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giovedì 21 ottobre 2010

ROMA - Olimpiadi, vince chi migliora la città



ARCHITETTURA

In una mostra all'Accademia Britannica il confronto tra Londra, Roma e Milano in relazione a grandi eventi come i giochi o l'Expò e i loro effetti sulle metropoli

ROMA - Alzi la matita (anche se ormai si progetta in Cad 3D) chi non ha mai pensato: beh, se può funzionare per le Olimpiadi del 2012 di Londra, perché non provarci per le “nostre” Olimpiadi di Roma, del 2020? In fondo, si tratta proprio di questo: ripensare lo sviluppo urbano di città metropolitane come Londra, Roma e Milano in funzione di eventi internazionali di grande portata. A Milano, a proposito, nel 2015 si svolgerà l’Expo. E’ questo il senso di “Three cities in Flux”, un confronto tra le strategie di riqualificazione urbana delle tre città; un progetto inaugurato la scorsa estate alla Festa dell’architettura da Richard Burdett.
LA MOSTRA - Per toccare con mano (modelli), vedere (fotografie e disegni) e comprendere cosa significa riprogettare l’identità di un luogo, che tenga conto delle interrelazioni tra i vari fattori (sociali, economici e topografici), sarà utile visitare la mostra “Projecting London” in programma alla British school at Rome, in via Gramsci 61, in collaborazione con la rivista Abitar”, New London Architecture e Università di Roma Tre. Oltre alle idee e dei suggerimenti dell’esposizione (dai masterplan per le Olimpiadi londinesi al progetto su King’s Cross Central)nei giorni scorsi hanno parlato gli autori, Bob Allies e Grahan Morrison - la coppia di progettisti londinesi, attiva dal 1984 – introdotti da Francesco Cellini e Francesco Garofalo.
LO STUDIO - Chi sono Allies e Morrison? Si potrebbe dire che rappresentano la Londra dei nostri giorni. Sono gli autori del restauro della Royal Festival Hall o del London College of Printing. In tutti i lavori dello studio londinese, ciò che salta agli occhi è il rispetto dell’architettura preesistente, insieme a una forza progettuale propositiva ma non dominante. E se ha funzionato nella vecchia Londra, perché non pensare che possa avvenire lo stesso nell’antichissima Roma? Di certo, l’affidabilità di una riqualificazione urbana dipende molto, soprattutto in occasione dei grandi eventi, dal grado di consapevolezza nel lasciare in eredità un pezzo di nuova città, adattabile in qualsiasi contesto futuro: concetto sul quale hanno insistito gli architetti nel corso della loro conferenza.
Peppe Aquaro Corsera

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