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giovedì 28 maggio 2009

MILANO - Città sporca








Città sporca, il Comune sotto accusa "Milano è ferita da questa indecenza"
L’idea dei comitati è anche di dare ai consigli di zona il compito di avviare campagne di educazione per i cittadini, «ma non con volantini e manifesti, sarebbe una beffa»
di Oriana Liso

Ogni anno si svuotano oltre 13 milioni di cestini e si lavano 450mila metri quadri di marciapiedi. In tre anni gli addetti dell’A msa hanno ripulito 25mila edifici da scritte e disegni. Milano non è Roma. O meglio: non è quella «Roma sporca, che sembra più una città africana che europea», descritta dal premier Silvio Berlusconi pochi giorni fa. Ma per portarla al livello delle capitali europee c’è ancora tanto da fare: da parte della amministrazione e dei cittadini. Servono multe severe per chi sporca e iniziative per imparare a non farlo. Servono ovunque più cestini, ma anche progetti mirate come il recupero del vecchio spazzino di quartiere.

A disegnare una sorta di “piano integrato” per la pulizia di Milano concorrono tante voci. Prima fra tutte, quella degli stessi cittadini. Il sindaco Moratti ha annunciato che si cercherà di allargare all’Arco della Pace e a Como il divieto di vendere bevande in vetro dopo le 21. «Quando questo divieto venne istituito alle Colonne di San Lorenzo - spiega Emilia Dragonetti, del Coordinamento dei comitati di quartiere - chiedemmo al sindaco di estenderlo a tutta la città». Risultato? «Mai avuto risposta». Eppure, evitare la vendita di bottiglie di vetro anche in periferia vorrebbe dire eliminare una potenziale arma tipica delle risse, i cocci di vetro. L’idea dei comitati è anche di dare ai consigli di zona il compito di avviare campagne di educazione per i cittadini, «ma non con volantini e manifesti, sarebbe una beffa».


Proprio la carta è al centro di una serie di critiche da parte di Carlo Montalbetti, consigliere della Lista Ferrante e voce storica dei comitati: «Il Comune dice dovrebbe sensibilizzare chi stampa i giornali gratuiti, che vengono abbandonati per strada. È un’i ndecenza, oltre che uno spreco di carta che potrebbe essere riciclata». Per Montalbetti, che pure apprezza il lavoro dell’Amsa, Palazzo Marino potrebbe anche stringere accordi con i commercianti delle vie dello shopping: «Con un loro contributo si potrebbero prendere spazzini di quartiere per svuotare, ogni ora, i cestini troppo pieni. E gli stessi cestini devono aumentare: sono ancora pochi».

C’è poi il capitolo multe. Che non sempre rendono: l’Amsa, ad esempio, stima che il “servizio cancellazione graffiti”, da gennaio a oggi, abbia ripulito 4mila 670 edifici (3mila 927 per la seconda volta), spendendo un milione 145mila 615 euro. Per contro, l’o rdinanza antiwriter di novembre, con multe fino a 500 euro, ha dato finora risultati deludenti: in cinque mesi solo 63 verbali. Ma contro chi sporca per terre l’effetto potrebbe essere diverso, dice Montalbetti: «Se le contravvenzioni per la raccolta differenziata sono servite come deterrente nelle case, bisogna fare lo stesso anche con chi getta carte e mozziconi».

E la Dragonetti: «Dove è già sporco perché i cestini non ci sono o non vengono svuotati, si hanno meno remore a sporcare ancora». Milano si sta avviando a una stagione grigia? «Gli spazi pubblici sono per molti un bene di serie di B riflette Enrico Fedrighini, consigliere dei Verdi ma c’è anche un progressivo disinteresse delle amministrazioni: servono regole ma anche idee. Penso a “zone movida” nelle vie del centro, di solito piene di giorno e deserte di notte, per dare ai ragazzi il senso di una città che accoglie e quindi va rispettata».

Da La Repubblica

1 commento:

Anonimo ha detto...

Oh, finalmente qualcuno ne parla? Milano è sporca.

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