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lunedì 10 gennaio 2011

MILANO - Arte, moda, cultura: Milano tra i 41 luoghi imperdibili


Visitatori al Museo del  Novecento









Unica città italiana nella lista del «New York Times». Il successo del Museo del Novecento

Milano è una città da vedere, scrive il New York Times. E cita l'arte e la cultura, la creatività nella moda e nel design, come motivo d'attrazione per il 2011, inserendo la metropoli lombarda, unica città italiana, nei 41 luoghi da non perdere per una visita turistica. Il segnale, per la cultura, è incoraggiante. Come lo sono i numeri da boom dei visitatori alle mostre di fine anno: 200 mila solo al Museo del Novecento, inaugurato appena un mese fa.
Cifre davvero impressionanti. Significa che il sistema di comunicazione ha funzionato egregiamente e l'offerta di visita gratuita è stata bene accetta. Occorreranno altre inchieste per capire, a Milano, quanti siano stati i cittadini e quanti i forestieri che hanno visitato le mostre, poiché una gran parte del turismo milanese, si sa, è turismo d'affari e non d'arte. Per il Vittoriano, a Roma, paga sempre l'eccezionalità del posto; non importa la qualità di ciò che si espone. Il Museo del Novecento, a Milano, ha avuto un grande successo per la sua ubicazione, scelta con felice intuito a suo tempo, e perché è una grossa novità. Per il resto, ripagano i grandi nomi degli artisti del passato, che inevitabilmente richiamano le folle. Adesso è legittimo domandarsi: potrà la città avvantaggiarsi di questi successi, o resteranno episodi effimeri, su cui non sarà possibile costruire un futuro sviluppo consapevole in una sinergia di risorse che vada da Brera a Casa Boschi, dal Poldi Pezzoli alla Fondazione di Arnaldo Pomodoro?
Bisogna aver fatto la fila per il Tiziano a Palazzo Marino per porsi queste domande in modo responsabile. Stando in fila, una volta superata la porta del palazzo, per una mezz'ora vedete un programma in cui volti di donna ripresi da vari quadri di Tiziano vi appaiono deformati dal computer, si dissolvono l'uno nell'altro, finché finalmente siete ammessi al sancta sanctorum, dove vi viene mostrato uno specchio convesso e spiegato come rifletta le immagini. Dopo di che, con un dietro front, potete sostare davanti al quadro, ma non più di tanto, poiché dopo poco siete pregati di lasciare il posto a chi preme dietro. Il dipinto del Louvre, diciamolo, è stato alquanto maltrattato dai restauratori, è stato spulito, ma non siamo qui per giudicare; solo per ammirare stupiti.
Della fila per Leonardo, ricordo i commenti di quelli che uscivano da Palazzo Marino asserendo che Leonardo ignorava l'anatomia, da questa di Tiziano, invece, si esce avendo sorbito la più banale immagine del Rinascimento a Venezia grazie a un filmato in cui la scena veneziana del Rinascimento è descritta dal nostro jet set femminile.
La de-contestualizzazione di un'opera d'arte, togliendola, isolata, dalle relazioni che ha in un museo o in un sito storico, un programma in cui si sta distinguendo il Louvre (ma non è il solo), non è nuova. In giro per gli Stati Uniti, alla fine dell'Ottocento, si esibiva nei teatri Princesse Beatrice, un'attrazione che aveva tatuata sulla schiena l'Ultima Cena di Leonardo. Si dice che abbia avuto un grande successo. 
Carlo Bertelli dal Corriere della Sera

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