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venerdì 22 maggio 2009

TORINO - Il cemento simpatico cancella i graffiti


Scoperto il materiale in grado di eliminare vernici e smog
ANDREA ROSSI La Stampa
TORINO
Provate a immaginare la scena: un writer «attacca» una parete esposta al sole, scuote la bomboletta e lascia la sua firma. Sul muro però non si vede niente. Come se la bomboletta non funzionasse. O lo spray fosse trasparente. E invece no: è il muro che distrugge lo spray, che scompone e demolisce polveri sottili, smog, residui dei gas di scarico. Il cemento potrebbe diventare il peggior incubo dei graffitari. E risolvere un bel po’ di problemi anche ai bilanci degli enti pubblici, sgravati dal peso di massicce operazioni di pulizia ai monumenti. Al Nis, il centro per le nanotecnologie dell’Università di Torino, ci stanno lavorando, seguendo un progetto per conto di uno dei colossi del cemento italiano.

Hanno anche avviato una sperimentazione con il Comune di Torino. E ci sono quasi: «Tecnologia e materiali funzionano», spiega Gabriele Ricchiardi, chimico e segretario dell’istituto. «C’è solo da migliorare l’efficienza, ancora troppo bassa». Il «cemento simpatico» («fotocatalitico», per la scienza) esiste e funziona; bisogna solo perfezionare l’efficacia. Poi tanti writer rischieranno di trovarsi disoccupati. E altrettanti amministratori di condominio e inquilini saranno sollevati all’idea di non doversi più svenare per tinteggiare le facciate dei palazzi. E pensare che è tutto merito del sole. Il meccanismo è semplice e funziona grazie all’ossido di titanio, un composto fotoattivo che, assorbendo la luce (anche quella artificiale), e risucchiandola, decompone gli agenti inquinanti. «Le radiazioni del sole scatenato l’azione dell’additivo, che attiva l’ossigeno presente nell’aria, lo trasforma e lo aiuta a pulire, scomporre ed eliminare gli agenti inquinanti, rendendoli innocui», racconta Salvatore Coluccia, docente di Chimica e coordinatore del gruppo di ricerche sulle nanotecnologie.

Le sperimentazioni dimostrano che abbatte anche sostanze organiche vegetali, solventi, di quelli utilizzati nelle officine, e vernici. Basta stenderlo su una parete. «Può essere annegato nel cemento, per le nuove costruzioni», spiega Coluccia. «Ma funziona anche sugli edifici vecchi: basta mescolarlo a una sorta di vernice incolore e spalmarla su muri e facciate, rendendoli, da quel momento, immuni». E c’è addirittura chi pensa di rimpiazzare l’asfalto - che si deteriora, si sporca, non riesce ad assorbire i detriti - con il calcestruzzo «simpatico». «Il cemento fotoattivo - dice Coluccia - può decomporre i residui lasciati dai pneumatici e persino le gomme da masticare che s’appiccicano». Una mezza rivoluzione. Il costo? «Al momento viene commercializzato a un prezzo dieci volte superiore al calcestruzzo. Ma si potrebbe arrivare a renderlo disponibile a un costo di poco superiore al normale cemento», spiega Ricchiardi. Quando si potrà applicare su vasta scala? Difficile prevedere, ma test ed esperimenti procedono spediti. E i giganti dell’edilizia sono pronti a investire. Del resto, materiali e meccanismi sono naturali, riproducono «lo stesso processo con cui l’aria si autopulisce lentamente grazie all’ossigeno che contiene», spiega Coluccia. «Elimina le scorie per purificarsi. Il problema, nelle nostre città, è che le impurità sono talmente tante e massicce che da sola l’aria non fa in tempo a depurarsi. Anzi, accumula scorie». Con l’ossido di titanio è un’altra storia: «Le radiazioni solari sono una sorta di moltiplicatore della rapidità del procedimento. Noi acceleriamo un processo naturale».

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