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martedì 12 maggio 2009

MILANO - EXPO, disputa su sede


Dal Corriere della sera

Stanca: «centralità sede non è un capriccio. Palazzo Reale la sola risposta»

L'ad: deve essere subito operativa, per recuperare i l ritardo accumulato. Ma la polemica non si placa

MILANO - Un'altra giornata di polemiche, dopo quelle sulla sede di Expo 2015 spa che lunedì pomeriggio hanno bloccato il cda della società che dovrà gestire l'evento: al presidente della Provincia Filippo Penati non è andato proprio giù il modo in cui Lucio Stanca ha liquidato come troppo periferica Villa Scheibler, fresca di restauro (guarda il video di c6.tv), che la Provincia ha messo a disposizione a titolo gratuito, mentre il Comune ha chiesto un milione e 150 mila euro per l'affitto degli spazi a Palazzo Reale.

«SCRIVANIA VISTA DUOMO» - «Il sindaco Letizia Moratti - sbotta Penati - ci deve spiegare se l'Expo la devono pagare gli altri e il Comune di Milano non ci mette niente. Mette dei soldi e poi se li riprende con l'affitto e mi dicono che vorrebbe poi gli oneri di urbanizzazione dei padiglioni espositivi, qualche decina di milioni di euro che uscirebbero dall'Expo per pagare il Comune». Il deputato leghista Matteo Salvini ha fatto uso dell'ironia, commentando le dichiarazioni dell'ad, che si è detto pronto alle dimissioni se non si dovesse trovare un accordo sulla sede di palazzo Reale: «Mi auguro che le preoccupazioni di un amministratore di una società così importante siano altre e non certo quelle di una scrivania con vista Duomo...», ha detto. Nella polemica si è tuffato a capofitto l'ex assessore alla Cultura del Comune di Milano, Vittorio Sgarbi, secondo il quale il sindaco Moratti dovrebbe concedere gratuitamente gli spazi di Palazzo Reale alla Expo 2015 spa, visto che chiedere l'affitto a un soggetto di cui la stessa amministrazione comunale è socia rappresenta una «idiozia burocratica».

«NON E' MAI STATO A MILANO» - «E' accertato che Stanca non è mai stato a Milano», ha commentato Philippe Daverio, storico dell'arte e candidato della Lista Penati Presidente. «Milano non è solo piazza del Duomo o Palazzo Marino. Milano è grande e complicata. La città d'oggi non ha solo un centro e quella di domani sarà innegabilmente policentrica. Diventa quindi assolutamente necessario - afferma Daverio - costituire al più presto una task force geografica che spieghi all'amministratore delegato e vice presidente della Società dell'Expo 2015 dove è questa città».

UN BIGLIETTO DA VISITA - Per replicare a tanto fiato di trombe, Lucio Stanca si è affidato a una nota, diffusa martedì a metà giornata, per «dissipare interpretazioni non rispondenti alla realtà dei fatti su aspetti logistici non banali», precisando che la sua insistenza nell'avere Palazzo Reale a Milano non è dettata da un «capriccio personale, ma è un’esigenza imprescindibile per sostenere il progetto e gli investimenti». «Non è che io non voglia una sede in periferia» precisa il manager, «ma piuttosto parto dal presupposto imprescindibile che, per colmare in modo proficuo il ritardo nell’attività di questi 14 mesi, dobbiamo avere una sede che sia da subito operativa allo scopo di consentire al personale, che non dispone ancora delle dotazioni e degli strumenti fondamentali, di poter cominciare a lavorare immediatamente». Per Stanca, disporre di uffici a Palazzo Reale ha anche un non trascurabile valore simbolico, visto che la prestigiosa cornice dell'edificio rappresenterebbe una sorta di «biglietto da visita» dell'evento internazionale. «Proprio per la nutrita serie di relazioni internazionali che si dovranno sviluppare con delegazioni straniere di alto livello - ha riconosciuto Stanca - è evidente a tutti come sia indispensabile disporre di una residenza che non solo sia consona e di elevato prestigio, un vero e proprio biglietto da visita di Expo 2015, ma soprattutto che essa non sia defilata rispetto al baricentro urbano, in cui gravitano anche le altre istituzioni con cui Expo 2015 Spa si interfaccia quotidianamente, a partire dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune».

LA SOLA RISPOSTA - Anche se spetterà giovedì al consiglio di amministrazione deliberare, per Stanca Palazzo Reale rappresenta fin d'ora «la sola risposta» alla necessità di far decollare in fretta la macchina dell'Expo. «Coniugare queste esigenze nella soluzione di Palazzo Reale, che presenta le caratteristiche di immediata disponibilità e di un costo che il Consiglio ha ritenuto congruo - ha concluso Stanca - è la sola risposta seria a problemi che sono fondamentali per il perseguimento del massimo risultato degli investimenti previsti, nell'interesse della collettività lombarda e nazionale».

PALAZZO REALE AI BECKHAM - Ma il botta e risposta prosegue: «Non è giusto - ha detto ancora Penati - che Palazzo Marino rinunci a mettere a reddito il proprio patrimonio immobiliare che potrebbe essere affittato anche a privati». E ha aggiunto una battuta, ipotizzando che potrebbe prenderlo «magari Victoria Beckham, visto che aveva espresso il desiderio di abitare al Castello Sforzesco». «Solo l'anno scorso - ha ricordato Penati - il 16 maggio, il sindaco Moratti aveva accompagnato il commissario europeo per le politiche regionali, Danita Hubner, a visitare villa Scheibler ristrutturata e presentava la villa come un punto di riferimento nel processo di armonizzazione con l'Expo. Oggi invece fa marcia indietro per accontentare i capricci di Lucio Stanca rinunciando tra l'altro alla valorizzazione di un quartiere come Quarto Oggiaro».

I RITARDI - E per i ritardi nell'organizzazione dell'Expo 2015, il parlamentare Udc Bruno Tabacci attacca Governo, Regione Lombardia e Comune di Milano: «Figuracce che ricordano quelle dei rifiuti. Da oltre un anno tra Milano e Roma intorno all'Expo 2015. La società di gestione dell'evento è paralizzata intorno a scontri di potere tra Comune di Milano, Regione Lombardia e Governo, e all'interno della maggioranza tra Pdl e Lega per gli emolumenti agli amministratori, per un'insensata ricerca di visibilità che passa anche dalla volontà di assicurarsi sedi prestigiose per gli uffici anche se a costi spropositati, da contrasti politici ed istituzionali in barba alla tradizionale efficienza meneghina». Per Tabacci, «di questo passo l'Expo rappresenterà non solo un'occasione sprecata ma anche l'azzeramento della credibilità dei vertici ambrosiani e lombardi».


12 maggio 2009

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