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venerdì 14 gennaio 2011

MILANO - Linea 2, Senn: troppe modifiche al progetto del prolungamento




RINVIATA A FEBBRAIO L'INAUGURAZIONE DELLA NUOVA TRATTA FINO AD ASSAGO

Il presidente Mm: colpa anche delle promesse politiche. Via all'indagine interna per accertare responsabilità


Il viaggio inaugurale è saltato, i lavori sono in ritardo, alcuni impianti difettosi: «Ma anche le promesse elettorali possono essere anomali e colpevoli». Il metrò Famagosta-Assago avrebbe dovuto viaggiare dal 23 gennaio, ma il battesimo è stato rinviato d'un mese e Letizia Moratti si dice «molto dispiaciuta» di non riuscire a rispettare il calendario. Ma di chi è la colpa? «La mia - risponde Lanfranco Senn - è di aver acconsentito, con scarsa prudenza, a fissare una data senza aver messo in conto eventuali imprevisti. Gli imprevisti capitano». Al processo di Assago è l'ora della difesa. Senn, 67 anni, professore di Economia in Bocconi, è il presidente di Metropolitana milanese, la società di progettazione del metrò: «È inverecondo il meccanismo con cui si decidono, autorizzano e rivedono le infrastrutture. Quest'opera ha visto 38 varianti». Qualcuno, in MM, pagherà per questo travaglio? «Prenderò provvedimenti seri nei confronti di chi non ha vigilato». Cadrà qualche testa? «Non licenzierò nessuno, ma richiamerò ciascuno al rispetto delle mansioni e chiederò pesanti penali alla ditta che non ha rispettato l'incarico».

La tratta M1 da Molino-Dorino a Rho-Fiera è stata completata in meno di un anno: a volte succede, sì. È sul prolungamento Famagosta-Assago, progettato nel 1999, che è andato tutto storto: otto anni di cantieri per due stazioni e 4,8 chilometri di binari. I tempi si sono dilatati, la spesa pubblica è esplosa: oltre 88 milioni di euro. Regione e Provincia, in questi giorni, polemizzano coi vertici Atm e MM. Il più duro, l'assessore lombardo Raffaele Cattaneo: «Ritardi inaccettabili. I responsabili devono pagare». Atm si sfila: «Non ci occupiamo d'impianti». Senn contrattacca: «Sono molto infastidito. Che un amministratore pubblico si senta in difficoltà di fronte ai cittadini, a causa del procrastinamento dei lavori, è legittimo: ma che ci attribuisca questo ritardo è seccante. Qualcuno sta esagerando nel lanciare accuse, perché c'è una complessità di fattori che vorrei venisse tenuta in considerazione».

Il primo è il «fattore P», la propaganda: «Annunci politici e scadenze elettorali non possono costringere i tempi tecnici. Le imprese rischiano di lavorare male e realizzare una metropolitana incompleta». Il secondo: «Noi abbiamo vigilato, come sempre, ma le distorsioni si scoprono in corso d'opera, o alla fine. Gli errori di cablaggio, purtroppo, sono stati individuati adesso». Terzo fattore: «Quando i tempi sono così stretti bisogna lavorare in squadra, non scaricare ognuno sull'altro le proprie responsabilità». Lo scaricabarile politico s'è «rovesciato» tutto su MM, osserva Senn: «Io difendo fortemente l'azienda. I ritardi più pesanti e i maggiori costi di realizzazione sono anzitutto dovuti alle variazioni apportate al progetto iniziale».

Un ponticello in più, la stradina da allargare, la galleria, l'obliteratrice. Il progetto del 1999 non c'è più: è stato riscritto sui bisogni di Atm, Serravalle e Comune di Assago. Trentotto ritocchi. Ogni volta, spese extra e burocrazia: «Otto anni di cantieri sono tecnicamente ingiustificabili. Ma le modifiche, indipendenti da MM, hanno allungato i tempi e fatto lievitare i costi di 18 milioni di euro», riassume Senn. Erano necessarie? «Alcune sono legittime, altre sono insensate o figlie di opportunità politiche». Quelle obbligatorie, motivate da «carenze di progettazione», pesano per meno di 500 mila euro: «Un 36esimo del conto complessivo».
Cambiare idea si può: ma costa. E gli enti pubblici «non hanno mai la disponibilità immediata dei fondi». Per dire: la Provincia e i Comuni di Milano e Assago devono ancora versare circa 10,7 milioni. «Questo ha messo in difficoltà il general contractor - insiste Senn - e le ditte che lavorano in appalto. Riassumendo: varianti e ritardi nei pagamenti rallentano i cantieri, ma la politica deve arrivare con urgenza all'inaugurazione. Così non funziona, si va fuori dalle righe». Sulla linea 2, in otto anni, si sono avvicendati in tanti, in troppi: «La legge ci costringe a fare bandi al massimo ribasso e non riservati alle imprese migliori - risponde il presidente MM -. Ho una lista lunga così di fornitori che non vorrei più vedere, ma non posso escluderli». Qualcuno, tra il Pirellone e Palazzo Marino, teme che non saranno realizzate tutte le infrastrutture Expo entro il 2015: «Si faranno, non ho dubbi - taglia corto Senn -. Almeno evitiamo i processi preventivi».
Armando Stella Corriere della Sera

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