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giovedì 13 gennaio 2011

ROMA - Il ritorno delle Vestali «Ma i fondi non ci sono più»




Prime immagini del percorso ai Fori romani e della Casa. L'allarme dell'archeologo Carandini


ROMA - Apre a fine mese la Casa delle Vestali alle pendici del Palatino, uno dei luoghi più sacri e simbolici di Roma antica, finora chiuso al pubblico, teatro di 25 anni di scavi e ricostruzioni. È solo il primo di una serie di passi che porteranno il Foro romano ad essere sempre più conosciuto e visitabile sia dai cittadini che dai turisti: negli ultimi giorni di marzo, in occasione della grande mostra su Nerone, sarà possibile ripercorrere, sulle orme degli imperatori che solevano fare quel tragitto per andare dal Foro al Palatino, la rampa Domizianea, rivedere la fonte di Giuturna con il suo tempietto, luogo dedicato ai riti delle acque, e ammirare il tempio dei Castori completamente restaurato.
E poco più in là nel tempo, in autunno, sarà di nuovo visibile il Lapis niger, luogo deputato ai comizi in età repubblicana, anch’esso oggetto di attenti lavori di risistemazione, dove sono tornate visibili le gradinate degli ascoltatori. «Le abbiamo ritrovate nello smantellare un pavimento che le ricoprivadagli anni ’50 - spiega il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro - vi sarà un concorso di idee per rendere tutto visitabile dall’interno».
Una visita in anteprima a meraviglie presto non più inaccessibili che il Corriere della Sera ha compiuto martedì con il sottosegretario: «Entrare in quest’area mi commuove – ha detto Francesco Giro percorrendo il lungo porticato della casa delle Vestali con le statue ricollocate su basamenti – Questo è il restauro che considero più importante e significativo sotto il profilo storico e simbolico. È antichissima, il cuore della vita religiosa, che fa da contrappunto all’altro, al Lapis niger, il cuore politico davanti alla Curia: ricostruiamo così la bipolarità religiosa e politica di Roma antica».

La bella casa delle Vestali, situata tra la Regia e il tempio di Vesta, con il suo peristilio e il giardino dalle rose antiche, deve la sua attuale forma alla ricostruzione compiuta dopo l’incendio neroniano del 64 d.C., quando venne edificata a un livello più alto e con orientamento differente rispetto la precedente costruzione. «È la casa di età imperiale più grandiosa e meglio conservata di Roma – racconta l’archeologo Andrea Carandini - ornata ancora dalle rose fatte piantare dall’archeologo Giacomo Boni, che hanno un valore storico. Anzi molte delle bellezze del Palatino sono dovute alle capacità paesaggistiche degli archeologi all’inizio del secolo scorso».
L’apertura, spiega Andrea Carandini sarà anche «l’occasione per sperimentare per la prima volta un sistema di didascalie informative del Palatino e del Foro che aspettavamo da decenni, altro segnale della fattiva collaborazione fra il commissario Roberto Cecchi e la sovrintendenza. Si potrà così illustrare come era fatto e dove era il primo santuario di Vesta, un complesso sacrale molto importante sepolto da Nerone dopo il ’64: l’abbiamo scavato, scoprendo che risale proprio alla metà dell’VIII secolo a.C.: un altro tassello che pone così l’origine di Roma in quell’epoca, perché il culto di Vesta è l’indizio che è nata una città».
Con tante notizie buone ce n’è, però, una cattiva. E la dà proprio Andrea Carandini: «Noi adesso dobbiamo completare questo lavoro che ha dato tanti risultati e tante pubblicazioni – denuncia – ma non possiamo farlo perché il rettore Luigi Frati e l’università La Sapienza non ci hanno dato i fondi. Hanno azzoppato il merito. Ci hanno dato solo 10 mila euro: con 30 mila possiamo andare avanti con fatica, con 10 mila è impossibile. Mi auguro che il rettore trovi un modo per farci sopravvivere dopo 25 anni di ricerca». Ma interviene subito il sottosegretario Francesco Giro: «Ci penserò io, interverrò personalmente anche con Frati. Alla luce di tutto quanto è stato fatto e di quel che faremo – afferma – abbiamo visto che l’archeologia è la priorità assoluta di Roma, perché è una grande risorsa anche economica. È una grande sfida che il Governo ha lanciato su Roma e che dobbiamo vincere».
Lilli Garrone  Corriere della Sera

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