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venerdì 14 gennaio 2011

FOGGIA - Chiesa San Pio, in mobilità 11 lavoratori L'appello ai frati: «Non tagliate i posti»




LA VERTENZA A SAN GIOVANNI ROTONDO

Chiesa San Pio, in mobilità 11 lavoratori L'appello ai frati: «Non tagliate i posti»

Scade il 15 gennaio il contratto per le manutenzioni
I dipendenti sono dell'appalto Siram. Ridotte le spese


Undici lavoratori della nuova Chiesa di Padre Pio rischiano di restare senza posto di lavoro dal 15 gennaio prossimo. Lo denuncia la segretaria provinciale della Fim Cisl di Foggia, Filomena Campodipietro, la quale rivolge «un accorato appello al Prefetto di Foggia ed ai frati, che gestiscono l’aula liturgica di San Pio, affinché venga scongiurato il licenziamento di queste unità impegnate presso la Siram, società appaltante del servizio di conduzione e manutenzione degli impianti (termo fluidici, elettrici e speciali), opere edili e portierato della nuova chiesa di San Giovanni Rotondo».
LA CAUSA - Il sindacato spiega i motivi della crisi. «Il taglio - prosegue Campodipietro - segue una forte riduzione dell'importo del contratto d’appalto voluta dal committente, la cui scadenza è prevista proprio per il 15 gennaio. La Siram ha attivato la procedura per riduzione del personale e di messa in mobilità, come previsto dalla legge, per 9 dei 21 lavoratori dipendenti dell’unità produttiva di Foggia, a cui si aggiungono 2 lavoratori con contratto a termine legato all’appalto che si troveranno senza alcun ammortizzatore sociale».
IL TENTATIVO - Nei giorni scorsi, la Fim e la Cisl di Foggia hanno inviato una richiesta di incontro urgente sulla vertenza al Prefetto - e per conoscenza alla Provincia, all’Arcivescovo di Manfredonia, al responsabile della Chiesa ed all’azienda - al fine di affrontare la situazione e salvaguardare l’occupazione. Il 30 dicembre 2010, l’incontro con l’azienda, svoltosi a San Giovanni Rotondo, si è concluso con un verbale di mancato accordo
L'APPELLO - La Fim Cisl, infine, invita i responsabili della struttura ecclesiastica a «rivedere la loro posizione, in merito alla riduzione del servizio, sia nell’interesse di undici famiglie, che rischiano di perdere l’unica forma di reddito in un territorio già avversato da una pesantissima disoccupazione, sia per continuare a garantire la massima sicurezza dell’importantissima aula liturgica, presso la quale non è assolutamente auspicabile operare tagli a servizi fondamentali come quelli elettrici, di portierato e termo fluidi».
Dal Corriere della Sera

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