaccia sulla sala, può ospitare stanze per convegni o mostre».
Particolare attenzione è stata posta ovviamente sulla facciata del palazzo, opera di Cosimo?Fanzago, caposcuola del barocco napoletano. La facciata fu concepita come una quinta scenica della Piazza Centrale (oggi Piazza Amendola), con una serie di nicchie e lunette in cui furono sistemate dieci statue, alcune di epoca romana, altre rinascimentali, oggi custodite nei depositi della Sovrintendenza.
«L’idea è quella di riproporre l’ingresso centrale così com’era fino agli anni venti, prima che l’edificio diventasse un cinema - continua l’architetto - . L’obiettivo finale sarebbe poter rivedere, sulla facciata, anche le statue, di straordinario pregio, perchè questo palazzo torni ad essere davvero luogo della memoria. Ma più di tutto sarà importantissimo il modo in cui si intende fruire di questo bene. Nelle nostre idee c’è un edificio sempre aperto, quotidianamente disponibile per la cittadinanza che qui può venire a bere un caffè mentre guarda una mostra o assistere a un concerto piuttosto che partecipare a un dibattito. Insomma - conclude Mascilli?Migliorini - che non sia un palazzo da aprire solo in occasione di qualche evento, ma il luogo della cultura per eccellenza, dove i tanti talenti irpini possano liberare la propria creatività. Posto esclusivo di scambio, e tappa iniziale di un percorso che, non dimentichiamo, ci inizia alla scoperta del centro storico, proseguendo per l’area del seminario, passando per la casa di Victor Hugo e arrivando al Teatro Gesualdo, concludendosi, dopo il Castello longobardo nella restaurata Casina del Principe».
Il restauro avverrà con tecniche di tipo tradizionale, come spiega l’ingegnere Candela, responsabile della parte che riguarda il consolidamento strutturale, e che insieme al gruppo dell’ufficio Gestione Opere Pubbliche del Comune, ( Rup il dirigente Alberico?Testa, arch. Pasqualina Carbone per la parte architettonica, Angela de Lillo, Gaetano Argenio, Gabriella Del Paradiso, Diego Mauriello e Filomena Caputo) ha redatto il progetto preliminare che arriverà in aula entro la fine del mese. A tracciare le linee guida delle scelte di restauro sarà ovviamente la Sovrintendenza, che ha già fornito in questa fase gli indirizzi attraverso il prezioso contributo del funzionario Sandro De?rosa e del Sovrintendente Gennaro?Miccio.
«Utilizzeremo materiali reversibili e tecniche non invasive - continua l’ingegnere Candela - cioè materie che se con tempo dovessero dimostrare problematicità di durata si potranno togliere senza creare danno (a differenza delle siringhe di cemento). Si tendenrà a scompagnare gli archi, filtro molto debole tra interno ed esterno. Per il resto aspettiamo di poter compiere i saggi all’interno per datare le varie stratificazioni storiche e scoprire eventuali tracce in fondazione. La nostra ipotesi tuttavia trova già riscontro in fonti storiche già consultate e i criteri architettonici sono quelli di restauro di opere in zona sismica. Fino ad allora la Dogana per noi è come un uovo di Pasqua ancora incartato: dobbiamo vedere che c’è dentro, e questo avverrà soltanto dopo l’acquisto del bene».

Rossella Strianese  www.ottopagine.net

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