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giovedì 9 luglio 2009

NAPOLI - Pozzano, il tunnel senza uscita


APPALTI REVOCATI E LA SOCIETÀ INTERDETTA: L’OPERA AVANZA DI 50 CENTIMETRI AL GIORNO

«Lavori in corso» da ben 27 anni Progetto dell'82. Il governo: «Tempi imprevedibili» Per il traforo del monte Bianco bastarono 6 anni

NAPOLI — L’ho visto da ragazzino, quando s’andava tutti a Sorrento nella macchina di papà. L’ho visto da adole scente, quando a Sorrento ci si andava sui cinquantini evitando rigorosamen te l’autostrada. L’ho visto da ragazzo, quando a Sorrento ci si andava per por tare a cena le ragazze. L’ho visto da adulto, quando a Sorrento ci si andava per scrivere un pezzo sul traffico del weekend. L’ho visto sempre. Ma non l’ho attraversato mai. Ché il tunnel di Pozzano, quella galleria proget tata per «rendere più scorrevo le » il traffico sulla Sorrentina, è lì dal 1982. Come se l’enor me talpa che doveva scavar lo fosse caduta in letargo. Come se sessanta e pas sa milioni di euro non fossero sufficienti. Co me se quel cartello che annuncia «lavo ri in corso» non fosse un’offesa a chi lavora dav vero. È affisso davanti al can tiere da ventiset te anni. Pensare che ne sono ba stati sei per il traforo del Monte Bianco, dieci per quello del San Gottardo, appena quattro per il tunnel di Laerdal, la galleria stra dale più lunga del mondo. Il pro fessor Vincenzo Ferro, uno dei massimi esperti in costruzione di tunnel (lavorò nel traforo del Bianco dopo l’incen dio del 24 marzo 1999) e all’epoca consulente del l’Anas, il 29 luglio 2004 dichiarò al Corriere del Mezzogiorno: «Il pun to di riferimento più valido per Pozza no è quello del Fréjus». Peccato che per quella galleria siano stati bastati cinque anni.

L’opera «imprevedibile» - La cifra stanziata per i «lavori princi pali » è di oltre 52 milioni di euro, l’«importo totale» supera i 65. E, il 25 gennaio dell’anno di Pozzano 2006, i lavori vengono finalmente consegnati alle imprese. Tempo previsto per l’ulti mazione: 1096 giorni. Data di conse gna: 24 gennaio 2009. E allora perché ad oggi 9 giugno 2009 di quell’opera non c’è traccia? Perché (vedremo poi) l’avanzamento dei lavori è pari nem meno alla metà del progetto comples sivo? Ecco come il ministero spiega la vicenda: «Ulteriori problemi insorti hanno fatto slittare i tempi di ultima­zione (...). Una delle criticità principali è rappresentata dal malcontento della comunità di Vico Equense e, in partico lare, delle associazioni di albergatori e ristoratori che ritengono l’opera dan­nosa per l’economia del territorio (...). Allo stato attuale sono emerse ulterio ri criticità». Quali? «L’interdizione dal l’esecuzione dei lavori della Sig , man dante dell’Ati in quanto in possesso della qualificazione per gli scavi in gal leria ». L’11 giugno scorso, la società ha dichiarato lo stop delle attività in seguito a un provvedimento interditti vo emesso dal prefetto di Napoli Ales sandro Pansa per la mancanza dei re quisiti antimafia, in riferimento a due vicende giudiziarie che hanno coinvol to il consigliere regionale Vittorio Insi gne (padre dell’amministratore della società). «Fatti per i quali è stato assol to », ha spiegato il suo difensore, l’av vocato Enzo Maiello. Il 16 giugno, nel frattempo, gli operai della Sig impe gnati nella realizzazione della galleria hanno ricevuto la lettera di licenzia mento. E i lavori si sono bloccati. Un altro stop. Accade da 27 anni, per que sta variante lunga 5 chilometri e 136 metri. Calcolati dal 1982 ad oggi, i lavo ri procedono al ritmo di 190 metri l’an no, praticamente 50 centimetri al gior no. Il sito dell’Anas continua a riporta re come data di «ultimazione previ sta » quella 24 gennaio 2009, eppure i dati sono aggiornati al 18 giugno 2009, cioè cinque mesi dopo la previ sta chiusura di quel cantiere ancora aperto. La data vera, quella reale, be’ quella resta un mistero. Ecco cosa scri ve il ministero delle Infrastrutture in un documento interno riservato: «I la­vori di scavo, con un avanzamento pa ri al 50% del progetto complessivo, ri sultano interrotti. E non è possibile fa re previsioni circa la loro ripresa e la conclusione dell’opera».

Gianluca Abate

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