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lunedì 21 marzo 2011

SALERNO - Stazione marittima di Hadid, perché tante crepe nei muri?



Saltati due appuntamenti di consegna, l'opera costerà 3 milioni in più

Fessure nelle pareti portanti di calcestruzzo esterne
e interne. Il taglio del nastro era previsto per il 2010
Lavori infiniti

SALERNO — La stazione marittima, progettata dall’architetto angloiraniana Zaha Hadid e destinata a diventare una delle grandi opere strategiche della città di Salerno, non è ancora completata ma già rischia di far registrare qualche problema. Infatti, in diverse parti della struttura sono visibili delle fessure, vere e proprie crepe, che potrebbero anche essere il sintomo di qualche problema nella realizzazione dei lavori. La singolarità della vicenda è tutta nella disposizione delle fenditure. Visibili non solo nella parte esterna del fabbricato, ma addirittura nello spazio interno della struttura che dovrebbe essere, almeno da progetto, la parte più resistente dell’intero edificio ideato, da Zaha Hadid, a forma di ostrica. Le spaccature si diramano anche per diversi metri sulle mura che dovrebbe sostenere parte della vetrata superiore della stazione marittima.



Sul lato esterno, invece, sono i piccoli muretti a presentare delle crepe in alcuni casi coperte anche da pannelli di legno o dalle stesse impalcature. L'opera appaltata dal Comune di Salerno ha vissuto diversi momenti di difficoltà nell’ultimo decennio. L'intervento originario era stato appaltato nel marzo del 2005 quando l'architetto Alessandro Gubitosi, incaricato dalla stessa Hadid di seguire la realizzazione della stazione, fu nominato direttore dei lavori e il cantiere consegnato all'Ati Socome Cm costruzioni, vincitrice della gara pubblica con un ribasso del 41,75%. Appena cinque stati di avanzamento lavori, con il pagamento di circa due milioni e mezzo di euro dal Comune all'impresa, e le difficoltà dell'Ati portarono alla risoluzione del contratto.

Saltato così il primo appuntamento con la conclusione dell'opera, prevista per il 2008, il Comune riuscì con notevole impegno a bandire una nuova gara. Anche questa nata tra mille difficoltà e con l'avvio di un procedimento giudiziario dinanzi al Tar di Salerno per il ricorso di una delle aziende che aveva partecipato al bando. Alla fine di un tortuoso percorso, il 26 gennaio del 2010 il cantiere è riaperto. Ed è il sindaco Vincenzo De Luca ad affidare i lavori all'Ati Passarelli-Comis che si aggiudica l'appalto per un importo di 8 milioni e 64 mila euro rispetto agli iniziali 11 milioni 616 mila euro a base d'asta.

Tutte risorse intercettate dall’amministrazione comunale nell’ambito della ripartizione dei fondi Por 2007-2013. Il nuovo appuntamento per il taglio del nastro è la fine del 2010. Ma anche stavolta non si fa in tempo a trasferire dalla carta alla realtà il progetto di Zaha Hadid. Tra ottobre e dicembre dello scorso anno l’ennesima e inattesa svolta. La stazione marittima costerà tre milioni e 78mila euro in più rispetto a quanto preventivato durante l'appalto. «Nel corso dei lavori sono emerse circostanze impreviste e non prevedibili — precisa la delibera di giunta comunale che assegna i nuovi finanziamenti — che hanno comportato la necessità di apportare variazioni alle opere appaltate».

In sostanza l'iniziale risparmio sul ribasso d'asta presentato dall'Ati Passarelli è vanificato. Con la perizia di variante, la nuova ripartizione prevede un costo totale di 16 milioni e 218 mila euro così suddivisi: 9 milioni all'Ati Passarelli (un milione in più rispetto all'appalto) e 7 milioni e 150 mila euro per somme a disposizione del Comune (oltre un milione e mezzo in più rispetto al primo finanziamento). Le ragioni dell'aggravio dei costi, ritenute imprevedibili, sono il «rinvenimento di manufatti della vecchia banchina» ma anche «rilevanti volumi d'acqua di mare conferiti, per infiltrazione, nelle aree interessate dagli scavi». O ancora: «necessità di restituire tempestivamente alla competente Autorità portuale, ai fini dell'effettuazione di urgenti lavori di consolidamento del molo, di una significativa porzione della banchina, allo stato impegnata come area di cantiere». Ma soprattutto la «sopravvenuta irreperibilità sul mercato della tipologia di colonne in acciaio inox di progetto».

Felice Naddeo

Dal Corriere del Mezzogiorno

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